L’antifascismo passa anche per le piccole cose

Per chi volesse sottrarsi alla cappa autarchica dell’EIAR, che impone anche in tema di concerti di Capodanno il prodotto nazionale in diretta, c’è la visione in streaming su ORF, a partire dalle 10,40.

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31 commenti to “L’antifascismo passa anche per le piccole cose”

  1. Il faticoso incedere del Maestro Mehta (mai nessuno così fuori ruolo) lasciava tempo e spazio all’occhio per svariare sui particolari di ciò che avveniva nella Großer Musikvereinssaal. Il fatto più eclatante è certamente l’esordio fra i Philharmoniker di quattro gentili signore, addette ad arpa, ottavino, violoncello e violino.

    • Ho sempre trovato buffo ascoltare e/o vedere in televisione nei Concerti di Capodanno l’eterno rito della Marcia di Radetzky di Strauss padre con il pubblico plaudente; ma, se si esclude l’atmosfera alla Joseph Roth di fine impero, (non so se hai mai letto lo splendido romanzo che non a caso si chiama La Marcia di Radetzky) nel quale viene celebrato un mondo che non esiste più e che riappare temporaneamente come un epifenomeno il giorno di Capodanno, non mi pare di assistere a musiche particolarmente entusiasmanti. Mi è sempre sembrato di assistere ad un rito (non certo a quello della stravinskijana sagra della primavera) che perpetua se stesso. Cambiano i direttori, ma non le musiche, e, se si esclude qualche variazione, il repertorio rimane quasi del tutto immutato, come se nulla fosse cambiato per la gioia di coloro che ogni anno provano il brivido di battere le mani a tempo nella marcia conclusiva.

      • Le faccio notare, sig.Train, che un rito è un rito. Inutile dire che un rito “perpetua se stesso”, perché i riti sono fatti così. Pensi a quelli che vanno a messa tutte le domeniche, o magari tutti i giorni. Pensi alle celebrazioni del 2 giugno, sempre con gli stessi reparti militari nella stessa via dei Fori Imperiali. O a quelle del 1° maggio, concerto di S.Giovanni incluso. Pensi allo stanco rito degli scioperi nei trasporti pubblici, sempre di venerdì. Pensi alle lezioni dei professori di filosofia, che tutti gli anni ripetono le stesse cose sugli stessi filosofi. Anche quelle le trova buffe?

        • 1) Non vado a messa da tempo immemore,;
          2) Non ho mai amato le parate militari, sono sempre stato contrario alle guerre;
          3) Non mi è mai piaciuto la retorica dei concerti del 1 maggio (musica poco interessante e spesso suonata male)
          4) Stanco rito degli scioperi nei trasporti pubblici (si è mai chiesto quando prendono gli autisti a fine mese e se il loro stipendio basti per vivere decentemente in una metropoli come quella della città di Milano?), con quello che prendo io non potrei mai vivere a Milano.
          5) La sua ultima affermazione la interpreto ancora una volta come un ennesimo attacco personale alla mia professionalità e poiché non devo parlare del mio lavoro e/o della mia vita privata, le suggerirei che avrebbe potuto utilizzare meglio un’altra metafora; avrebbe potuto dire: è un rito giocare a scacchi con lo stesso repertorio di aperture adottato dai grandi campioni. Io le avrei risposto che i giocatori più forti sanno interpretare meglio la partita perché hanno qualità strategico-tattiche nettamente superiori ai dilettanti. Le dico una cosa: tempo fa mi toccò di giocare in torneo contro un GM, vinse senza rischiare nulla ribadendo la sua netta superiorità.
          No, trovo divertente il rito della marcia di Radetzky, quello di battere le mani durante la sua esecuzione, massima trasgressione per chi assiste ad un concerto di musica “colta”.

        • Vede, sig.Train, nelle discussioni occorre tenere ferma la barra sull’oggetto. Lei invece passa erraticamente dall’argomento “ritualità” all’argomento “motivazioni per la partecipazione al rito”. Non ha rilevanza se lei partecipi o no a un rito. Lei non è mai stato -presumo- al concerto di Capodanno, e neppure io. Inoltre non va a messa. Che c’entra questo con la definizione di ritualità? Non negheremo certo che la messa sia un rito. E il rito è ripetitivo, se no non è un rito. Perciò lei mi darà atto che non è il “perpetuare se stesso” che lo rende più o meno comico. Lei è libero di trovare comico che la gente batta le mani alla Marcia di Radetzky, anche se scomodare la “trasgressione” mi pare discutibile. Ma lei poi salta di palo in frasca quando tira fuori gli stipendi dei dipendenti delle aziende di trasporto. Supposto che siano bassi, questo rende meno rituali gli scioperi con annessi cortei e manifestazioni? No, sono rituali. O la ritualità si valuta in base alla Sua personale adesione alle motivazioni, o alla Sua valutazione sulla qualità di un concerto ? O alla Sua fede in Dio?
          Quanto poi alla ritualità delle lezioni di filosofia, lei mi deve perdonare, ma io ho in mente quelle che ascoltavo io, al liceo. Confrontando gli appunti con quelli degli studenti un anno più vecchi, si trovavano le stesse parole. Forse invece lei improvvisa ogni anno, o forse non si è mai trovato a ascoltare lezioni di filosofia dai banchi di studente liceale. O forse tutt’e due le cose.

        • Non posso esprimere giudizio su quello che ascoltava da studente, non so se lei era uno studente diligente oppure no, né sull’operato della sua o del suo insegnante (non ho idea del sesso del suo insegnante); lei assolutizza una sua esperienza personale basandosi sull’operato di un docente x solo per fare un ragionamento “induttivo” su tutti gli insegnanti della disciplina. Per quanto riguarda le sue malignità sul mio conto, le ripeto ancora una volta che queste mi lasciano indifferente perché il suo, lo ripeto ancora una volta, è solo un attacco personale e come tale non merita risposta. Che valore hanno le accuse di un anonimo, di uno come lei che non ha il coraggio di fare nome e cognome e che fa solo malefiche allusioni?

          Sono rituali gli scioperi? No, sono legittimi.

        • Lei sta aggiungendo un nuovo grado di libertà alla discussione. Adesso lei introduce il concetto di “legittimità” contrapposto a “ritualità”. Se ne deduce che per lei la messa è illegittima. Le devo dire che, pur essendo un convinto anticlericale, fin lì non mi ero spinto.

  2. Lei trova rituali gli scioperi, io no: questioni di punti di vista.

    • Anche questa sua marcia indietro percorre un sentiero logicamente scivoloso. Lei dà per scontato che per me qualunque sciopero sia rituale, e si serve di questa falsa premessa per buttarla sull’opinabilità dei punti di vista.
      E’ una sua vecchia abitudine, sig.Train, mettere in bocca all’interlocutore cose che l’interlocutore non ha detto. Poi si lamenta che qualcuno non ritenga utile discutere con lei.

      • Se è per questo nemmeno io ritengo utile discutere con lei. La cosa è reciproca.

        • Sarà per questo che ha messo qui un centinaio di commenti in una settimana.

        • Signor Erasmo, signor Erasmo, ma cosa dice? Lei stesso ha detto che non le interessa discutere perché le piace cazzeggiare con me. Cambi atteggiamento nei miei confronti se non vuole che le risponda per le rime. In ogni caso, è lei che concepisce come una sfida personale qualsiasi commento che vergo qui.

        • Vergo. Lei ci deve ringraziare, sig.Train. Prima di conoscerci, mai avrebbe sospettato l’esistenza di questo verbo.

  3. Nel caso qualcuno, nuovo da queste parti, fosse del tutto ignaro del concetto di “pensiero sbandante”, il signore treno ha gentilmente e generosamente provveduto a fornirne adeguata dimostrazione.

    • Non avevo voluto usare il termine tecnico perché avrei disturbato le sbandate. Quando sente nominare la sua specialità si frena, pudico.

    • Dipende dai punti di vista, Miss Barbarella: nessuno ha contestato il rito della messa, nessuno ha contestato il rito del 2 giugno e delle parate militari, nessuno ha contestato il rito del 1 Maggio e del concerto in Piazza San Giovanni.
      L’unica questione è nata dal fatto che si è inserito nell’elenco lo sciopero dei trasporti pubblici (si è fatto notare che lo sciopero non è un rito) e le lezioni degli insegnanti. Solo perché qualcuno si è leggermente indispettito perché ho definito rito il Concerto di Capodanno e la marcia di Radetzky.

      • Ecco, in effetti la conclusione era monca dell’indispettito, attribuito all’interlocutore. Ci sono alcune varianti (irritato, stizzito) esortazioni (non te la prendere così), moti di sorpresa (come sei permaloso!) espressioni di solidarietà/superiorità (provo profonda pena) diagnosi dermatologiche (come ti brucia il culo) fino alla prescrizione terapeutica (fatti visitare da uno bravo).

        • L’argomento del post è il Concerto di Capodanno e il mio primo commento ne rispettava in pieno lo spirito del thread.
          Il problema, come segnalavo altrove, è che qualsiasi commento io scriva qui, lei lo interpreta come se fosse una sfida personale e che l’onta deve essere sanata a tutti i costi.

        • Guardi sig.Train che qui c’è il massimo rispetto per i suoi sforzi di migliorare l’uso della lingua italiana. Però alle 23,51 lei è stanco, e la sintassi va a farsi benedire. Magari ha fatto anche molto sesso in giornata. Si riguardi.

        • Assomiglia a quei bambini che dopo essersi fatti male sbattendo contro il muro, prendono a calci il muro per castigarlo di avergli fatto male.

  4. Anche Miss Barbarella non scherza, è talmente stanca che confonde il singolare con il plurale, solo che lei, sig. Erasmo, non è così zelante come lo è nei confronti con il sottoscritto. Assomiglia a quel bambino, Miss Barbarella, non a quei bambini…

  5. Se il buon anno si vede dal thread, promette bene.
    Auguri a tutti!

  6. mi associo al commento di Marcoz; auguri!

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