Global fucks

In un certo qual modo, il comportamento di Bergoglio è della stessa matrice di quello del presidente Conte: entrambi, a ben vedere, sono stati voluti in quel ruolo dalla medesima élite, numericamente minoritaria ma potente e organizzata, con lo scopo di demolire l’istituzione che rappresentano; entrambi abusano del proprio potere contro la legge; entrambi accusano chi denuncia i loro abusi di essere nemico dell’istituzione, quando in realtà la difende proprio da loro. Entrambi, infine, si distinguono per una desolante mediocrità.”
Carlo Maria Viganò

30 commenti to “Global fucks”

  1. Non stupisce, la matrice è la stessa.

    OT. Uto Ughi qualche giorno fa, in un pezzo de La Verità su Bach, ha suggerito l’incisione di Pau Casals del 1938 delle suite per violoncello. Conosciamo l’importanza storica di Casals nel violoncellismo moderno e in particolare anche per quei pezzi; posto che andremo a cercare un pre-ascolto gratuito per farci un’idea prima di un eventuale acquisto, lei che ne pensa? Le suite le abbiamo già nella versione di Fournier e Rostropovich; ma, essendo tra i nostri pezzi preferiti, prendere ancora uno-due versioni avrebbe comunque senso.

    • È anche per me uno dei primissimi pezzi. Casals è un’ovvia scelta. Anner Bylsma lo consiglierei pure, e caldamente. L’ha inciso due volte. Propendo per la prima registrazione, che mi pare risalga agli anni ’70.

  2. Non possiamo accedere al link (punta all’area di amministrazione).

  3. Ah, Viganò, … quello che aderisce alle manifestazioni anti-COVID di Forza Nuova e CasaPound, e che ora strilla contro i demolitori di istituzioni e gli abusatori di potere “contro la legge”. Del resto lui confonde la legge con i figuri che lo imbeccano da dietro le spalle e le quattro cazzate che ha in testa, ossia ciò che gli risparmia di sputarsi in faccia davanti allo specchio. Lui e l’altra gente della sua specie. Sgarbi, Briatore, Zangrillo, Bocelli, Porro, Cruciani, … Erasmuccio, Pardipalle, …. Tutti carbonari contro i despoti Francesco e Conte che però se la fanno coi fascisti e rimpiangono quando c’era lui.

    • i despoti Francesco e Conte che però se la fanno coi fascisti e rimpiangono quando c’era lui.” Sono sorpreso, Topo. Finalmente siamo d’accordo. I veri nostalgici sono il pap’occhio argentino già amico di Videla, e questo Conte sbucato dalle fogne.

  4. Come non detto. Chiedo scusa, è colpa mia che mi metto a confutare un imbecille di tanto infimo livello e che, in quanto tale, non potrà mai avere nulla di sensato da replicare. Lascia stare, Perspicuo, tu magari te lo credi, ma questa non è affatto ironia (che parolone sprecato!), che tu ignori financo dove stia di casa. Cancella pure entrambi i miei commenti, una volta tanto mi farai un favore. Hai anche la buona scusa che contengono obiettivamente degli insulti. Sappi solo – consiglio d’amico – che qui ti giovano poco e che hai poco da fidarti di quelli che non ne contengono. In effetti, solo gli insulti – che nel mio caso vengono dal cuore – sono in grado di migliorarti. se

  5. È un refuso, imbecille. Cosa diavolo hai da inquietanti? Del resto però si sa, l’imbecille guarda solo e sempre il dito e i refusi e per questo non impara mai nulla, rimanendo così imbecille a vita. E spero per te che tu non faccia finta di non aver capito che trattasi di mero refuso: un simile spirito di patate ti rivelerebbe ancor più imbecille.

  6. Topo, ci conosciamo da molti anni. Quante volte ti sei nascosto dietro un dito? Impossibile non guardarlo, per quanto faccia un po’ schifo, con quell’unghia listata a lutto.

  7. Spirito di patate, te l’ho già detto, spirito di patate. I tuoi insulti, poi, sono particolarmente infantili: io me la prendo con la tua imbecillità, roba di pubblico dominio, tu tiri in ballo le mie dita e le mie unghie, cose che non hai mai avuto agio di guardare, né alla letterao, né in senso figurato.

  8. Povero scemo. Di male in peggio. Di imbecille in imbecille è.

  9. Sempre meglio della disgregazione cerebrale. Anzi, sempre meglio che non averlo mai aggregato un cervello ed essere rimasto a marcondirondirondello. Adesso basta però, adesso fa’ un riposino che dopo ti cucino “un bel cavolfiore con l’aceto”.

    • Topo, non ho bisogno di un riposino alle 11 di mattina. Tu, forse: tu che passi la notte a architettare risposte come quella che mi hai mandato alle 3:46 di stamattina. Non sorprende che ti escano con la sintassi un po’ traballante.

  10. Eh, .. ma tu stamattina alle 11 di un riposino avevi ben bisogno. Ed è quando se ne ha bisogno che si fanno i riposini. Che siano le 11, le 3, le 8, ecc.. Non ci formalizza mica al riguardo. Idem dicasi per le veglie.

  11. Prima di “voi”? Voi chi? Erasmo è in realtà Erasmi? Se invece ti riferisci ai topstronzi (pur avendoli rinnegati e abbandonati sbattendo la porta), a me pare che le cose stiano esattamente all’opposto. Prima di conoscermi, di voi – che non a caso vi definite “topgonzo” – non in giro non si sentiva neanche la puzza, di fogna (oh, bei tempi andati!).

  12. E ora dedicati pure anima e corpo al refuso.

    • In fondo, Topo, non hai torto. Non ci sarebbero gli spazzini se non ci fosse la spazzatura, né i becchìni se non ci fossero i morti. Le fogne, che tu citi, non esisterebbero se non esistesse la merda, e i giudici, a te assai cari, non ci sarebbero se non ci fossero i delinquenti. O forse sì, perché voi pubblici dipendenti spesso tirate lo stipendio indipendentemente dallo svolgere una qualsiasi funzione.

  13. A parte gli insulti (che ormai ti concedo, data l’obiettiva netta contrapposizione che ci connota) , la tua ultima replica, tanto per (non) cambiare, contiene una pletora di smarroni e false informazioni sul mio personale conto. Vedi, io sul tuo conto certe cose non posso certo dire di conoscerle (il tuo mestiere/professione, le tue predilezioni, i tuoi trascorsi politici, le tue trascorse militanze, le idee di tuo padre, i tuoi gusti gastronomici/sessuali/culturali, ecc., ecc., ecc.). Non per questo sento il bisogno, che invece dimostri tu, di inventarmene di posticce, per meglio ricavarne detrazioni nei tuoi confronti. Detrazioni che – proprio perché derivate da invenzioni – apparirebbero subito assolutamente improponibili e vanamente maligne, prima ancora che false, come in effetti risultano questi tuoi apprezzamenti nei miei confronti. Piuttosto, ti valuto per ciò che scrivi e ammetti obiettivamente di essere e di ritenere, che a tal fine mi basta e mi avanza, credimi. Tanto più quando – com’è nei fatti – delle cose che sul tuo conto ignoro non me ne frega una sacrosanta minchia.
    Ho adesso però l’impressione di aver detto troppa verità e che tu esiterai alquanto nel pubblicare o meno questo commento.

    • Esitare? Figurati, Topo. Anzi, sentivo acuta la nostalgia per i tuoi pipponi. Piuttosto, dire a qualcuno che è un pubblico dipendente non è assolutamente detrazione. Ci sono molti dipendenti pubblici, anche fra le nostre comuni conoscenze, che svolgono con coscienza il proprio lavoro. In realtà, non ho neanche mai detto che tu non faccia parte di questa porzione virtuosa del pubblico impiego. Là, fra le polverose scartoffie del Regio Catasto.

  14. Sì, sì. Capisco che tu debba parlare al tuo pubblico di tropstronzi, i quali danno mandato a te di diffondere e perpetuare simili panzane, magari perché ti ritengono – fra la manica di sprovveduti che siete – il meno sprovveduto. Sta però di fatto che (beccati il meritatissimo pippone, ignorante):
    – neanche io ho mai detto di intendere necessariamente come negativo l’aggettivo “pubblico” nei suoi vari usi e accezioni (ci mancherebbe), quindi anche nell’associazione con il sostantivo “impiego”; associazione invero molto ricorrente – guarda caso – proprio fra voi tropstronzi, ma ciò non ha nulla a che vedere con la massa dei vostri madornali e infami difetti;
    – stai proprio raschiando il fondo del barile se arrivi ad accusarmi di un simile fraintendimento; oppure non è vero che tu sei il meno sprovveduto dei tropstronzi, essendo invece così cretino, piuttosto, da desumere che io ritenga insultante essere definito “dipendente pubblico”, mentre naturalmente i tuoi insulti sono altri e piuttosto infantili;
    – ad onta di questa tua inveterata e ricorrente fregnaccia, non sono e non sono mai stato dipendente pubblico, nemmeno quindi delle Agenzie del Territorio e delle Entrate, che da alcuni anni ricomprendono anche i vari uffici di natura catastale dello Stato, dopo che questi ebbero assunto nel corso degli anni varie diverse denominazioni, tantissime, persino quella di “Uffici Tecnici del Macinato”, mai quella di Regio Catasto, che solo un ignorantone poteva pacchianamente inventarsi (informati);
    – nondimeno considero il Catasto una civilissima e degnissima istituzione; tu no, evidentemente, perché ne ignori manifestamente la storia, la ratio e le procedure; infatti racconti la balla, da te sottintesa denigratoria, che ci lavoro io, cosa che invece, se rispondesse a verità, pur non rendendomi l’uomo più felice al mondo, nemmeno mi dispiacerebbe.
    P.S. Neanche il termine “ignorante” ha sempre ed oggettivamente valore di insulto. Specie quando voglia significare, come qui sopra riferita a te, “persona che ignora”. Tant’è vero che – tu non ci crederai, perché ti ritieni sempre un gran furbone mangiafessi – l’ingenuità è quasi sempre una virtù e assai sporadicamente un difetto.

  15. Topo, intendevo astenermi, ma non resisto più. Devo assolutamente complimentarmi con te per i tuoi ultimi pipponi. Sono un po’ geloso dell’amico Erasmo, ma è una fortuna che tu venga qui. Ti leggo con piacere e ammirazione. Sei sempre un grande!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: