Archive for maggio, 2014

18 maggio 2014

10 anni

Nel decennale della morte, ecco un filmato di Carlos Kleiber che prova e poi esegue l’ouverture dal Franco Cacciatore (non il Pipistrello, come è scritto nella didascalia). L’orchestra è la Südfunk-Sinfonieorchester di Stoccarda, l’anno il 1970.

Non c’è niente come una prova per avvicinare alla musica, per cui la consiglio vivamente.

E non c’è nessuno come Carlos Kleiber. Da giovane, poi.

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13 maggio 2014

Appunti da concerto: Francis Poulenc a Santa Cecilia

Nessuno può negare che, fra i generi musicali, quello entrato più in crisi nel secondo dopoguerra sia l’opera lirica. Per quanto mi riguarda, le ultime opere della storia sono quelle di Benjamin Britten.

Dare Les Dialogues des Carmélites di Poulenc in forma di concerto è in sé azione non condannabile. Darla a pezzi (“un’ampia selezione predisposta da Stéphane Denève”, che sarebbe il direttore) è, invece, atto temerario, perché un’opera contemporanea non è come un’opera dei secoli precedenti, dove c’erano le arie e i recitativi, per cui potevi fare un concerto di sole arie. Un’opera contemporanea è, piuttosto, un’opera di soli recitativi: ragion per cui rompere la continuità drammatica equivale a annullarne la natura stessa di pezzo teatrale. Pazienza: ci si mette sul lato dell’orchestra e si fa finta che i cantanti non ci siano. Peccato quello scalpiccìo dovuto all’entrata e uscita dei solisti. Si vede che nessuno gliel’aveva spiegato, che l’opera era in forma di oratorio. L’operazione di escludere acusticamente i cantanti è stata peraltro facilitata dalla scarsa potenza delle voci, fatta eccezione per il mezzosoprano Sylvie Brunet.

In precedenza, c’era stato lo Stabat Mater dello stesso Poulenc. Partitura sostanzialmente tonale, salvo qualche excursus non verso la modernità ma, al contrario, verso il gregoriano. Non si tratta, tuttavia, di un medioevo da burla, tipo Orff, ma di una bella immedesimazione, in un ambiente musicale venato di atmosfere verdiane.

Il maestro Denève si veste come un pagliaccio, e questo è male. Per il resto, ha fornito una prova dignitosa, aiutato dall’orchestra e dal coro (un po’ meno dai cantanti solisti). Molto bene, in particolare, la sezione maschile del coro.

12 maggio 2014

40 anni

Quarant’anni fa, il referendum sul divorzio. Per ricordare, nulla di meglio dell’articolo apparso circa un mese dopo sul “Corriere” a firma di Pier Paolo Pasolini. Questo, precisamente questo, è il punto di inizio dei 18 mesi culturalmente più intensi del secondo dopoguerra. Si discuteva dei mutamenti della società mentre i mutamenti avvenivano, e la televisione ospitava dibattiti veri.

Sulla rivoluzione antropologica in Italia
di Pier Paolo Pasolini.
Corriere della Sera, 10.6.1974

2 giugno: sull’«Unità» in prima pagina c’è il titolo delle grandi occasioni e suona: «Viva la repubblica antifascista.»
Certo, viva la repubblica antifascista. Ma che senso reale ha questa frase? Cerchiamo di analizzarlo.
Essa in concreto nasce da due fatti, che la giustificano del resto pienamente: 1) La vittoria schiacciante del «no» il 12 maggio, 2) la strage fascista di Brescia del 28 dello stesso mese.
La vittoria del «no» è in realtà una sconfitta non solo di Fanfani e del Vaticano, ma, in certo senso, anche di Berlinguer e del partito comunista. Perché? Fanfani e il Vaticano hanno dimostrato di non aver capito niente di ciò che è successo nel nostro paese in questi ultimi dieci anni: il popolo italiano è risultato – in modo oggettivo e lampante – infinitamente più «progredito» di quanto essi pensassero, puntando ancora sul vecchio sanfedismo contadino e paleoindustriale.

Ma bisogna avere il coraggio intellettuale di dire che anche Berlinguer e il partito comunista italiano hanno dimostrato di non aver capito bene cos’è successo nel nostro paese negli ultimi dieci anni. Essi infatti non volevano il referendum; non volevano la «guerra di religione» ed erano estremamente timorosi sull’esito positivo delle votazioni. Anzi, su questo punto erano decisamente pessimisti. La «guerra di religione» è risultata invece poi un’astrusa, arcaica, superstiziosa previsione senza alcun fondamento.
Gli italiani si sono mostrati infinitamente più moderni di quanto il più ottimista dei comunisti fosse capace di immaginare. Sia il Vaticano che il Partito comunista hanno sbagliato la loro analisi sulla situazione «reale» dell’Italia.
Sia il Vaticano che il partito comunista hanno dimostrato di aver osservato male gli italiani e di non aver creduto alla loro possibilità di evolversi anche molto rapidamente, al di là di ogni calcolo possibile.
Ora il Vaticano piange sul proprio errore. Il pci invece, finge di non averlo commesso ed esulta per l’insperato trionfo.

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10 maggio 2014

Qualcuno lo argini

Allora:

Confermata per il 19 ottobre la beatificazione di Papa Paolo VI, il Pontefice ha invitato oggi i laici cattolici degli istituti secolari a pregare perché procedano anche le cause canoniche per La Pira e Armida Barelli. “Gridate per questi due come il popolo ha fatto; ha gridato ‘santo subito’ e poco dopo è stato fatto santo” Wojtyla, li ha esortati e poi: “Siate rivoluzionari”. (Televideo)

 

Non so da che parte cominciare. Credo sia inutile specificare che il Papa può fare santo chi gli pare. La modalità che qui viene incoraggiata (acclamazione) non mi pare sia prevista dal diritto canonico, ma prima di tutto sono ignorante in materia, e in secondo luogo i “rivoluzionari” si pongono per definizione al di fuori del diritto vigente.

Che La Pira, sindaco di Firenze, fosse definito in vita “il sindaco santo” è una verità. Temo si trattasse di definizione ironica, ma si sa che queste sfumature nel tempo sbiadiscono. Si dovrebbe, tuttavia, porre un argine qualsiasi a questa smania di beatificazioni, anche perché, entrando in area democristiana, il passo verso Sant’Amintore e San Giulio potrebbe essere molto breve.