Archive for gennaio, 2014

28 gennaio 2014

Un po’ bene, un po’ male

In onore di Claudio Abbado, e proseguendo una tradizione iniziata con la morte di Toscanini, il M° Barenboim ha diretto alla Scala la marcia funebre dalla Terza di Beethoven. Il confronto fra le due occasioni è impietoso, in quanto, per la commemorazione di Toscanini, sul podio della Scala c’era Victor De Sabata. E, tuttavia, l’esecuzione di Barenboim mi è parsa scarsa anche dando fondo all’indulgenza di prammatica. Se pensiamo che con quella roba ha riempito 5 CD, che vende attraverso il Corriere della Sera, c’è da domandarsi se non si debba parlare di frode in commercio.

Nella stessa giornata, che era quella della Memoria, all’Auditorium di Roma una bella serata dedicata ai Violini della Shoah, con l’orchestra giovanile di Santa Cecilia e la presenza di Shlomo Mintz, che ha eseguito un concerto di Vivaldi (insieme ad altri solisti) e il primo movimento dal concerto di Beethoven. Mintz rimane, a mio parere, il miglior violinista sulla piazza, e lo è da 30 anni. La sua cifra esecutiva si può meglio desumere dal fatto che è anche violista (ancora: il miglior violista sulla piazza). Col piglio riflessivo che lo ha sempre contraddistinto, ha reso Beethoven come nessun altro sa fare, oggi. Successivamente, Yoel Levi ha voluto gratificare la sua giovanissima orchestra con un’esecuzione della Quinta. Contentissimi i ragazzi, e contenti anche noi che non ci fosse Barenboim.

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20 gennaio 2014

Addio, Claudio

Difficile descrivere il tratto direttoriale di Abbado, tanto quanto è facile scrivere di Toscanini o di Kleiber.
Era un musicista che non ostentava, in nessun senso. E poteva dirigere tutto, proprio tutto.
Ma Rossini meglio di chiunque altro.
Poiché era anche Senatore della Repubblica, è obbligatorio ricordarlo con questa memorabile esecuzione, alla testa degli splendidi Berliner Philharmoniker, di quello che è l’autentico inno nazionale italiano.

3 gennaio 2014

Il gesuita, le bastonate, la noia

images4V7B7WMTUn gesuita (incidentalmente, papa) che parla ad altri gesuiti: “Il Vangelo si annuncia con la dolcezza e l’amore” e “non con le bastonate“.
Potrebbe essere un compendio della modalità operativa della Compagnia di Gesù: il lavoro sporco si lascia agli altri. Non è un caso che esista il termine “gesuitico” e non, per esempio, “domenicanico”. L’ipocrisia fa più schifo della crudeltà.
(Su tutto, pietoso, si stende un velo di noia: quanto ci metteranno i media a disinteressarsi di questo papa esibizionista?)