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24 settembre 2013

La pista ciclabile come metafora

pista-ciclabile-26022183Io vado in bicicletta. Non per sport, ma per spostarmi a Milano. Uso le biciclette del Comune, e mentre vado ragiono prevalentemente di trasporti urbani: anzi, come si suol dire, di mobilità urbana. Rispetto al ciclista medio milanese, sono più rispettoso delle regole. Sul marciapiede ci monto solo in caso di assoluta necessità, e con molta attenzione ai pedoni, cui riconosco lo status di unici legittimi utenti del marciapiede. Non posso dire di non andare mai contromano, ma lo faccio solo in un paio di tratti vicino a casa mia, perché altrimenti dovrei fare deviazioni lunghissime. Intorno a me, i ciclisti vanno in senso permesso solo se gli conviene. Lo dico non per fare il moralista, ma per mettere in chiaro che la storia dei ciclisti buoni e automobilisti cattivi è una bubbola.

Ciò posto, ritengo che favorire l’uso della bicicletta sia un dovere del Comune, e anche una convenienza per tutti. Dovrei quindi essere contento quando leggo che il Comune stanzia 40 milioni per piste ciclabili e roba del genere. Invece sono costernato. So benissimo che sono soldi buttati.

Le piste ciclabili di Milano –quelle esistenti- sono per i ciclisti fonte di incazzature e di pericolo. Non sono protette e non sono rispettate. Le piste ciclabili sono una comodità per gli automobilisti che vogliono fare una breve sosta, in genere per telefonare in santa pace. Inoltre, sono il paradiso del carico e scarico abusivo. In media, nell’ora di punta c’è un mezzo fermo ogni 100 metri. Il ciclista è costretto a uscire dalla pista ciclabile, in mezzo al traffico (morte probabile), e deve fare anche attenzione a che l’abusivo non decida di aprirgli la portiera in faccia (morte quasi certa). A questo si aggiungono gli autobus, i motociclisti, e persino i ciclisti contromano, oltre a un numero elevato di pedoni svagati che parlano al telefono: tutti sulla pista ciclabile.

Esiste, a mio parere, una maniera intelligente per risparmiare 40 milioni e favorire la mobilità ecologica: vigili. Muovano il culo dagli uffici, pattuglino le piste ciclabili (possibilmente non in auto) e mettano multe. In breve tempo, si spargerebbe la voce, e tutti rispetterebbero le regole. Se poi si volesse estendere questo modello di sana repressione anche ad altri campi della vita sociale, penso che si potrebbe ripristinare un decente modo di convivere.

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