Archive for dicembre, 2025

31 dicembre 2025

Ecco

Questo brano, che ho preso da FaceBook, è la trascrizione di un discorso del 1915 di un noto interventista. Nel testo, le parole Austria e Germania sono state sostituite con Russia e Cina.
L’autore, il cui nome adesso mi sfugge, mi pare sia un giornalista che successivamente fece carriera politica.

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25 dicembre 2025

Apparizioni a Milano

Nota: a sinistra, il Cardinal Pizzaballa si occupa di un bambino. A destra, Papa Francesco non ha capito che il giubbotto e il salvagente erano per i naufraghi.

Nota per l’Arcidiocesi di Milano, che sovrintende alle apparizioni: le parole spagnole non si formano aggiungendo una “esse” alle corrispondenti parole italiane. Perciò, volendo spagnoleggiare, si dirà mural, o, meglio, pintura mural.

https://www.chiesadimilano.it/news/milano-lombardia/murales-papa-francesco-milano-caritas-ambrosiana-2836547.html

24 dicembre 2025

Il colto, il laureato, l’intelligente

Allora: non leggo mai Marcello Veneziani, ma non perché è di destra. Io leggo quello che mi pare. Non lo leggo perchè non è necessario: bastano i titoli, e magari il primo periodo. Ma c’è chi l’ha letto e ha trovato obiezioni. Il primo, non riportato qui sopra, è il ministro della cultura, tal Giuli, che mi risulta neolaureato, cioè laureato dopo la nomina a ministro. Evidentemente ha tempo libero: si laurea, legge Veneziani, polemizza con Veneziani che ha criticato il governo.

Il secondo che ha sollevato obiezioni è Giuliano Ferrara. Allora sono andato a leggere l’articolo di Veneziani, visto che lo leggono tutti. C’era dentro esattamente quello che si poteva prevedere: delusione perché il governo Meloni non fa niente di quello che aveva promesso.

E allora, riassumiamo. Veneziani dice che il governo non fa un cazzo. Giuli dice che non è vero. Ferrara dice che è vero, ma che ciò è bene. Io penso che Veneziani ha ragione, e che la Meloni non fa niente così evita di pestare piedi, in quanto vuole trasferirsi al Quirinale. Ma, verso la fine dell’articolo, Veneziani afferma che la Meloni non può andare al Quirinale, perché è troppo brava, e al Quirinale ci vanno le mezze figure.

Non me ne va dritta una.

23 dicembre 2025

Vedo nudo

Capito? Il sistema anti-droni-russi emette segnali che poi gli ritornano, e l’occhiuto sistema prende i suoi stessi segnali per quelli dei droni russi.
C’era un vecchio film con Nino Manfredi, nel quale il protagonista, guardone, si eccitava guardando un corpo nudo riflesso in un gioco di specchi. Salvo poi accorgersi che era il suo stesso corpo.

Nel frattempo, i russi rapiscono donne ottantanovenni, probabilmente destinate a divenire schiave sessuali, e deportano i bambini ucraini in … Nord Corea.

Io penso che siano notizie propalate per testare il grado di acquiescenza del lettore medio. Che dite? Che il lettore del Foglio non è medio? Come non detto

16 dicembre 2025

Se Travaglio ha ragione, inutile negarlo

E dirlo prima?

  • Il Fatto Quotidiano
  • 16 Dec 2025
  • » Marco Travaglio

Mentre Mattarella si iscrive al club dei sabotatori del negoziato perché i confini ucraini sono sacri e intoccabili (mica come quelli di Serbia e Kosovo che da vicepremier bombardò per 78 giorni), Zelensky pare sempre più ragionevole perché conosce l’unico verdetto che conta: quello disastroso del campo. In pochi giorni ha rimosso i due moventi fondamentali di questi 11 anni di guerra con la Russia: il Donbass e la Nato. La pillola amara dell’addio al Donbass, peraltro quasi tutto perso, l’ha indorata con l’annuncio che “Trump ci impone di rinunciarvi” (dobbiamo obbedire agli Usa, come sempre) e col caveat del referendum in loco. Ma tutti sanno che gli abitanti del Lugansk (tutto occupato) e del Donetsk (occupato all’85%) già prima della guerra erano quasi tutti russi o filorussi, e tantopiù lo sono ora, dopo 46 mesi di evacuazioni delle province occupate (in parte già ricostruite), dov’è rimasto quasi solo chi vuol restare russo o attende l’arrivo dei russi. Se si votasse, l’esito sarebbe scontato, quindi è improbabile che si voti: sennò si certificherebbe che da quattro anni rischiamo la terza guerra mondiale per difendere dai russi una popolazione che vuole stare coi russi.

Ieri poi Zelensky, sempre con l’aria di chi fa un gran sacrificio, ha rinunciato anche alla Nato: bella forza, visto che Trump (come l’ultimo Biden) non perde occasione di fargli sapere che la Nato se la scorda, anzi nel nuovo piano di Difesa ha messo nero su bianco che l’espansione a Est è morta e sepolta. Per chi, come noi, pensa all’inutile sacrificio di centinaia di migliaia di persone, le rinunce di Zelensky a ciò che ha già irrimediabilmente perduto ricordano la fiaba della volpe e dell’uva. Ma anche ciò che si diceva subito prima e subito dopo l’invasione del 2022. Per scongiurarla, Macron e Scholz imploravano Zelensky di rinunciare alla Nato e promettere l’autonomia del Donbass promessa negli accordi di Minsk: parlavano con Putin e sapevano che con quei due impegni non ci sarebbe stata invasione. Zelensky tentennò, poi su pressione Usa-uk rifiutò e Putin invase. Ma il negoziato russo-ucraino partì subito, in Bielorussia e poi a Istanbul. Putin chiedeva sempre le stesse cose: no alla Nato e sì a Minsk in cambio del ritiro russo, cioè di un’ucraina tutt’intera (parola dei negoziatori ucraini). E Zelensky ripeté due volte: “La Nato non è pronta ad accoglierci”, “Non possiamo entrare nella Nato”. Non solo: “Neutralità e intesa su Crimea e Donbass per la pace”. Ma Usa e Uk si rimisero di traverso e Zelensky li seguì, alzandosi dal tavolo mentre si discutevano le garanzie per Kiev e le dimensioni del suo esercito. Sembrerebbe il film Il giorno della marmotta, se sotto quei ponti non fosse passato un fiume di sangue.

14 dicembre 2025

Quali alternative?

Non so dell’Afghanistan, ma sono informato sull’Africa nera. I giovani hanno rapporti sessuali quotidiani, e se non li hanno sono sollecitati a masturbarsi, per una credenza diffusa che sia malsano mantenere la stagnazione di sperma. Se vengono qua, gli si dà vitto e alloggio, vestiario, cure mediche, ma il sesso no. Assodato che i soldi per le puttane non ce l’hanno, e che, inoltre, le puttane potrebbero rifiutarli, io dico che le gentili signore del PD o della parrocchia, così disponibili all’accoglienza, dovrebbero essere personalmente accoglienti. So che può sembrare una provocazione, ma non lo è. L’alternativa sono le violenze carnali.
Ovvio che l’altra alternativa è il rimpatrio, ma mica siamo trumpiani.

7 dicembre 2025

Bruciano vivi

Alla Scala, inaugurazione della stagione con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, di Shostakovich. Scrivo avendo come mio solito silenziato Vespa, Carlucci e compagnia. La direzione (Chailly) è eccellente, i cantanti sono adeguati, e l’opera sarebbe bellissima senza il protagonismo del regista. Stavolta la pensata è stata di occupare anche gli interludi di sola musica con pantomime a base di poliziotti sovietici che svolgono interrogatori. Il risultato è una continua distrazione, letale nel caso di un’opera non molto conosciuta. I cantanti, importati dalla madrepatria, sono di stazza ragguardevole, il che rende le scene di sesso (simulazione di coito) francamente grottesche. Ma il finale con stuntmen che bruciano vivi è proprio il massimo.

3 dicembre 2025

IA

Volendo individuare l’anno di composizione dell’Inno delle Nazioni di Verdi, ho scritto su Google: “inno delle nazioni verdi”. Non occorrono le maiuscole e i segni di interpunzione, è noto. Il risultato, affidato alla solita presunta intelligenza artificiale, è di robotica saccenza:

AI OverviewL’Inno delle Nazioni” è una cantata composta da Giuseppe Verdi su testo di Arrigo Boito per l’Esposizione universale di Londra del 1862, e non un “inno di nazioni verdi”. L’opera fondeva in una composizione unitaria tre inni nazionali: il inglese God Save the Queen, il francese La Marsigliese e l’italiano Il Canto degli Italiani

Buono a sapersi: il Green Deal non c’entra. Per quanto riguarda l’Inno delle Nazioni, è una trombonesca opera bandistica. La sua notorietà è dovuta a Toscanini, che nel 1944 ne fece una versione cinematografica di propaganda bellica, con la NBC Orchestra, il Westmister Choir e il tenore Jan Peerce. La particolarità è che agli originari tre inni ne furono aggiunti due: l’Internazionale, in onore dell’Unione Sovietica allora alleata, e l’inno americano. Ma la vicenda politico/musicale non era conclusa, perché la censura di guerra tagliò l’Internazionale, prima che il film raggiungesse le sale.

Il video, al di là del valore storico e musicale, ha interesse come documento del tratto direttoriale di Toscanini. I filmati di Toscanini sono tutti della vecchiaia. Questo, registrato ai suoi 77 anni, è uno dei più “giovanili”. I filmati di Toscanini sono oggetto di studio da parte dei direttori di oggi, con in testa Riccardo Muti.

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