7 febbraio 2017

Appello

Dare torto al sig.Galli della Loggia è atto di elementare netiquette, ossia basilare educazione, come usare la forchetta e non le dita per la pasta al pomodoro, togliersi le scarpe entrando in moschea, o lasciare il posto a sedere a una donna incinta.

Non saremo perciò così scemi da esporci al pubblico ludibrio elogiando EGDL per questo articolo. Mancandoci però gli argomenti contrari, lanciamo un appello al vasto web perché ci vengano forniti.

 

6 febbraio 2017

Senso di superiorità

Passo 51 settimane l’anno a criticare quelli che si sentono moralmente e intellettualmente superiori al popolo bue. Poi arriva il festival di Sanremo, e quel senso di superiorità pervade anche me.

27 gennaio 2017

Probabilmente…

…il miglior pianista in circolazione oggi.

Si tratta, è chiaro, di opinioni personali, che nel mio caso sono esaltate dalla coincidenza di vedute sull’uso del pedale di risonanza, ossia che se ne debba fare un uso assai parco.  In tal senso, avevo nel passato proposto che si amputassero i piedi a Lang Lang, e, in subordine, che gli si amputasse almeno il destro.

1 gennaio 2017

Gustavo Dudamel al Concerto di Capodanno

Spesso metto qui note sul concerto di capodanno (*). Come ho detto più volte, si tratta di un’occasione interessante per un confronto a distanza fra i maggiori direttori, e per un aggiornamento sullo stato di salute della direzione d’orchestra nel mondo. Non deve fuorviare l’apparente facilità dei brani: si tratta di banchi di prova validi, e la stessa scelta del programma dice molto sul direttore.

Ho anche scritto, negli anni scorsi, di una palpabile decadenza. Dalla direzione di Carlos Kleiber nel 1992 abbiamo vissuto un quarto di secolo di opacità. Fino a oggi. La performance odierna di Gustavo Dudamel è stata, a mio parere, eccellente.

Delle cose che mi sono appuntato mentre ascoltavo e vedevo, direi che quello che risalta è il bel gesto direttoriale, sobrio e incisivo. A momenti ho rivisto il gesto dell’ultimo Karajan, il quale (anche per limiti fisici) spesso non si muoveva quasi, semplicemente vigilando che l’orchestra eseguisse ciò che aveva appreso nelle prove. A questo gesto sobrio, in Dudamel, corrisponde una grande vitalità interpretativa, a volte persino brusca se rapportata al tipo di musica rinvenibile in un concerto di capodanno. Spinta fino  alla drammatizzazione, ma in un controllo totale. E bisognerebbe essere davvero poco scaltri per pensare che una grande orchestra come i Wiener si diriga da sola.

Il dinamismo interpretativo di Dudamel giunge al limite dell’eccesso nell’episodizzazione dei brani, con un uso impressionante di rallentando e accelerando, nonché di crescendo controllati (specialità dei direttori romantici per aggiungere peso e tensione emotiva: penso a De Sabata, Furtwaengler, Mitropoulos). Il limite non è mai superato, tanto che alla fine di ogni brano si ricava la sensazione di un superiore equilibrio complessivo. Magistrale, in questo senso, la resa dei due pezzi “laici” (ossia non straussiani) di Suppé e Nicolai, giustamente salutati da un’ovazione del pubblico. Pubblico forse selezionato in base al reddito, ma certo migliore di quelli italiani, tutti.

Lo so: non occorreva aspettare il concerto odierno per scoprire Dudamel, e tutti sanno che la scoperta è di Claudio Abbado, guarda caso l’ultimo dei grandi che ci hanno lasciato. Piace anche verificare la bontà del vecchio detto milanese ofelè, fa el to mestè. Abbado era bravo a scoprire talenti, meno bravo quando, accanto a un giovane direttore d’orchestra venezuelano, magnificava anche un tristo governante dello stesso paese.

(*) Tante ormai, visto che ricorre in questi giorni il decennale del blog.

26 dicembre 2016

trump-mass

…But by now, the early twenty-first century, the vast majority of people who thought of themselves as intellectuals were atheists. Believers were regarded as something slightly worse than hapless fools. And the lowest breed of believers was the evangelical white Believer” (Tom Wolfe, The Kingdom of Speech)

4 novembre 2016

Raffreddamento globale

“Nel 1758 abbiamo esportato 70.000 barili di tabacco, la più grande quantità mai prodotta in questo Paese in un anno. Ma, già all’inizio della presente guerra, la produzione era in rapido calo (…) e certamente continuerà a calare anche dopo la fine della guerra. Sospetto che la diminuzione delle temperature dovuta ai cambiamenti climatici abbia avuto un effetto negativo su queste piante, le quali, per dare un prodotto di qualità, necessitano di un calore straordinariamente elevato.”

Thomas Jefferson, Notes on the State of Virginia, 1781 (mia traduzione)

1 novembre 2016

Un gesuita riformato

Difficile commentare il comportamento del Papa in visita alla Chiesa Luterana svedese nel 499° anniversario della Riforma. Avevo già scritto sulla faccenda quando fu annunciato il viaggio. Oggi, però, sono senza parole. La Compagnia di Gesù nacque per contrastare la Riforma, e oggi il primo pontefice gesuita ringrazia Lutero: “…profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma”. Che significa? che S.Ignazio sbagliava? che la Controriforma era un errore? Che la Chiesa Cattolica ha elaborato artatamente i contenuti delle Scritture? Che il Papa era l’Anticristo, almeno fino al 2013? Non ci si illude che questo Papa  tragga le logiche conclusioni su nessun argomento, e quindi neanche su questo.

Rimane oscuro perché in Svezia. La Chiesa Luterana è ormai un guscio vuoto ovunque, ma specialmente in Svezia. Probabilmente è per questo che il Gesuita è andato lì, e non a Wittenberg, dove avrebbe potuto sostare in raccoglimento presso le tombe di Lutero e di Melantone, nonché presso la porta dove sembra siano state affisse le 95 tesi.

Sarà per l’anno prossimo. Ma se crede di farsi piedistallo di qualche superstite prete luterano dal colletto di pizzo per gettare un ponte verso calvinisti, anglicani, battisti e così via, mi sa che si illude.

27 settembre 2016

Lettera di congratulazioni dopo la presa di Vicksburg, durante la Guerra di Secessione

Executive Mansion,
Washington, July 13, 1863.

Major General Grant
My dear General

I do not remember that you and I ever met personally. I write this now as a grateful acknowledgment for the almost inestimable service you have done the country. I wish to say a word further. When you first reached the vicinity of Vicksburg, I thought you should do, what you finally did — march the troops across the neck, run the batteries with the transports, and thus go below; and I never had any faith, except a general hope that you knew better than I, that the Yazoo Pass expedition, and the like, could succeed. When you got below, and took Port-Gibson, Grand Gulf, and vicinity, I thought you should go down the river and join Gen. Banks; and when you turned Northward East of the Big Black, I feared it was a mistake. I now wish to make the personal acknowledgment that you were right, and I was wrong.

Yours very truly
A. Lincoln

Tutte e due le cose si devono dire quando si fa ammenda: io avevo torto, e tu avevi ragione. Il Presidente Lincoln era un tipo d’uomo di cui si è perso lo stampo, perfino negli Stati Uniti.

17 settembre 2016

Il diverso

Copia di IMG_20160915_155907.jpg

Milano, all’esterno della Discoteca The Club

(“Musica molto buona, e selezione rigida all’ingresso“)

4 settembre 2016

Promemoria

La spesa pubblica