22 maggio 2019

Una discussione

Poiché le cose del web sono scritte sulla sabbia, fisso qui una discussione avuta sul blog di Malvino con la ferrata cultrice dell’opera di Marx che usa lo pseudonimo di Olympe de Gouges. Di lei (o lui) so solo che è mia conterranea, ed è una delle poche persone che sanno il Capitale a memoria. Un po’ come Lutero, che a memoria sapeva la Bibbia. Salto il post iniziale e alcune battute che non riguardano la discussione. L’editing è sbrigativo, ma non potevo mica perderci una giornata.

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16 maggio 2019

Tanto per dire

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12 maggio 2019

F…iste

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   Statua di Voltaire. Alla finestra:effusioni   S.Pietroburgo, Museo dell’Hermitage

l’honnête homme.

Ah, maître ! c’est-à-dire que si vous n’espériez pas le paradis, et si vous ne redoutiez pas l’enfer, vous ne feriez jamais aucune bonne œuvre. Vous me citez des vers de Juvénal pour me prouver que vous n’avez que votre intérêt en vue. En voici de Racine, qui pourront vous faire voir au moins qu’on peut trouver dès ce monde sa récompense en attendant mieux.

Quel plaisir de penser et de dire en vous-même :
Partout en ce moment on me bénit, on m’aime !
On ne voit point le peuple à mon nom s’alarmer ;
Le ciel dans tous leurs pleurs ne m’entend point nommer ;
Leur sombre inimitié ne fuit point mon visage,
Je vois voler partout les cœurs à mon passage !
Tels étaient vos plaisirs.

(Racine, Britannicus, acte IV, scène ii.)

Croyez-moi, maître, il y a deux choses qui méritent d’être aimées pour elles-mêmes : Dieu et la vertu.

l’excrément.

Ah, monsieur ! vous êtes féneloniste.

l’honnête homme.

Oui, maître.

l’excrément.

J’irai vous dénoncer à l’official de Meaux.

l’honnête homme.

Va, dénonce.

9 maggio 2019

Vecchiaia

Ma quand’è che uno si sente vecchio? Va bene, ci sono le performance fisiche. Uno prima aveva resistenza, poi non ce l’ha più. Non mi perderò in esempi.

Nel campo professionale, invece, si tratta di fatti, ma anche di percezioni. Partiamo dai fatti. Un tizio, a fine ottocento, faceva il maniscalco. Passano 20 anni, e si accorge che il lavoro scarseggia. Si tratta di un cambiamento oggettivo. Idem per le dattilografe (sì, erano tutte donne). Fino a 30 anni fa, una brava era richiestissima. Poi, quasi di punto in bianco, nessuno ha più avuto bisogno di dattilografe. E’ chiaro che un maniscalco cinquantenne, e una dattilografa cinquantenne, si saranno sentiti vecchi, anche se dal punto di vista tecnico erano al culmine delle loro capacità professionali.

Le conoscenze sono anche loro una spia significativa, e qui si va sulle percezioni. Per esempio, io so per certo di avere ottime conoscenze di organizzazione aziendale. Dentro all’organizzazione ci sono i ruoli e le figure professionali. Non voglio essere noioso: dirò, a titolo esemplificativo, che un capo reparto di acciaieria è un esperto di colata continua , e un direttore del personale è un esperto di gestione delle risorse umane. Poi magari ci sono professioni nuove: l’esempio più classico è il mecatronico, oppure l’esperto di robotica.

E va bene. Uno si adegua. Ma poi appare all’orizzonte il chief evangelist. Vuol dire evangelista in capo. Nulla a che vedere con la religione, beninteso. Bene, io mi sento vecchio, ma di quei vecchi astiosi, che stendono il bastone dalla panchina, per far inciampare un giovane chief evangelist. O anche un junior evangelist, se è lui che passa.

9 maggio 2019

Meglio non si può

29 aprile 2019

Economics for dummies (ultima puntata): salvare l’Italia in una mossa

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Sono sorpreso di trovare concretezza in un articolo di Alesina & Giavazzi. Ma se è la verità, non vedo perché negarla. Non parlo tanto dell’analisi del peso e delle conseguenze del debito giapponese, analisi che soffre di un malediffuso: non voler capire che l’economia monetaria è pura astrazione.

Per quanto riguarda l’Italia, invece, finalmente vedo qualcuno che punta l’attenzione sulla spesa pubblica. La faccenda è di una semplicità   assoluta: se spendo 100, devo avere entrate per 100. Se le entrate sono 90, ho 10 di deficit. Chi me li dà? Li prendo a prestito. Costituisco pertanto il debito. Se il debito va restituito oltre l’anno, a fine anno avrò un deficit di 10 e un debito di 10. Ma mentre il deficit riguarda quest’anno e dal 1° gennaio si riparte da zero, il debito rimane e si accumula. Ossia, se l’anno prossimo mi comporto esattamente allo stesso modo, a fine anno avrò sempre 10 di deficit, ma 20 di debito. Uno dice: semplice, inutile dircelo. Ma io lo invito a visionare un qualsiasi talk show televisivo, e annotarsi quante volte gli intervenuti dicono debito al posto di deficit, o viceversa.

Però il fatto cruciale è che la spesa è la variabile indipendente. E’ dalla spesa che origina tutto. In quantità e qualità. Ora, non è un mistero che in Italia ci sono degli sprechi. Questi sprechi sono coperti o dalle tasse, o dall’aumento del debito. Va detto chiaro: non è possibile diminuire le tasse se non si diminuisce la spesa. Ed è immorale diminuire la spesa senza essere selettivi.

Qualcuno, a partire da Keynes, ha detto che il deficit è di stimolo all’economia. Da qui è partita una lunga scia di irresponsabilità. Andiamo al finale della storia: il deficit può esistere solo per finanziare spese emergenziali o investimenti necessari e non procrastinabili. In tutti gli altri casi, le spese non devono essere superiori alle entrate. Come diceva Quintino Sella. E le spese devono rispondere a criteri di efficienza e di efficacia. Non esiste alcuna differenza logica fra la gestione economica dello Stato, di un’azienda privata o di una famiglia. Tanto per riferirci ai dummies, efficienza vuol dire fare il massimo col minimo sforzo. Per esempio, pagare le siringhe il meno possibile. Efficacia, invece, vuol dire rendere il miglior servizio possibile in base alle risorse che si immettono nel sistema. Per restare nella sanità, far morire meno pazienti possibile. Sono i concetti ai quali si sono ispirate le numerose “spending reviews”.

Che fare, allora? Io ho una ricetta semplicissima: si prenda la spending review portata a termine dal sig.Cottarelli, e la si applichi tutta e subito. Si otterrà di salvare il Paese e di tappare la bocca a Cottarelli.

 

9 aprile 2019

Economics for dummies (i dummies sono ex ministri dell’economia)

Questa serie di post è cominciata con un litigio televisivo fra l’ex ministro Padoan e la sottosegretaria del presente governo, Castelli (M5S). Allora dicevo che nulla dimostrava l’assunto portato avanti con tono pedagogico dal signor Padoan, e cioè che se aumenta lo spread aumentano gli interessi sui mutui delle famiglie. Diamo un’occhiata ai tassi rilevati da Bankitalia (sì, Bankitalia) nel periodo 1° trimestre 2018 – 1° trimestre 2019, e constateremo che aveva ragione l’incompetente sottosegretaria:

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Questo significa che è meglio un sottosegretario incompetente che un ministro competente? Assolutamente no. Ma dove sarebbe il competente?

 

6 aprile 2019

Cronachette veneziane (postume)

ovovia sul ponte di calatrava

Ecco, come volevasi dimostrare. L’ovovia del ponte di Calatrava a Venezia non serve a un cazzo, e verrà smantellata. Bastava chiederlo a me, come si legge qui, 11 anni fa. Vuoi vedere che la prossima volta mi candido a sindaco. Meglio di Cacciari farei di sicuro.

6 aprile 2019

Fighetti e pussies

Questo video ha per oggetto la brexit e i rapporti, nell’ambito della società britannica, fra anti-brexit altezzosi e filo-brexit “morons”. Tuttavia, si può traslare con alto grado di sovrapposizione sull’atteggiamento di disprezzo dei fighetti italiani nei confronti dei cosiddetti populisti. Diciamo che i fighetti italiani sono, rispetto ai loro omologhi inglesi, un po’ più nervosi, cioè disperati.

21 marzo 2019

Economics for dummies (3)

Per capire quello che diceva Keynes, propongo  questo grafico, preso da un vecchio testo:

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Ritengo sia di più immediata comprensione percorrerlo a ritroso (da sinistra verso destra), perché si va direttamente a parare su faccende di attualità, per esempio il reddito di cittadinanza.

Dunque: il reddito nazionale è funzione della domanda, ossia della richiesta di beni espressa dalla propensione al consumo degli individui. Pertanto, se do più soldi a un povero, questo li spende tutti (alta propensione al consumo), mentre se ne do di più a un ricco, ne risparmierà una parte, e li metterà in banca. Ecco quindi il circolo virtuoso, e persino democratico: se gli individui consumano, gli imprenditori investono, e così generano occupazione, che a sua volta genera maggiori consumi. Lo Stato si inserisce in questo processo mediante la spesa pubblica, che mette risorse a disposizione della collettività. Il meccanismo si chiama moltiplicatore e acceleratore keynesiano.

Bene: applichiamo questi concetti al sistema economico di un paese qualsiasi. Cominciamo dal Burkina Faso. Allora: nel 2012, il Burkina Faso aveva un reddito annuo procapite di $636. Sì. Annuo. Vi pare una buona condizione perché ci sia un’alta propensione al consumo? Sì, credo di sì. Allora: supponiamo di prendere 10 miliardi di dollari, e distribuirli fra tutti gli abitanti del Burkina Faso. Possiamo giocarci le palle che li spenderanno tutti o quasi (altissima propensione al consumo). Secondo Keynes, gli imprenditori del Burkina Faso salteranno sul cavallo vincente, investiranno, assumeranno maestranze e da lì l’economia del Burkina Faso decollerà.

Secondo noi, invece, i beneficiari della regalia compreranno beni dall’estero, oppure useranno i soldi per espatriare. Il Burkina Faso resterà sfigato come prima.

Ma forse, si obietterà, il ragionamento di Keynes si applica alle economie sviluppate. Per esempio, l’Italia. E in effetti, di economisti keynesiani, o di orecchianti keynesiani, o di keynesiani da fiera di paese qui ne abbiamo tanti.

Allora: diamo il reddito di cittadinanza a un certo numero di sfigati. Lo spenderanno tutto, aumentando la domanda.  Gli imprenditori investiranno di più, aumentando l’occupazione e innescando il circolo virtuoso? Speriamo.

Ma la domanda fondamentale è: qual è il range entro quale la regola è valida? Mi spiego per estremi: se tutti e 60 milioni riceviamo il reddito di cittadinanza senza fare niente, non si sa con quali risorse veniamo pagati, e chi sia che dà occupazione. Se, al contrario, nessuno riceve nulla, il moltiplicatore non può funzionare.

Bisogna pertanto capire qual è un buon equilibrio fra spesa pubblica e risorse private. Poi, nell’ambito della spesa pubblica, distinguere fra spesa corrente e spesa per investimenti. Tutte le persone ragionevoli sono d’accordo sul fatto che c’è, in proporzione, troppa spesa corrente e troppo poca spesa in conto capitale. Mettiamola in altro modo: il reddito di cittadinanza c’è già da almeno 50 anni, e in misura ingente, ma di questo moltiplicatore e di questo acceleratore non si vede traccia, se non nei discorsi del sig.Di Maio.

Alle persone di buon senso, anzi, pare che lo Stato faccia demoltiplicazione e soprattutto decelerazione. Probabilmente, è un fatto culturale. Insomma, anche l’Italia è come il Burkina Faso.

E’ quindi possibile che le teorie keynesiane si applichino solo alla Gran Bretagna, per la quale sono state pensate. Ma pare che lì non ne vogliano sapere.