Cadono le braccia

JOSE DAPICE 12Roger Abravanel è un consulente finanziario di origine ebraica, nato in Libia e naturalizzato italiano dopo la cacciata degli ebrei da quel paese. Non mi sta simpatico per vari motivi che qui non hanno cittadinanza. Tuttavia, i suoi articoli sul Corriere, sempre sul tema della meritocrazia (ci ha scritto anche un libro) sono molto chiari e interessanti. Spinto in parte dalla sua fede juventina, ha provato a usare la metafora del calcio per esprimere un concetto molto semplice: quando c’è competizione, vincono i più bravi, non i raccomandati.
I commenti sul Corriere online fanno letteralmente cadere le braccia. I lettori semplicemente non capiscono, e, in generale, la prendono come un’occasione di sfottò fra tifosi di squadre contrapposte. Ma, soprattutto, sono refrattari al concetto di merito. Ecco un esempio, e fra i meno beceri:

Lettore_10304639 8 giugno 2015 | 16:49
Cioè, se capisco bene, le altre squadre italiane perdono perché mettono raccomandati in rosa. Avrei capito se avesse detto che la Juve ha un’ottima organizzazione societaria, manager capaci, ecc. (magari anche risorse finanziarie che molti altri non hanno… nel calcio, come nel resto della vita, chi ha più filo da tessere, diciamo, va più avanti), ma questa storia della meritocrazia più tirata per i capelli di così non si potrebbe.

Non solo è incapace di astrarre dalla metafora, ma dissocia la raccomandazione dai guai del sistema. La raccomandazione è cosa brutta, ma non è correlata con il mancato successo. Sotto sotto, ritiene che il successo sia farsi raccomandare: su questa linea di pensiero, più bravo sei a farti raccomandare e più merito hai. Ecco quindi la perfetta inversione dei valori, cui manca solo una spennellata di “solidarietà”, a mo’ di lucidante.

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5 commenti to “Cadono le braccia”

  1. E’ talmente scemo che sembra sia andato a scuola dal topo.

    • Più probabile che sia semplicemente andato a scuola negli ultimi vent’anni. La logica non è mai stata materia autonoma, ma nella scuola pre-assistenziale era incorporata nelle altre materie, come beneficio accessorio.

      • Non lavoro nella scuola (anche se la maestria col la quale padroneggio la parola scritta potrebba far pensare che io sia un insegnante di filosofia) e per questo, forse, sono ottimista senza ragione, ma non crede che la situazione possa apparire peggiore per il fatto che quello che una volta era lo scemo del paese e si esibiva al bar ora ha l’amplificazione della rete e maggiori possibilità di aggregazione?

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