Platone, Lo Stato

Temo di essermi espresso in modo oscuro, alla maniera dei tragici. Ciò che voglio dire è che ci sono uomini che si lasciano cambiare con la persuasione, mentre altri cambiano perché perdono la memoria; le argomentazioni rubano il cuore dei primi, il tempo quello degli altri. Questo io lo chiamo furto. Mi capisci adesso?

Platone, Lo Stato, Libro III (*)

La nostra idea di progresso è assai radicata. Diamo per scontato che quello che uno pensa dopo è meglio, o più avanzato, di quello che pensava prima. Si è poi diffusa fra i poveracci questa orribile frase fatta: “solo gli stupidi non cambiano idea”.

L’esperienza, invece, ci mostra molto chiaramente che gli stupidi sono più volubili dei non stupidi. Anche perché è più probabile che i non stupidi avessero ragione fin da principio.

(*) La traduzione è mia, ma non dal greco. Il titolo è, a mio parere, quello giusto, perché “repubblica” non rende quello che intendeva Platone.

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4 commenti to “Platone, Lo Stato”

  1. Francamente, per la mia esperienza, sarei propenso per il contrario.

    • Non esistono statistiche di volubilità incrociata con il QI, quindi potresti anche avere ragione. Il punto è che se io ho una posizione, e poi la cambio, bisognerebbe che spiegassi come mai le ragioni di prima non valgono più. Invece, normalmente, si fa riferimento a una non meglio precisata evoluzione. Ma il passo di Platone è, scusa se dico un’ovvietà, scritto da Platone: ossia uno nei cui dialoghi l’interlocutore viene progressivamente convinto a cambiare idea sulla base di pure argomentazioni. Come mai per coloro che chiama i “guardiani” (a cui si riferisce il brano) la maieutica non va bene? Probabilmente perché sono stati educati nel giusto (“la verità”) e, se se ne dipartono, ciò è male. Invece noi, evidentemente, non siamo troppo convinti di essere stati educati nel giusto.

  2. “L’esperienza, invece, ci mostra molto chiaramente che gli stupidi sono più volubili dei non stupidi.”

    Mi pare sia proprio così, ma quando il cambiamento è dettato da un cambiamento maggioritario del gruppo di appartenenza.

  3. Lo stato è, in effetti, il titolo più corretto (ad essere esatti forse anche “Costituzione” o “Forma di governo”, ma non suonano granché bene. E’ chiaro che gli stupidi sono più volubili nel senso spiegato da Erasmo, ed è anche vero, anzi direi condizione necessaria, quanto dice Marcoz. Basta del resto seguire le evoluzioni del sig. Train e del sig. Topo.

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