7 agosto 2022

Sì, è un cancro

Giovanni Negri, per chi non lo sapesse, è stato segretario del Partito Radicale negli anni ’80. Chiusa la carriera politica, si è messo a lavorare fondando un’ azienda vinicola nelle Langhe. Oltre a produrre vino, distilla preziose opinioni politiche.

LIBERARSI DALLA METASTASI

Al netto delle vere cose che contano (i microchip dell’Occidente ostaggi a Taiwan, la Germania in balia di Putin e altre delizie) dieci giorni di campagna elettorale hanno definitivamente dimostrato a ogni persona intellettualmente onesta che in Italia , da 30 anni, una metastasi travestita da parte politica ha letteralmente occupato tutto . Magistratura , mass media , dirigenza dell’amministrazione pubblica : la Metastasi si è prima ingoiata, poi ha consumato , infine ha digerito letteralmente tutto. Siamo alla fine del barile . Ormai si intervistano fra di loro, parlano solo fra di loro , capiscono solo il loro linguaggio da metastasi vivente . Sono , tecnicamente , quello che noi Radicali di un tempo chiamavamo il Regime Post Fascista , ora ridotto a Banda di mazzieri scomposti e sguaiati . I loro capi veri – Exxor e dintorni, per capirci – hanno persino abbandonato la Borsa di Milano, il Paese lo hanno salutato da tempo lasciandoci soltanto i loro giornali , utili per incartarci il pesce .
Restano loro, travestiti da Responsabili & Seri , per i quali esiste una sola politica : continuare con loro , la loro Magistratura tesserata , i loro giornali maleodoranti, i loro penosi intellettuali da birignao , i loro Boiardi di stato , le loro dorate pensioni di casta , i loro amici e amici degli amici . Insomma : il 25 Settembre la Metastasi va sgombrata. Non so quale sia la scelta più efficace . È legittimo Non votare , perché ogni altra strada e’ forse velleitaria . È legittimo votare Renzi, perché forse non esiste ne’ una Sinistra normale ne’ una Destra decente . È legittimo votare a Destra, perché è forse il modo più diretto per spedirli a casa . Ma una cosa , ragionevolmente , non si può più fare . Nell’autunno, nell’agonia della partitocrazia italiana , la
Metastasi va tagliata e rimossa .

6 agosto 2022

Una domanda per il sig.Train

6 agosto 2022

Nel 1796

Giordano Bruno Guerri, Il Sangue del Sud, Mondadori
5 agosto 2022

Domanda ingenua

Domanda ingenua: se la crescita è così forte da essere definita straordinaria, ma il potere di acquisto delle famiglie è diminuito, a favore di chi è andata la crescita?

2 agosto 2022

Resistere, resisistere

“Lei ha descritto Greta Thunberg come un «cyborg svedese». Cosa pensa dell’impegno dei giovani nella difesa del clima?

«Questa generazione è sempre più incolta e più imbrigliata fin dalla sua più giovane età, quella della scolarizzazione, in lotte riguardanti fenomeni sociali. Non conosce l’ortografia ma fa la raccolta differenziata; non sa chi sono Johann Sebastian Bach o Èmile Zola, ma vuole cambiare sesso a sei anni. I ragazzi ignorano il fatto di essere gli idioti utili del capitalismo verde, che li ha trasformati in consumatori connessi. Il loro cervello è diventato facoltativo».”

Michel Onfray, Intervista di Danilo Ceccarelli su La Stampa

27 luglio 2022

Altra dichiarazione

Nella precedente, facevo una similitudine con il CLN. Oggi l’ing.De Benedetti, che si preoccupa delle sorti d’Italia ma non paga le tasse in Italia, ha detto, o, per meglio dire, fatto scrivere al Corriere che lui ha detto:

«dobbiamo entrare in una logica di Cln. Nel Comitato di liberazione nazionale c’erano tutti, comunisti e monarchici, azionisti e cattolici: perché bisognava combattere un nemico comune, Mussolini». Ingegnere, oggi in Italia non c’è Mussolini.

«Certo che no. La storia non si ripete mai due volte. La Meloni e Salvini non ci metterebbero in camicia nera. Ma metterebbero a rischio la democrazia, l’Europa, i nostri valori. E isolerebbero l’Italia. Proprio come fece Mussolini»

Il problema della similitudine col CLN è che la “L” significa “liberazione”. E liberazione da chi? Da chi detiene il potere. Meglio ancora: da chi ha occupato il potere. Ora, io so che l’ing.De Benedetti ha una certa età, e potrebbe non ricordare bene i fatti recenti. Qualcuno dovrebbe aiutarlo, ricordandogli quale partito ha sempre (eccetto per un anno) fatto parte della maggioranza o addirittura del governo, pur essendo minoritario, nell’ultimo decennio.

Mentre l’Ingegnere si documenta, io mantengo la mia dichiarazione riguardo al CLN, e posso renderla più concreta, in modo da distinguerla da quella di De Benedetti: voterò il partito meno amico del PD. Questa decisione è già presa. La scelta avverrà nell’insonne notte del 24 settembre.

23 luglio 2022

S’il veulent de la merde, en voilà !

Vista e sentita (“ascoltata” mi parrebbe troppo) la Carmen dell’Arena di Verona, benevolmente distribuita al popolo da Raitre. Credo che Bizet avrebbe esteso la sua celebre battuta a tutta l’esecuzione, non alla sola aria del Toreador.

Due precisazioni: 1) ho retto solo il primo atto; non vorrei che nel secondo gli interpreti avessero fatto faville. 2) fastidiosa, oltre all’interpretazione, la presa di suono. Capisco che è un teatro all’aperto, ma so anche che non è la prima volta che ci va la televisione, e in precedenza la radio. Sono costretto a pensare che i tecnici RAI siano svogliati.

Post Scriptum. Nella parte di Micaela canta una gentil signora dai mezzi vocali scarsi. E va bene: siamo rassegnati a questo. Ma almeno il physique du rôle si potrebbe pretendere. È un po’ tardi, trattandosi di una registrazione di anni fa, ma mi piacerebbe recapitare alla signora le foto di Maria Callas prima e dopo la cura dimagrante. È ben vero che si dice abbia perso qualcosa in fatto di timbro vocale, con quella dieta: ma l’odierna Micaela, che cavolo ha da perdere?

22 luglio 2022

Nella supposizione, credo fondata, che presto qualche Winston Smith cancelli o modifichi tutti gli archivi, metto qui due prime pagine, di apertura e di chiusura del decennio. Segue una favolosa slinguazzata, che, invece, nessun Winston Smith avrà mai l’ordine di cancellare o modificare.

17 luglio 2022

Una domanda ragionevole

Nel recente passato ho più volte citato Travaglio, scusandomi, prima di tutto con me stesso, per trovarmi spesso d’accordo con lui. Naturalmente, la colpa di questa convergenza era degli altri, principalmemnte Draghi e i suoi salivanti estimatori. Non avevo naturalmente dimenticato che Travaglio è il suggeritore di Conte, per cui era chiaro che il pezzo di strada assieme sarebbe stato breve. Infatti, siamo arrivati al termine, qualunque cosa succeda nelle istituzioni. Tuttavia, mi sia concesso di concordare un’ultima volta con il direttore del Fatto. La sua domanda è ragionevole:

Resta da capire un piccolo dettaglio: se i 5Stelle sono da sempre “nel caos”, “incompetenti” e ovviamente “morti”, perché gli altri, che finalmente hanno i numeri per buttarli fuori, non fanno un governo senza di loro e ci salvano da quella terrificante peste bubbonica?

13 luglio 2022

Pensiamoci un po’

Quando si solleva il tema della crisi della democrazia in Occidente, con fastidiosa frequenza l’eventuale interlocutore ostile, quanto più si approssima alla fine dei propri argomenti, tanto più è incline a sbottare con un “Ma allora perché non te ne vai in… (segue nome di una qualche proverbiale ‘dittatura’; Russia, Cina, Iran, ecc.).

Questo è uno di quei casi in cui la stupidità della replica è talmente robusta che c’è il serio rischio ci lasci tramortiti.

Affinché il tramortimento non sia preso per efficacia dell’argomentazione, è utile replicare con calma per iscritto.

1) Innanzitutto, e a futura memoria: tutti gli stati che proverbialmente vengono definiti dal mainstream come dittature – in quanto estranei al blocco dei protettorati americani in occidente – sono formalmente democrazie non meno di quanto lo siano la Francia o gli USA o l’Italia: ci sono governi eletti dal popolo in Iran non meno che in Russia o in Cina.
Poi certo, a questo carattere formalmente democratico non fa riscontro una realtà DAVVERO democratica, e ciò accade per vari motivi, e specificamente: a) per lo strapotere di alcune oligarchie politiche o economiche o teocratiche; b) per i severi limiti di cui soffre la libertà di stampa; c) per il condizionamento politico della magistratura.
Solo che a questo punto, chiunque ritenga di condannare quegli stati come autoritari (e personalmente io li considero tali) dovrebbe avviare qualche seria riflessione sull’eventualità che oligarchie, stampa e magistratura non siano ESATTAMENTE ALTRETTANTO COMPROMESSE nei maggiori stati occidentali di quanto lo siano nelle proverbiali ‘dittature’. (Quanto all’Italia solo un cieco potrebbe nutrire dubbi).

2) L’argomento “se non ti piace qui te ne puoi sempre andare” è una classica applicazione della logica liberale di mercato alla politica. L’idea dei liberali è che i paesi sono come compagnie aeree: se non ti piace il catering o il servizio bagagli cambia compagnia. Così come l’elettrodomestico guasto non si ripara, si butta, così vale anche per la patria inadempiente.
Questo è uno di quei punti su cui purtroppo gli argomenti arrivano ad un termine. Per chi vive le proprie relazioni con il mondo come se esso fosse un servizio a noleggio, la forma di vita di chi ha con il proprio mondo delle relazioni di appartenenza non può che risultare incomprensibile. Qui si è posti di fronte ad una differenza antropologica e chi si pensa come un turista del mondo è per chi desidera coltivare e migliorare il proprio mondo sempre semplicemente una minaccia e un pericolo.

3) Il terzo e ultimo argomento è forse quello decisivo. Premesso che governi autoritari sono frequenti e ubiqui tanto nei confini dell’impero americano che al di fuori di esso, c’è tuttavia un punto di discrimine che va ben compreso. Spesso chi difende il modello liberaldemocratico, anche quando manifesta tratti pesantemente autoritari, lo fa immaginando che comunque nelle liberaldemocrazie si è molto distanti dal modello personalistico tipico delle dittature, dove l’esercizio della forza autoritaria si incarna spesso in figure specifiche, in personalità. Non ci sono un Putin o uno Xi Jinping o un Fidel Castro in Europa o in America. In occidente il potere sembra liquido, impersonale e perciò sembra meno oppressivo.
E questo è un errore profondo, un errore che deriva da un atavismo psicologico, ma che inverte il senso degli eventi.
L’atavismo psicologico qui è l’identificazione dell’esercizio del potere subordinante nella forma di una personalità autoritaria (il “padre padrone”), verso cui si possono concentrare l’odio e il timore. Quando, come avviene in occidente, il potere non presenta questo aspetto, psicologicamente in molti hanno l’impressione di una ridotta oppressione. Dopo tutto un Draghi o un Biden non hanno certo un potere personale comparabile ad un Putin.
E questo è vero, e a comprenderlo bene, è un elemento latore di profonda angoscia.
Noi infatti possiamo immaginare che ad un autocrate “cattivo” subentrerà un autocrate “buono”, ad uno guerrafondaio uno pacifista, ad uno rozzo uno colto, ecc., ma nel nostro sistema sappiamo che il sistema oppressivo è immensamente resiliente, flessibile, e perciò stabile come solo i muri di gomma sanno essere.

La Russia dipende dalla salute e dalla lucidità di Putin, gli USA non dipendono da quella di Biden, né noi da quella di Draghi. Qui nessuno è indispensabile, anzi nessuno è importante, perché il sistema procede con un pilota automatico che nessuno domina, e che può perseverare nell’errore, qualunque errore, all’infinito.

Il carattere anonimo delle oligarchie tecnocratico-finanziarie le rende immensamente più pericolose di qualunque autocrazia classica (O’Brian non è malvagio quando porta Winston alla stanza 101: O’Brian è semplicemente fungente, ed è sostituibile da qualunque funzionario del Ministero dell’Amore).

Un tempo la promessa del sistema era che buone istituzioni sarebbero state capaci di riprodurre la virtù senza bisogno di personalismi.

La realtà odierna del sistema è che cattive istituzioni (il blocco tecnocratico e finanziario a guida americana) è in grado di riprodurre il male ed il vizio senza che il venir meno di questo o quel volto faccia la benché minima differenza.

(Andrea Zhok)