Archive for maggio, 2013

6 maggio 2013

Un Rubinstein bachiano


Piotr Anderszewski ha dato oggi al Conservatorio di Milano un concerto fra i più piacevoli che ricordi. A cominciare dal programma, che spaziava da Bach (Suite francese n.5, Suite inglese n.3) a un brano di Janáček e alla Fantasia in DO op.17 di Schumann.

Anderszewski è fra i massimi pianisti della generazione dei quarantenni. Dovendo scegliere quale dei compositori di stasera gli è più congeniale, direi Schumann. La Fantasia op.17 è il culmine dell’espressività pianistica, e Anderszewski è un pianista romantico, di sobria ma potente espressività, dotato di un sincopato assertivo, ma, anche e soprattutto,  splendidamente a suo agio nei passaggi intimistici. Il pezzo di Janáček, che gioca su risonanze debussiane, è stato trasportato  anch’esso in atmosfera romantica, e con scintillante virtuosismo.

Per cui si arriva a Bach. Si può trasportare anche Bach in atmosfera schumaniana? E perché no. Ci tocca per forza subire i visi pallidi di scuola anglo-olandese? Se esistessero più antipodi, direi che Anderszewski è a uguale distanza (tanta) sia da Gustav Leonhardt che da Glenn Gould e Rosalyn Tureck.

Mentre suonava la suite inglese, mi chiedevo a chi avvicinarlo. All’inizio ho pensato al Bach di Dinu Lipatti (quel poco che è rimasto). Ma poi, quando è arrivato alle due Gavotte e alla Giga, mi sono formato un’altra idea: Artur Rubinstein. Il problema è che Bach non c’era, nel repertorio di Rubinstein: ma ecco, sono certo che questo sarebbe stato il Bach di Rubinstein.

1 maggio 2013

Se l’editore non si lascia intimidire

Libro prestato, libro perduto. Successe con “La Santa Società – L’Opus Dei in azione”, di Yvon Le Vaillant, libro del 1972 che non tornò.

Dopo tanti anni, mi è venuta voglia di riprenderlo in mano. Ce n’è una copia nelle biblioteche milanesi, e adesso è a casa mia in prestito. Leggo l’introduzione, di pugno dell’editore Sugar. Racconta della visita fatta a casa sua da due emissari dell’Opera, prima della pubblicazione. I due tizi lo invitano a usare “qualche delicatezza, se in qualche espressione particolarmente dura e non corrispondente alla verità ci sia la possibilità di dire: Be’ guarda, quasta frase effettivamente è stata tradotta male, forse è più giusto tradurre così”. Siccome la cosa si tinge vagamente di minaccia, l’editore non si lascia intimidire: “Questa evangelica organizzazione sa mostrare le unghie a chi non fa mostra di delicatezza nei suoi confronti; e allora, cosa di meglio che leggere questo libro per conoscere la Santa Società”.

Ammirevole rigore. Traduzione non addomesticata, dunque, per “La Santa Società”. Mi viene solo un piccolo dubbio. Vado a guardare il titolo originale: “Sainte Maffia: Le dossier de l’Opus Dei”.