Archive for luglio, 2014

31 luglio 2014

“L’Unità è viva”

Sempre bugie, fino all’ultimo.

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28 luglio 2014

Buono come un santo

Papa Francesco, parlando agli Evangelici della Riconciliazione, a cui è andato a fare visita a Caserta, ha parlato dell’unità che «è fondamentale» tra i cristiani, «è il comandamento di Cristo». Sottolineando che «lo Spirito Santo fa la diversità nella Chiesa. La diversità è tanto bella, ma lo stesso Spirito Santo fa anche l’unità, così che la Chiesa è una nella diversità: per usare una parola bella, una diversità riconciliante. Lo Spirito Santo è armonia, armonia nella diversità».

Tutto bene, tutto bello. E’ un peccato che i predecessori del sig.Papa non la pensassero allo stesso modo. Prendiamo Papa Pio V, per esempio. Ne ha ammazzati a migliaia: i valdesi, in Calabria. Un’altra volta, a Mantova, il puzzo di carne umana bruciata era così ammorbante che la gente non uscì di casa per giorni. C’è chi dirà: Papa Francesco non brucia nessuno, è tanto buono. Buono come un santo. Il problema è che anche Pio V è Santo. E allora?

27 luglio 2014

Passando all’incasso

Durante la guerra di Siria, ho più volte postato in giro, a futura memoria,  frasi come questa: Quelli che oggi tacciono sulle stragi di Assad si qualificheranno come antisemiti se gli tornerà la favella quando Israele sparerà un missile su Gaza.
Mi pare che sia giunto il momento di passare all’incasso: antisemiti, antisemiti.
15 luglio 2014

Platone, Lo Stato

Temo di essermi espresso in modo oscuro, alla maniera dei tragici. Ciò che voglio dire è che ci sono uomini che si lasciano cambiare con la persuasione, mentre altri cambiano perché perdono la memoria; le argomentazioni rubano il cuore dei primi, il tempo quello degli altri. Questo io lo chiamo furto. Mi capisci adesso?

Platone, Lo Stato, Libro III (*)

La nostra idea di progresso è assai radicata. Diamo per scontato che quello che uno pensa dopo è meglio, o più avanzato, di quello che pensava prima. Si è poi diffusa fra i poveracci questa orribile frase fatta: “solo gli stupidi non cambiano idea”.

L’esperienza, invece, ci mostra molto chiaramente che gli stupidi sono più volubili dei non stupidi. Anche perché è più probabile che i non stupidi avessero ragione fin da principio.

(*) La traduzione è mia, ma non dal greco. Il titolo è, a mio parere, quello giusto, perché “repubblica” non rende quello che intendeva Platone.

14 luglio 2014

Lorin Maazel

“Il Maestro Maazel ci ha insegnato scerte arcate…” diceva un violinista dell’Accademia di Santa Cecilia, nell’intervallo di un concerto: e mimava estatico il movimento del braccio che impugna l’archetto.
Quella di Maazel che conosce, quasi per dono divino, i segreti dell’esecuzione musicale, e ne fa generosa distribuzione, è un racconto troppo ricorrente per non avere elementi di verità. Ne parla, fra gli altri, anche Riccardo Chailly sul Corriere di oggi. Ma la migliore definizione è quella di Paolo Isotta (col quale non sempre mi trovo in sintonia): il suo limite era l’eccessiva facilità con cui riusciva a affrontare qualsiasi cosa. Per cui il rischio di superficialità era dietro l’angolo, angolo più volte svoltato dal Maestro.
Fecero bene i Berliner a preferirgli Abbado. Non la prese bene, ma a adesso la Grande Livella li ha messi d’accordo, uno dopo l’altro.
Se ne vanno gli esponenti della generazione di mezzo, dei nati fra le due guerre. Loro non raggiungevano le vette dei nati nella Belle Epoque, ma li rimpiangeremo.

8 luglio 2014

Risanamento

_BoteroPer pigrizia, ma anche per mantenere il riferimento, metto qui il link a un post del vecchio blog, e al gustosissimo corpus di commenti.

5 luglio 2014

Nun te regghe cchiù

«Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà». Fra le tante cazzate che ha detto oggi (e sono una montagna) questa retorica domanda è quella che mi provoca le reazioni più aggressive. L’ultimo esponente di una banda di assassini, che fino all’altroieri considerava lo stesso concetto di libertà un peccato e un’eresia da punire, viene a darci lezioni di libertà, solo perché teme che le sue chiese rimangano un po’ più deserte di quello che già, ineluttabilmente e miserabilmente, sono diventate.
E questa cosa la dice solo in Italia. Non si permette di andare oltre i nostri confini a menarla con i negozi aperti di domenica. Nel 1978, dopo mezzo millennio che lo Spirito Santo ci mandava solo papi italiani, qualcuno aveva sperato di vedere allentato, per il nostro Paese, il privilegio di tanta amorevole sollecitudine. Niente da fare: vengono qua da Polonia, Germania e Argentina, e subito diventano papi di noi italiani.
Io non lo reggo più.