Archive for marzo, 2014

16 marzo 2014

Appunti da concerto – Yulianna Avdeeva

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La maggiore difficoltà esecutiva dei  24 preludi di Chopin sta nella loro brevità, che comporta una continua variazione di atmosfera. Richiedono, pertanto, oltre che doti tecniche, una superiore concentrazione da parte dell’interprete. Concentrazione che Yulianna Avdeeva ha mostrato, all’Auditorium di Milano. La giovane pianista, vincitrice del Concorso Chopin di Varsavia nel 2010, ha solide basi tecniche, ma soprattutto doti di espressività. Predilige i passaggi energici,  cui conferisce un suono infuocato e a tratti sensuale, cavando il massimo dal non eccelso Steinway dell’Auditorium.

La riprova dell’importanza della concentrazione è venuta dal bis, consistente in un walzer chopiniano, dove il rilassamento postconcerto ha causato un paio di sbavature. Successo vibrante, da parte dei pochi intimi convenuti all’Auditorium.

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13 marzo 2014

Appunti da concerto – Grigory Sokolov

Fisicamente, Grigory Sokolov ricorda il suo mentore, Emil Gilels, anche se è più alto. Pianisticamente, forse si può avvicinare al grande Richter. Ma non troppo da vicino. Nel concerto chopiniano di ieri a S.Cecilia, il richiamo a Richter è stato forte solo nel terzo movimento della Sonata n.3, dove Sokolov ci ha dato un saggio potente di cosa possa fare la mano destra di un grande pianista che si tiene allenato. Per il resto, (il programma comprendeva anche le Mazurche) ci ha fornito la cifra di un pianismo molto personale, asciutto e virile al limite del ruvido, il che non è assolutamente in contraddizione con Chopin.
Ci sono molti “contrari” nelle interpretazioni musicali e, in particolare, in quelle chopiniane. Sokolov è il contrario di Lipatti, ma anche il contrario di Rubinstein e di Pollini. E, soprattutto, il contrario di Aškenazi.
Con quel suo fare da orso incazzato, Sokolov alla fine ha concesso tre bis a un pubblico che decisamente non li meritava.

5 marzo 2014

Il miglior pollo della batteria

Mi è già capitato di dire che è un piacere ascoltare l’orchestra di Santa Cecilia. E Anthony Pappano è quanto di meglio si trovi oggi in Italia. All’Auditorium di Roma, la pompieristica overture dalla Dinorah di Meyerbeer è stata resa con suoni sgargianti e attenzione agli strumenti a fiato. Miglior vestito non si poteva, compatibilmente con la qualità del tessuto. Molto più bella la sinfonia n.3 per organo di Camille Saint-Saëns, resa con bravura (nel senso tecnico della direzione). In mezzo, c’era il molto noto ed eseguito terzo concerto per piano di Prokofiev. Su di esso si è abbattuto –non so se invitato- un giovane energumeno, verosimilmente esperto di arti marziali, che ha maltrattato un pianoforte a coda con atti di mostruoso virtuosismo, alternati a esibizionismi da stadio. Il giovane energumeno può andare alla velocità che desidera, ma è costituzionalmente incapace di staccare una nota dall’altra, il che, se ci pensate, sarebbe nel carattere di uno strumento come il piano. Di conseguenza, manca dei forte e dei fortissimo, per cui, nel bailamme dell’orchestra, il piano risultava come un indistinto e fastidioso rumore di fondo. Si deve aggiungere che il ragazzo –di nome Lang Lang- è totalmente incapace di espressione. Lui traduce in musica l’atmosfera dei fiori di pesco che si vedono rappresentati sui muri dei ristoranti cinesi. E’ il miglior pollo della batteria: mi figuro che i conservatori cinesi, come le palestre, infornino migliaia di potenziali atleti, per sfornare solo i più bravi, cioè i più veloci.
Successo travolgente, con esultanza da attaccante che ha fatto goal. Pugni al cielo, abbracci e pollici in alto, rivolti, chissà perché, all’incolpevole cameraman.