21 gennaio 2022

La graduatoria

19 gennaio 2022

Jerusalem Post. Ho controllato: nell’articolo si parla dell’inutilità del green pass, e non, dicasi non, dei cosiddetti no-vax.

https://m.jpost.com/health-and-wellness/coronavirus/article-693836?fbclid=IwAR2HdGCURk2mRTZZYWu_lTaH-qXqp7nIGwiR0WrTirgA1zZC8IX_RzrRAe4

18 gennaio 2022

Rule of the robots

This decoupling of productivity and compensation leads directly to increased income inequality. As technology displaces or diminishes the value of labor, a larger share of business profits is captured by capital. This decline in labor’s share of national income has been found over the last two decades in the United States as well as in a variety of other developed countries. Because capital ownership is highly concentrated in the hands of the wealthy, a redirection of income from labor to capital amounts to a redistribution from the many to the few, and this increases income inequality. In the United States the trend has been especially dramatic and is demonstrated vividly by the rise of the Gini coefficient. This index is a measure of the concentration of wealth. At the extremes, a Gini value of zero would indicate that everyone in a country has an equal share of wealth, and a value of 100 would mean that a single individual owns all the nation’s wealth. Realistic values generally fall between roughly 20 and 50, with a higher number indicating more inequality. In the U.S., the Gini coefficient rose from 37.5 in 1986 to 41.4 in 2016—a level higher than any previously recorded.

Martin Ford – Rule of the robots, 2020

17 gennaio 2022

Zhok

https://sfero.me/article/infodemia-istituzionale-stati-ontologici-dissociativi

Sul piano filosofico credo che poche circostanze storiche testimonino in modo più chiaro il ruolo giocato dalla concettualizzazione nel dare forma alla realtà. Non c’è bisogno di ricorrere a Kant o McDowell, perché possiamo vedere questo processo in atto.

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15 gennaio 2022

(…)

15 gennaio 2022

Louis Leopold Boilly – La vaccinazione

13 gennaio 2022

Pasolini (e Moravia) in India

Nei primissimi anni Sessanta, in seguito all’esplosione del “boom” economico che avrebbe regalato a tutti, come gridava la pubblicità, “un pollo su ogni tavola”, un frigorifero e una Lambretta, gli italiani guardavano al Terzo mondo con occhio commiserevole. Soprattutto piansero lacrime di coccodrillo sulla “fame nell’india”.

Così Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini il 31 dicembre 1960 partirono per Bombay. Li avrebbe seguiti, a breve, anche Elsa Morante. L’occasione fu un convegno su Tagore, il grande poeta indiano.

Al ritorno, dopo qualche mese da quel viaggio, Moravia e Pasolini raccolsero gli articoli che mandavano ai loro giornali e, nel 1962, pubblicarono entrambi un libro sull’india. Moravia lo intitolò Un’idea dell’india e Pasolini L’odore dell’india. Già dai titoli si intravedeva la diversa esperienza indiana dei due. Allora Moravia era conosciutissimo, i suoi romanzi figuravano nelle edizioni Penguin e si potevano trovare anche nelle librerie indiane, mentre Pasolini e la Morante erano quasi sconosciuti.

Dinanzi all’estrema povertà, in particolare, ebbero reazioni diversissime. Moravia viaggiava all’inglese, con il suo atteggiamento illuministico e un carico di letture riguardanti l’india, a partire da Un barbaro in Asia di Henri Michaux. La povertà la guardava con distacco, meravigliato dell’immersione pasoliniana tra la gioventù e della sua religiosità che condivideva con quella morantiana.

Pasolini raccontò nel suo libro che Moravia a mezzanotte lo lasciava e tornava in albergo “terreo”, anche per i continui rimproveri di sua moglie Elsa, che voleva riportarsi a Roma un ragazzo bellissimo che le aveva presentato Pasolini. Alla fine decisero di ricoverarlo in una casa d’accoglienza. Intanto Moravia aveva lasciato a Roma la sua nuova fiamma, la “principessina” Dacia Maraini ed Elsa il suo amante Bill Morrow, il giovanissimo pittore gay con cui conviveva.

Mentre in Un’idea dell’india non ci sono riferimenti ai compagni di viaggio, ne L’odore dell’india Pasolini racconta ironici episodi di quel viaggio per lui meraviglioso: aveva appena abbandonato i ragazzi di vita delle borgate romane, e credeva di averli ritrovati intatti. Fu un viaggio lunghissimo. Attraversarono in macchina tutta l’india. Moravia raccontò delle statue del kamasutra, Pasolini no. La Morante tacque su quel viaggio. Non c’era giorno che non facesse le valigie, dopo i continui litigi con il marito. Poi le disfaceva e tornava la calma piatta.

Il terreo Moravia aveva paura dei luoghi in cui c’erano briganti che sequestravano e a volte uccidevano gli occidentali, mentre Elsa e Pier Paolo ridevano di lui. Quando Moravia mi invitò a fare la prefazione della ristampa del suo libro era vicino alla sua dipartita, ma sembrava ancora eccitato da quell’esperienza. Ancora oggi molti turisti occidentali che si recano in India portano in valigia quei due volumi.

Ora si avvicina il centenario della nascita di Pasolini e mentre a febbraio uscirà il mio Moravia e Pasolini. Due volti dello scandalo per Einaudi, Dacia Maraini pubblicherà Caro Pier Paolo e Roberto Galaverni un’antologia delle poesie più belle dedicate all’autore di Petrolio, da Montale al sottoscritto. Naturalmente Walter Siti farà il punto critico su Pier Paolo editando anche un’edizione completa di Petrolio, illustrata dalle foto nude nella torre di Chia. Quel mondo è irripetibile, ormai del tutto perduto, e riapparirà ancora una volta in tutto il suo splendore.

Il Fatto Quotidiano13 Jan 2022» Renzo Paris

Non ho letto il libro di Moravia, né ne ho l’intenzione, essendo la vita troppo breve. Invece, il libro di Pasolini è la più bella guida turistica che io abbia mai maneggiato. E’ appena necessario specificare che non è nato come guida, ma, come dice Paris, anch’io, tanti anni fa, andai in India portandomi in valigia quel libro, condividendolo con amici che viaggiavano con me.

12 gennaio 2022

Consiglio di lettura

a un anno di distanza, mi permetto di consigliare questo impagabile thread

11 gennaio 2022

I gusti musicali del Papa

Bergoglio tende a non parlarne e non ostenta la cosa, ma è un ascoltatore competente. A padre Antonio Spadaro, nella sua prima intervista alla Civiltà Cattolica, aveva detto: «In musica amo Mozart, ovviamente. Quell’Et Incarnatus est della sua Missa in Do è insuperabile: ti porta a Dio! Amo Mozart eseguito da Clara Haskil. Mozart mi riempie: non posso pensarlo, devo sentirlo. Beethoven mi piace ascoltarlo, ma prometeicamente. E l’interprete più prometeico per me è Furtwängler. E poi le Passioni di Bach. Il brano di Bach che amo tanto è l’Erbarme Dich, il pianto di Pietro della Passione secondo Matteo. Sublime. Poi, a un livello diverso, non intimo allo stesso modo, amo Wagner. Mi piace ascoltarlo, ma non sempre. La Tetralogia dell’Anello eseguita da Furtwängler alla Scala nel ’50 è la cosa per me migliore. Ma anche il Parsifal eseguito nel ’62 da Knappertsbusch».

(Corriere della Serxa, 11.1.2022)

Pare verosimile che si tratti di opinioni autentiche, ossia non messegli in bocca dall’astuto Spadaro. Sono coerenti con l’età di Bergoglio, essendosi certamente formate intorno agli anni ’50/’60. Il culto di Furtwängler ci aiuta a scontornare meglio la personalità dell’attuale papa. Tradisce la formazione di un reazionario, come non ho mai dubitato sia. Questo giudizio non è tanto legato ai trascorsi nazisti di Furtwängler: si tratta invece di un collegamento fra un certo tipo di gusto musicale e la posizione culturale. Anche a me piace Furtwängler, specie in Beethoven e in Wagner. Però la citazione della Tetralogia della Scala è significativa, perché nessuno la giudica l’interpretazione migliore, a causa dell’inadeguatezza di orchestra e cantanti. Si tratta quindi di fanatismo per Furtwängler, che io ho visto solo in soggetti molto conservatori e nostalgici.

10 gennaio 2022

Allenamenti di salivazione in attesa della conferenza stampa di Draghi


Sul Corriere della Serxa di oggi, straordinario articolo di fondo a iterazione circolare di Maurizio Ferrera, che, individuando il Nemico Comune nei no-vax, assimila il Nemico Comune ai partiti populisti, cioè ai fascisti, e li accusa di procedere individuando … un Nemico Comune.

Nell’ultimo decennio, tuttavia, i partiti e i leader populisti si sono specializzati nel promuovere aggregazioni, per così dire, monomirate: contro la «casta», l’euro, gli immigrati, l’islam e così via. La strategia distintiva del populismo è proprio questa: neutralizzare le differenze interne al proprio «popolo», identificare un nemico comune, enfatizzandone il potenziale di minaccia e creare in questo modo un fronte interno tra buoni e cattivi. È ciò che stanno facendo il Partito delle Libertà in Austria, Alternative für Deutschland in Germania, la Sinistra Libera e il Mass Voll in Svizzera.

Per consolidare le proprie posizioni, i movimenti populisti devono mantener viva la contrapposizione nei confronti del supposto nemico. Pensiamo al tormentone di Salvini sull’immigrazione, durante il primo governo Conte. Una seconda strategia è quella di aggiungere o cambiare nemico. Ai tempi di Bossi, la Lega protestava contro «Roma ladrona», poi ha puntato contro l’euro, flirtando con l’ipotesi di una Italexit. In Francia, quindici anni fa Marine Le Pen individuò il nemico nel famoso «idraulico polacco», per passare successivamente all’islam e alla tecnocrazia di Bruxelles.