Archive for ‘Uncategorized’

16 novembre 2017

Anche la tolleranza ha un limite

Non posso certo definirmi un esperto di musica leggera. Diciamo anzi che la mia ignoranza in materia è grande. Riesco solo a capire che, rispetto agli archetipi anglosassoni, i cantanti italiani sono molto più in basso. Stavo aggiungendo un prudenziale “mediamente”, ma poi mi sono venuti in mente vari personaggi, e ho soprasseduto.

La mia dichiarata ignoranza, nonché il giudizio negativo sugli “artisti” italiani, non mi impediscono di essere molto tollerante, specie verso gli utenti. Vogliono ascoltare quella roba? Liberi di farlo, e di infarcirne i loro profili di social network. Certo, se abitassi vicino a uno stadio dove fanno concerti, sarei un po’ più critico. Ma, tutto sommato, ringrazio la tecnologia che ha sviluppato cuffie leggere e di qualità, per cui chiunque può intontirsi senza intontire.

La mia tolleranza è estesa a concerti, tournée, festival, eventi  e quant’altro. Lo stesso concerto dei Pink Floyd, che riempì Venezia di immondizia, mi turbò poco, e anzi mi si fece apprezzare per il fall-out positivo rappresentato dalla canzone dei Pitura  Freska (le canzoni umoristiche fanno eccezione, e mi piacciono, specie se in dialetto). Poi, se vengono i Rolling Stones, o Vasco fa il concerto di addio, o se una band blasonata va in tournée, chi sono io per giudicare?

C’è poi l’aspetto sociologico. Qualche anno fa capitai a Praga in un albergo vicino allo stadio, in coincidenza con un concerto degli Iron Maiden. Fu molto interessante guardare il pubblico in avvicinamento allo stadio: tristi ultraquarantenni fasciati di pelle nera e borchie, con tatuaggi ormai stinti sui bicipiti. Tristi a vedersi, e ancor più tristi nei pensieri che provocavano, riassumibili in una frase: “cazzo, questi sono più giovani di me”.

Persino le  patetiche esibizioni di Al Bano, qualcuna addirittura con Romina, mi provocano più che altro tenerezza. Parlano di una generazione che si è affrancata dalla miseria, se non dall’ignoranza, e si è speranzosamente ispirata a un modello di riscatto popolaresco e, in fondo, abbastanza genuino nella sua pacchianeria.

Ecco: quella che precede è solo una premessa. Perché vedo la pubblicità di una tournée di Gianni Morandi, e tutta la mia tolleranza, puff, è finita. Qui lo dico e lo dichiaro: chi compra il biglietto è persona poco pregevole. Meno pregevole se ha l’ingresso gratuito.

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10 novembre 2017

Il destino delle volpi

Diceva il sig.Craxi che il destino delle volpi è finire in pellicceria. Concordiamo, a costo di finire nel mirino della sig.ra Brambilla.
Adesso che il disegno delle volpi è chiaro (mettere il sig.Draghi, con l’aureola di eroe, a fare il premier) si spiega meglio l’accanimento terapeutico nei confronti del sig.Visco (che, affondando, si sarebbe tirato dietro Draghi) e le carezze date al sig.Gentiloni, perfetto pontiere. Si spiega altresì l’improvvisa severità del sig.Renzi nei confronti del Governatore di Bankitalia, che da anni sonnecchiava senza che nessuno turbasse i suoi sogni. Il sig.Renzi si è finalmente accorto di quale sia la minaccia, dopo un anno intero passato a curarsi le ferite usando l’acido muriatico. Piano piano, capirà che ha perso un paio di occasioni non ripetibili per fare il suo partito in posizione di forza. Sarà probabilmente costretto a farlo in condizioni di debolezza, appoggiandosi a destra.
Ma torniamo alle volpi. Vista la loro statura tattica e strategica (parliamo di gente come Bersani, Boldrini, Grasso, Napolitano, Civati, Speranza, Orlando, Gentiloni, per tacere dei giovani turchi che salteranno al momento giusto sul carro) la pellicceria è un destino più che certo. C’è un’unica vera volpe (nel senso che non si fa catturare) ed è il sig.Amato. Ma da solo non riuscirà a salvare le altre, anche perché è bravo a salvarsi, non a salvare.
(Va da sé che, in tutto questo, il destino degli italiani non interessa a nessuno).

9 novembre 2017

Ad uso di eventuali spioni

PREMESSA

Non me ne frega niente del defunto Cardinale Caffarra, e anzi non sono neanche molto sicuro che la sua anima sia ancora in giro, né, nel caso lo fosse, ho certezze riguardo alla sua ubicazione iN Paradiso, Purgatorio o Inferno.

Per me è solo un prete morto.

TUTTAVIA

Poiché risulta che rimpiangere o anche parlar bene del defunto Cardinale Caffarra renda triste Sua Santità;

poiché risulta che parlar bene del suddetto cardinale, ancorché defunto, sia proibito nei pressi dello Stato della Città del Vaticano;

poiché risulta altresì che la Polizia di Stato di Roma sia costretta a dedicarsi all’importante compito di reprimere le manifestazioni di consenso al defunto Cardinale Caffarra, tralasciando altri compiti che al comune cittadino sembrerebbero prioritari;

poiché risulta anche che ci sia chi monitora ogni angolo della Rete, alla ricerca di parole-chiave che possano configurare pericolosità;

poiché, in base a quanto sopra, certamente Caffarra è una parola-chiave, specie se accompagnata a termini elogiativi,

consapevole delle responsabilità e dei rischi

DICHIARO:

VIVA IL CARDINAL CAFFARRA!

 

 

 

 

2 novembre 2017

Il ponte

ponte

Nel momento in cui Sua Santità lancia ponti e non muri verso le altre confessioni cristiane, può essere interessante leggere il testo del Comunicato congiunto della Commissione mista di Esperti croati cattolici e serbi ortodossi per una rilettura in comune della figura del Cardinale Alojzije Stepinac, Arcivescovo di Zagabria, emesso alla fine dei lavori il 13.07.2017.

Non starò qui a esprimere valutazioni sulla figura del sig. Stepinac. Ricordo solo che è stato beatificato dal sig.Wojtyla, e che altri lo accusano di collaborazionismo coi nazisti e con gli Ustascia.

Il testo del comunicato non è lungo. La maggior parte di esso è dedicata a elencare i membri, a ringraziare il Papa per avere permesso di costituire la commissione, a compiacersi per “il clima cordiale”, a riconoscere che il Vaticano può canonizzare chi vuole, a lodare il lavoro storiografico della commissione.

Bene. Le conclusioni sono confinate a due righe e mezza scarse, nelle quali, a parte le premesse, sono importanti solo le ultime tre parole: “Si è giunti alla conclusione che vari eventi, interventi, scritti, silenzi e prese di posizioni sono tuttora oggetto di interpretazioni varie. Nel caso del Cardinale Stepinac, le prevalenti interpretazioni date rispettivamente dai croati cattolici e dai serbi ortodossi restano ancora divergenti.”

Il ponte è stato lanciato, ma con ogni evidenza non è transitabile.

 

 

 

31 ottobre 2017

Oggi è un giorno importante

P7190372500 anni. 95 schiaffi.

26 ottobre 2017

L’ultimo concerto

Questa è la registrazione dell’ultimo concerto di Dinu Lipatti, il 16 settembre 1950. Il programma del concerto non venne rispettato, perché dopo l’incipit dell’ultimo walzer di Chopin il pianista non poté proseguire.

La storia è raccontata con dovizia di particolari nel primo commento della pagina di You Tube.

Dinu Lipatti (1917-1950) è, a mio parere, il maggiore interprete chopiniano che sia accessibile attraverso registrazioni.

26 ottobre 2017

Quando il parroco ha ragione

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Non so chi sia l’autore della scritta incisa nell’esterno di una chiesa di Legnano, e che qui riporto:

Talis civitas futura erit qualis fuerit adulescentulorum educatio

Tale sarà la società futura quale sarà stata oggi l’educazione dei giovani

Non so chi ne sia l’autore, e ignoro lo scopo perseguito dal prete che molti anni fa (a giudicare dallo stato della scritta) decise di farne il motto della parrocchia. Se ne conoscessi lo scopo, quasi certamente non concorderei.

Ma il punto è: non conosco migliore rappresentazione dello stato miserevole della società italiana, e delle sue cause. Oggi si parla assai di giovani tifosi protagonisti di atti di antisemitismo. Ma sono gli stessi che incontriamo ogni giorno per strada, evoluzione, neanche tanto lontana dal modello originario, dei giovani infelici di Pasolini.

I giovani che, negli anni ’70, Pasolini guardava con orrore sono diventati gli insegnanti che hanno creato i mostri attuali. E la massima latina che tanto piacque a un anonimo  parroco di Legnano diventa l’epitaffio di questa società, dove la scuola è affidata a una sindacalista che a scuola non ci è quasi andata, e che alla scuola guarda come a un immenso ufficio pubblico pieno di impiegati a cui gettare un tozzo di pane in cambio di un voto.

17 ottobre 2017

Quote rosa

C’è tutto un mondo letterario a me sconosciuto. Prendo le offerte odierne di Amazon Kindle, classificate come “i più venduti in Amazon Original Books”:

  1. Il colore dei segreti, di Lindsay Jane Ashford
  2. Sei la mia verità, di Miriam Tocci
  3. Tentare di non amarti, di Amabile Giusti
  4. Guida agli appuntamenti per imbranate, di Tracy Brogan
  5. E’ un giorno bellissimo, di Amabile Giusti
  6. L’uomo giusto al numero sbagliato, di Elle Casey
  7. Il leone di Roma, di Adele Vieri Castellano
  8. Cosa nasconde la radura (Tracy Crosswhite Vol.3) di Robert Dugoni
  9. Passi di tango in riva al mare, di Federico Maria Rivalta
  10. In fuga dal passato, di Eliza Graham

Per la cronaca, questa interessante classifica è seguita da un annuncio pubblicitario:

Emozionati pagina dopo pagina… La toccante narrativa di Catherine Ryan Hyde è arrivata in Italia

Le mie considerazioni sono troppo sessiste per essere qui pubblicate.

19 settembre 2017

Il futuro

YouTube was founded in 2005 by three people. Less than two years later, the company was purchased by Google for about $ 1.65 billion. At the time of its acquisition, YouTube employed a mere sixty-five people, the majority of them highly skilled engineers. That works out to a valuation of over $ 25 million per employee. In April 2012, Facebook acquired photo-sharing start-up Instagram for $ 1 billion. The company employed thirteen people. That’s roughly $ 77 million per worker. Fast-forward another two years to February 2014 and Facebook once again stepped up to the plate, this time purchasing mobile messagingcompany WhatsApp for $ 19 billion. WhatsApp had a workforce of fifty-five—giving it a valuation of a staggering $ 345 million per employee. Soaring per-employee valuations are a vivid demonstration of the way accelerating information and communications technology can leverage the efforts of a tiny workforce into enormous investment value and revenue. What’s more, they offer compelling evidence for how the relationship between technology and employment has changed. There is a widely held belief—based on historical evidence stretching back at least as far as the industrial revolution—that while technology may certainly destroy jobs, businesses, and even entire industries, it will also create entirely new occupations, and the ongoing process of “creative destruction” will result in the emergence of new industries and employment sectors—often in areas that we can’t yet imagine. A classic example is the rise of the automotive industry in the early twentieth century, and the corresponding demise of businesses engaged in manufacturing horse-drawn carriages. As we saw in Chapter 3, however, information technology hasnow reached the point where it can be considered a true utility, much like electricity. It seems nearly inconceivable that successful new industries will emerge that do not take full advantage of that powerful new utility, as well as the distributed machine intelligence that accompanies it. As a result, emerging industries will rarely, if ever, be highly labor-intensive. The threat to overall employment is that as creative destruction unfolds, the “destruction” will fall primarily on labor-intensive businesses in traditional areas like retail and food preparation, while the “creation” will generate new businesses and industries that simply don’t hire many people. In other words, the economy is likely on a path toward a tipping point where job creation will begin to fall consistently short of what is required to fully employ the workforce.

‘Rise of the Robots: Technology and the Threat of a Jobless Future’, by Martin Ford, 2016

Edizione italiana: “Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti. Come prepararsi alla rivoluzione economica in arrivo” Il Saggiatore, 2017

19 agosto 2017

Rutti rossi

Gli artisti comunisti usavano regalare quadri alle gallerie del blocco sovietico. Siccome però erano comunisti ma non scemi, regalavano le opere meno riuscite. Ecco, per esempio, cosa mandò a Mosca Renato Guttuso:

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I due capolavori si trovano al Museo Puskin. Ho memoria di un altro quadro di Guttuso, molto grande, relegato in una soffitta della Národní Galerie di Praga. Quello era davvero un rutto pazzesco. Non riesco a trovarne traccia in internet, per cui è probabile che dalla soffitta sia finito in magazzino.

Trovato, o almeno credo. Basta andare su Tripadvisor, e sicuramente si trova l’estimatore:

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