Archive for ottobre, 2013

31 ottobre 2013

Pudore

imagesNJBUL8NFChe cosa vuol dire FISAC? Alzi la mano chi lo sa. La sigla FISAC stava sulle bandiere della CGIL che sventolavano oggi in Via Olona  a Milano. Era l’unico indizio sulla ragione della manifestazione. Le bandiere degli altri sindacati neanche portavano sigle.

Nessuno striscione, nessun comizio, solo fischietti e blocco del traffico.

Se si fa una manifestazione, lo scopo dovrebbe essere di rendere manifesto qualcosa a tutti. Invece, mistero. Roba per iniziati.

Il computer di casa mi ha svelato l’arcano. FISAC vuol dire Federazione Italiana Sindacato Assicurazione Credito. In sostanza, erano i bancari in sciopero.

Mi pare manifesta la ragione per la quale la manifestazione non era manifesta.

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4 ottobre 2013

La Chiesa e gli ebrei

Presentiamo un’antologia di scritti tratti da pubblicazioni ufficiali della Chiesa Cattolica, nei 40 anni che hanno preceduto le leggi razziali del regime fascista, e negli anni della guerra. Nessuno di questi scritti, ad oggi, è stato sconfessato da fonti ufficiali vaticane. Il corpo principale degli articoli della Civiltà Cattolica del 1889 è stato addirittura ripubblicato dal regime negli anni 1937-38, per provare la consonanza delle leggi razziali in fieri con la dottrina cattolica.

Questo articolo è stato pubblicato su LibMagazine nel dicembre 2008 e gennaio 2009

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1 ottobre 2013

Relazione di un missionario cinese in Italia

matteo-ricci-macerataNei secoli passati, i pochi europei che visitavano la Cina (specie gesuiti) inviavano relazioni per spiegare le stranezza di quella nazione. Oggi le parti si sono invertite. L’anno scorso, l’economista cinese Andy Xie scriveva questo articolo sull’Europa e soprattutto sull’Italia e le sue stranezze. A parte il cambio di presidente del consiglio, mi pare che l’articolo sia ancora attuale.

Giovedì 12 Aprile, 2012 – CORRIERE DELLA SERA: «I vostri privilegi? Eccessivi. La Cina non investa in Italia»

La crisi del debito in Europa si protrarrà probabilmente per diversi anni a venire. Le possibili soluzioni richiedono un significativo ridimensionamento del tenore di vita per molti Paesi dell’Europa meridionale e radicali riforme del suo mercato del lavoro. Entrambi questi obiettivi hanno come presupposto il consenso e la collaborazione di cittadini, al momento assenti. L’aiuto esterno, attraverso salvataggi o investimenti, non farà che prolungare la crisi, dal momento che fornisce ai politici gli strumenti per mantenere lo status quo.

La Cina non deve cadere in questa trappola, specialmente nel caso dell’Italia. La crisi del debito nella zona euro riguarda fondamentalmente l’Italia, non la Grecia. L’attuale premier, che pure sta facendo un buon lavoro, difficilmente riuscirà a cambiare la società italiana, poiché non è stato eletto. Gli investimenti esteri in Italia rischiano di essere una forma di beneficenza. I lavoratori locali metterebbero probabilmente sul lastrico gli ignari investitori stranieri. L’economia italiana è organizzata in modo tale da massimizzare i salari e minimizzare l’attività lavorativa. Gli investimenti funzionano solo nel caso degli enti locali con agganci politici. Il diritto di proprietà, una volta passato in mani straniere, rischia di perdere sostanza.

La zona euro non abbandonerà il suo modello economico da un giorno all’altro. La crisi del debito si manifesterà attraverso un’espansione monetaria per mantenere i tassi d’interesse reali negativi. Probabilmente gli investimenti esteri nei titoli di Stato della zona-euro registreranno perdite a causa del deprezzamento della moneta unica.

Gli aiuti all’Italia potrebbero favorire gli scambi commerciali cinesi. Ma i benefici indiretti sono troppo ridotti. Inoltre, l’aiuto esterno serve solo a posticipare il giorno della resa dei conti. A prescindere dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Monti, Cina non dovrebbe investire in Italia.

Partecipando a una conferenza in una città dell’Italia del Nord, le difficoltà dell’economia del Paese appaiono evidenti.

È affascinante osservare come un dipendente di una società di traghetti riesca a rallentare sistematicamente la vendita di biglietti a una lunga fila di turisti in attesa che guardano sbigottiti le imbarcazioni semivuote che partono lasciandoli a terra. Nelle stazioni ferroviarie e nei treni ad alta velocità i lavoratori in esubero sono la normalità. I problemi del settore pubblico in Italia sono simili a quelli sperimentati dalla Cina con le aziende a proprietà statale negli anni Novanta, ma molto più gravi.

In Italia il settore privato funziona meglio di quello pubblico, ma non più di tanto. Numerose attività appaiono soggette a restrizioni da parte del governo e dei sindacati. La risposta all’offerta è praticamente inesistente. L’economia italiana privilegia il tempo libero più di quanto avvenga in molti altri Paesi, come dimostra il settore del commercio al dettaglio. L’orientamento al mercato, in ogni caso, è decisamente più scarso di quanto dicano il governo e i sindacati. L’economia italiana è in stagnazione da circa dieci anni. E le leggi che vanno contro il mercato costituiscono un grave problema.

Con una deregolamentazione tale da rendere possibile una rapida risposta all’offerta, l’economia italiana potrebbe conoscere una crescita vivace e pluriennale. L’economia potrebbe crescere del 20-30% rispetto alle sue dimensioni attuali. Il debito pubblico italiano oggi è pari al 120% del Pil. Un incremento dell’efficienza permetterebbe di ripagarlo interamente in meno di dieci anni. L’inefficienza autoinflitta è sicuramente il più importante fattore all’origine della crisi italiana. È per questo che l’aiuto esterno non rappresenta in alcun modo la soluzione. Quest’ultimo serve solo a dare a economie in difficoltà gli strumenti per evitare di affrontare i propri problemi.

Una problema che incontro spesso in Europa è il nesso tra condizioni di lavoro e diritti umani. Il messaggio implicito è che la Cina fa concorrenza sleale negando ai suoi lavoratori i diritti umani fondamentali. Credo fermamente nei diritti umani e nella necessità di condizioni di lavoro dignitose. Ma dov’è che finiscono le condizioni di lavoro eque e cominciano le forze di mercato?

Limitare il potere di azione di altri individui sembra il principio cardine dell’attuale modello di giustizia europeo.

Il fatto che gli europei non possono limitare le ore di lavoro in altri Paesi è fonte per gli stessi di frustrazione. Lamentarsi delle condizioni di lavoro in Cina, per esempio, è diventato il modo più comune per giustificare le difficoltà economiche del Vecchio Continente. Le politiche europee che limitano le ore di lavoro equiparano gli esseri umani a specie a rischio come i panda. A ben vedere, molti europei sembrano comportarsi come questi animali, dal momento che considerano i privilegi alla stregua di diritti. La sindrome del panda è la causa di fondo della crisi del debito in Europa. Se questa forma mentis non verrà superata, la crisi della zona euro non accennerà a scomparire.

Andy Xie

Economista indipendente