Archive for giugno, 2015

22 giugno 2015

Il perdono

Sul significato del termine “perdono” sono sempre stato in dubbio. Sulla pubblicità del “perdono”, invece, non ho dubbi:è motivata da ipocrisia e ricerca di lucro. Prendiamo la richiesta di “perdono” indirizzata da un Papa ai Valdesi, con centinaia di anni di ritardo: significa, semplicemente, strappare un altro titolo di prima pagina. La prova? Il massacro dei Valdesi in Calabria fu voluto e organizzato dall’allora cardinale Ghislieri, nel 1561. Oggi un papa dice che si trattò di “atteggiamenti e comportamenti non cristiani, persino non umani“. E’ un vero peccato che il Ghislieri, successivamente Papa Pio V, sia, per la Chiesa, un Santo. Un Santo che assunse “atteggiamenti e comportamenti non cristiani, persino non umani”? Pare strano. Ma, se così fosse, l’unica azione possibile dovrebbe essere la sconsacrazione di questo santo. Finché ciò non avverrà, mi permetterò di non credere alla sincerità di questo papa.

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8 giugno 2015

Cadono le braccia

JOSE DAPICE 12Roger Abravanel è un consulente finanziario di origine ebraica, nato in Libia e naturalizzato italiano dopo la cacciata degli ebrei da quel paese. Non mi sta simpatico per vari motivi che qui non hanno cittadinanza. Tuttavia, i suoi articoli sul Corriere, sempre sul tema della meritocrazia (ci ha scritto anche un libro) sono molto chiari e interessanti. Spinto in parte dalla sua fede juventina, ha provato a usare la metafora del calcio per esprimere un concetto molto semplice: quando c’è competizione, vincono i più bravi, non i raccomandati.
I commenti sul Corriere online fanno letteralmente cadere le braccia. I lettori semplicemente non capiscono, e, in generale, la prendono come un’occasione di sfottò fra tifosi di squadre contrapposte. Ma, soprattutto, sono refrattari al concetto di merito. Ecco un esempio, e fra i meno beceri:

Lettore_10304639 8 giugno 2015 | 16:49
Cioè, se capisco bene, le altre squadre italiane perdono perché mettono raccomandati in rosa. Avrei capito se avesse detto che la Juve ha un’ottima organizzazione societaria, manager capaci, ecc. (magari anche risorse finanziarie che molti altri non hanno… nel calcio, come nel resto della vita, chi ha più filo da tessere, diciamo, va più avanti), ma questa storia della meritocrazia più tirata per i capelli di così non si potrebbe.

Non solo è incapace di astrarre dalla metafora, ma dissocia la raccomandazione dai guai del sistema. La raccomandazione è cosa brutta, ma non è correlata con il mancato successo. Sotto sotto, ritiene che il successo sia farsi raccomandare: su questa linea di pensiero, più bravo sei a farti raccomandare e più merito hai. Ecco quindi la perfetta inversione dei valori, cui manca solo una spennellata di “solidarietà”, a mo’ di lucidante.