S’il veulent de la merde, en voilà !

Vista e sentita (“ascoltata” mi parrebbe troppo) la Carmen dell’Arena di Verona, benevolmente distribuita al popolo da Raitre. Credo che Bizet avrebbe esteso la sua celebre battuta a tutta l’esecuzione, non alla sola aria del Toreador.

Due precisazioni: 1) ho retto solo il primo atto; non vorrei che nel secondo gli interpreti avessero fatto faville. 2) fastidiosa, oltre all’interpretazione, la presa di suono. Capisco che è un teatro all’aperto, ma so anche che non è la prima volta che ci va la televisione, e in precedenza la radio. Sono costretto a pensare che i tecnici RAI siano svogliati.

Post Scriptum. Nella parte di Micaela canta una gentil signora dai mezzi vocali scarsi. E va bene: siamo rassegnati a questo. Ma almeno il physique du rôle si potrebbe pretendere. È un po’ tardi, trattandosi di una registrazione di anni fa, ma mi piacerebbe recapitare alla signora le foto di Maria Callas prima e dopo la cura dimagrante. È ben vero che si dice abbia perso qualcosa in fatto di timbro vocale, con quella dieta: ma l’odierna Micaela, che cavolo ha da perdere?

8 commenti to “S’il veulent de la merde, en voilà !”

  1. concordo pienamente, ho resistito solo fino all’inizio del secondo. anche la regia di Franco Zeffirelli è considerata un must, ma chi sono per dire che la trovo kitsch. del resto trovo che non solo l’opera ma soprattutto la sinfonica e la cameristica non possa essere apprezzata sentendola in tv e può essere tollerata, per necessità, in cd. Non è un caso che chi per la prima volta in una sala da concerto ascolta una sinfonia o altro rimanga stupito dalla varietà e corposità del suono dal vivo, e dalle relative emozioni che ciò suscita. Ma oggi di che cosa e a chi stiamo parlando?

    • Non c’è dubbio che esserci è diverso. Mi sia concesso un lamento da reduce: sapessi a quanti ho presenziato, e in quanti posti. Ho praticamente smesso di andare all’opera da un po’ di anni, perchè i registi prevaricatori mi hanno definitivamente rotto i coglioni. Sempre la stessa stronzata: l’azione trasportata al giorno d’oggi, o, in alternativa, nella seconda guerra mondiale. E una tesi estranea alle intenzioni dell’autore. Che palle. Le regie di Zeffirelli erano criticabili e da me criticate, perché barocche e superficiali. Ma, al confronto, vorrei sempre Zeffirelli. E non parliamo di Strehler. Gli farei un monumento, come lo farei a Ronconi.
      Quanto alla tua ultima domanda, suppongo che si riferisca al complesso delle individualità odierne, confrontate con quelle di un passato non lontano.Io non lo so perché c’è stata questa caduta di livello. A volte mi domando se sono un lodatore del passato, ma ho in casa i dischi, basta ascoltarli e concludere che no, non è nostalgia del buon tempo andato, c’è una vera differenza di qualità.

  2. ‘nzomma, l’arena di Verona è quel teatro che è stato appena boicottato da una cantante di colore perché per fare l’Aida ha reclutato una russa un po’ scurita col trucco ( ci sono controversie sul colore originario della Regina, che era di famiglia greca, se non sbaglio). Ma la cosa buffa è che la negretta avrebbe dovuto interpretare la Traviata, che non mi sembra di ricordare fosse africana.
    https://www.sportskeeda.com/pop-culture/who-angel-blue-arena-di-verona-blackface-controversy-explained-grammy-award-winning-opera-singer-drops
    E l’Arena? Sembra si stia scusando.
    Chissà, nella storia dell’Opera, quanti gobbi nani hanno interpretato il Rigoletto, quanti negri l’Otello, eccetera .

  3. Già che sono qui, approfitto della tua ospitalità per attirare la tua attenzione sulla parola “Olistico”, che da qualche anno è di moda fra le Vannemarchi del mondo per vendere merce avariata ai gonzi à la page.
    Il contesto lo conosci, non mi dilungo.
    https://mobile.twitter.com/BowTiedRanger/status/1551315128859099137

    • Una che è stata mia compagna al corso di teatro fa di mestiere l’operatrice olistica. Dal suo profilo FB:
      Togliere una tensione, lenire un dolore, calmare un’infiammazione, drenare un liquido…ma anche far percepire un sentimento, smuovere un’emozione, far comprendere un qualcosa di inespresso, interpretare un segnale del corpo…
      Nel mondo olistico, ogni massaggio porta un messaggio.
      Ogni tecnica ha un fine preciso.
      Ogni tocco ha un’intento.
      Ogni prodotto ha un’azione.
      L’unione di tutto questo crea un momento di alchimia, di connessione e di scambio tra operatore e ricevente.
      Fare del bene, porta del bene.
      Qualche spiegazione sul “momento di alchimia” mi potrebbe interessare. Anche l’immagine che accompagna il testo è interessante
      https://www.facebook.com/photo/?fbid=8154339174591992&set=a.875960599096589
      con quella bella imposizione delle mani.

      • L’antipatia che provo per il termine in questione è grande. Mai l’ho usato, e anche qui rifiuto di menzionarlo. Del resto, l’uso di questa parola è sempre truffaldino, come risulta anche dai due esempi qui sopra citati. La tua compagna di corso ci sbarca il lunario, e va bene. Il deep state americano fa qualcosa di peggio.

        • Bellissimo, in quello di myollnir, questo commento: “Recession is when your neighbor loses his job. Depression is when you lose yours. And recovery is when. . . .” Joe Biden “. . . . loses his.”
          Reagan originally said that in response to the Carter Administration, but I’ve modified it for parallel.

        • Anche questa, ammettiamolo, è carina:

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