Beh, ma pure Minzolini!

Andare per social network è pratica poco sana, si sa. Tuttavia, se si mantiene la postura dell’entomologo, può essere istruttivo.

Una delle cose che si imparano subito, andando per social network, è che l’ignoranza della lingua italiana va di pari passo con quella della logica. A sua volta, questa è in correlazione con l’ignoranza dei valori e delle componenti fondamentali del vivere civile: occorrerebbe scomodare il motto della grande rivoluzione del 1789, ma forse sarebbe retorico.

Se dovessi scegliere, fra le tante bestialità, quella più rappresentativa, direi che è il diffondersi a macchia d’olio dell’errore ortografico che tormenta l’interiezione “beh“. L’ignorante potrebbe rifugiarsi nella forma tronca, be’. Ma ha sentito dire che ci vuole una “h”, e lui ce la vuole mettere. Mai più, però, potrebbe credere che questa strana consonante si piazzi alla fine della parola. In mezzo, vada in mezzo: come in John, come in the. Poi c’è il fenomeno imitativo, ed ecco che l’orrendo bhe si diffonde.

Bene, anzi, bhe: ecco il simbolo dell’ignoranza al potere. E allora, volendo trovare un esempio concreto, avrei potuto cercare fra i tweet di Sua Eccellenza il Ministro degli Esteri. Ma no, non occorre. Basta il direttore del Giornale che fu di Montanelli. L’Italia non sarà abitata da volpi, ma in compenso le asine figliano:

20 commenti to “Beh, ma pure Minzolini!”

  1. fosse solo per gli orrori grammaticali; quelli di concetto producono effetti ben peggiori.

  2. vale fino a un certo punto secondo me, non c’è una così stringente relazione tra la capacità di analisi e la capacità espressiva

    • Però non si tratta di comunicazione. A me pare chiaro che la comunicazione si realizza nelle forme necessarie a chi comunica. Esistevano, ho letto da qualche parte, popolazioni africane isolate dal mondo, la cui lingua usava correntemente non più di 200 vocaboli. Evidentemente, era quello che serviva. La tendenza giovanile a comunicare per immagini realizza l’autosufficienza comunicativa col minimo sforzo, e io non sono mica un moralista: comunichino i contenuti che credono con il linguaggio che gli pare.
      Il problema, però, è di tipo logico. E la logica ha a che fare con la grammatica. Esempio perfetto è il software. Ho l’impressione che qualcuno sottovaluti il legame che esiste, a livello educativo, fra le regole linguistiche e le regole logiche che presiedono alle attività operative. L’homo fecundus è, prima ancora, facundus.
      Ma, al di là della produttività, diciamocelo schietto: che umanità è se non possiede le facoltà logico/dialettiche? Penso che sia l’umanità che piace a Klaus Schwab.

  3. Sono abbastanza d’accordo col tuo punto di vista anche se secondo me non esaurisce l’estrema complessità. Scusa se mi dilungo un po’ anche con alcune frivolezze, di solito a me piace discorrere con amici ad un caffè, alscoltando la voce dell’interlocutore, guardando le espressioni del volto, proprio perchè non siamo degli algoritmi.
    Ma se non hai tempo riassumo tranquillamente il concetto in una riga: trovo più interessante l’approfondimento su grammatica generativa e non prescrittiva. Halle, Bloomfield, Baker, Chomsky.

    Vale fino a un certo punto perché le logiche, credo al plurale, coinvolte nella capacità espressiva o in quella analitica non si riducono a comunicazione e comprensione necessaria, minima, ottimizzata e produttiva ma i fattori implicanti la comunicazione che noi riteniamo non necessaria, anche grazie al gioco e all’errore (e all’orrore!), contribuiscono ad arricchire una più grande logica relazionale non statica a volte anche trasfigurandola in nuovo linguaggio, cosa che difficilmente può avvenire con una rigida standardizzazione e riduzione conformista finendo quindi per condurre l’istruzione squattrinata a un adattamento a una sempre più bassa risoluzione.
    Alla fine siamo persone. Esiste anche una ricchezza di linguaggi giovanili, di ricombinazione, persone che hanno il bisogno esistenziale di umanizzare il disumano, il conformismo dato, e senza chiedere il permesso a nessuno creano altre strade, esattamente come nell’hip hop. Un altro modo di intendere l’homo facundus, pensiamo a Kendrick Lamar oggi una delle persone più influenti al mondo o in passato a Frank Zappa, una zuppa totale che prendeva in giro e sovvertiva le varie grammatiche creandone di nuove. Credo sia un po’ questa la missione educativa. Non tanto una prescrizione di regole ma un apprendimento attraverso il gioco, la grammatica generativa, persino il nonsense, la destrutturazione della realtà per individuarne gli elementi comuni di base.

    non possiede magari le facoltà logico/dialettiche che ci aspettiamo noi, ma quando facciamo una domanda astratta in classe ai bambini le risposte possono essere per noi illegittime pur essendo altrettanto logiche e dialettiche, e forse più umane dell’homo grammaticus. E questo ricombinamento crea una riflessione divertita e giocosa negli altri bambini che comprendono la possibilità di un’altra logica, un’altra interpretazione e spazi di libertà in cui muoversi: è da questo gioco che, con l’aiuto del maestro, si individuano gli elementi e le componenti fondamentali e le possibilità di connessione logica, anche creandone delle altre come nella fattispecie didattica propria di Gianni Rodari ed Ersilia Zamponi.

    quella popolazione africana usa 200 vocaboli ma anche altri tre o quattro sensi di grande complessità logica e che noi ‘giovani’ non usiamo più o usiamo quasi in forma binaria, come automi. Il problema, come osserviamo, è la reductio acritica, conformista e l’adattamento alla bassa risoluzione, al consumismo minimo da sopravvivenza, e la miseria è la diretta conseguenza. Ma attenzione a colpevolizzare (si cerchi al contrario di allenare la tolleranza e la propria capacità libertaria) il problema è nel sistema educativo, il potere sempre più oppressivo, e nel credere che gli umani siano automi perfettamente decifrabili dal codice binario, una deformazione. A proposito di valori e vivere civile.
    La pretesa di ricondure le forme sintentiche e binarie ad un’intera weltanschauung è una forzatura ormai inarrestabile in molte comunità digitali che ormai stanno diventando sempre più settarie. La pretesa di capire un pensiero da codici sgangherati riflette comunque un crescente settarismo intollerante e discriminatorio nelle comunità digitali, dove anche una virgola fuori posto o la tosse della formica diventa terrorismo o comunque una schedatura (ma è esattamente quello che fa poi Google con noi schedandoci e tenendo a memoria per anni o forse mostruosamente per sempre). La chiusura del cerchio è fare poiu gli anticapitalisti su piattaforma Google che ha ormai preso di fatto il controllo della democrazia assieme a Facebook e altri.
    Non racconto per pietà gli aneddoti su giornali famosi ma la costruzione del commento per passare la censura era qualcosa di demenziale e spassosissimo: andava scritto in una forma e contenuti (!) conformi, andando quasi a cercare le aspettative del giornalista di turno, e una volta compreso il meccanismo entrare e uscire dall’ habitus di perfetti funzionari era diventato un film di Chaplin. Tante risate sebbene amare riconoscendo in questo sistema un grave gravissimo pericolo per la polis e la democrazia: parlare in modo corretto era diventato ciò che l’altro voleva sentirsi dire.
    Discorso a parte forse per l’invettiva e anche il turpiloquio nei confronti del potente o un influencer pubblico (di solito il giornalista), nei confronti del rappresentante pubblico traditore. Visto il divario tra vertice e democrazia è quasi un diritto (anche se fosse sgrammaticata).

    MB

    PS
    adattamento alla bassa risoluzione non solo grammaticali ma, secondo alcuni, anche concettuali
    https://fmentis.blogspot.com/2022/05/battersi-per-le-idee-non-avendone.html

    • Ti ringrazio del commento, che palesa una capacità di approfondimento che già avevo notato. Sono d’accordo, e, per quanto posso, distinguo fra grammatica e linguaggio.
      Qui a destra metto alcune citazioni che mi sono parse interessanti, con le quali non sempre concordo. È un’attività abbastanza inutile che pratico fin da ragazzo, quando costava fatica perché il copincolla era totalmente manuale. Dico inutile anche perché per la maggior parte quei lacerti sono andati persi. Ma non è andata persa la frase di Picasso: “Aprende las reglas como un profesional para poder romperlas como un artista“. Io penso che ci sia la sintesi dell’apprendimento, e anche della vita intellettuale del secolo scorso. Perciò, anche se mi trovi ignorante su Kendrick Lamar, penso di capire quello che dici, e concordo. Ma se per caso un ragazzotto ha solo Kendrick Lamar come riferimento, io credo che nella vita sarà meno influente di lui. Moltiplicalo per qualche miliardo di casi (non cinesi e indiani, però) e avrai un quadro abbastanza inquietante. Inquietante per noi occidentali, intendo.

      (BTW: se cambi il nickname e/o la email, finisci di nuovo in moderazione)

  4. Ho visto, cambia anche il gravatar, si perché purtroppo erano mail temporanee, ho risolto il problema e con questa posso inviare/ricevere. Godiamoci questo ultimo periodo di parziale anonimato, ancora per poco perché i big padroni della democrazia, Google e agli altri, stanno escogitando un green pass unico per accedere ad internet. Il potere come sempre avanza fino a reazione contraria, fin quando chi tace acconsente.

    Se diventa l’unico modello allora diventa un altro conformismo, verissimo, anche se forse c’è una differenza sostanziale: i precedenti conformismi provenivano non dal basso ma imposti dall’alto, e quindi implica una questione di metodo democratico: altri ragazzotti sanno anche che potranno essere nuovi riferimenti.
    L’idea di Picasso è legittima, con l’unico limite appunto sul metodo: rottura basata esclusivamente su regole prestabilite, come costruire e rompere un bicchiere, e non sulla possibilità di ridiscutere il metodo e concepire altri materiali, come nel superamento/ampliamento della fisica newtoniana che considera elementi estranei alle regole di partenza, non ricavabili dalla rottura. O il ruolo giocato dal caso nelle scoperte scientifiche. Dimmi un po’ se sta in piedi come discorso.

    E poi forse c’è il limite didattico: ‘prima di improvvisare jazz dovrete studiarvi tutta la teoria per due anni’ (molti studenti abbandonavano), ho avuto un interessante scambio con altri musicisti in cui facevo notare che alcuni jazzisti storici non conoscevano nemmeno la musica e la notazione e si divertivano come pazzi. Quindi forse state negando le altre possibilità sebbene la vostra sia una posizione del tutto legittima.

    Poi la vita obbliga a trovare degli equilibri, come Gianni Riotta ha trovato il suo con le liste di proscrizione di epoca fascista.

    • Lo so: Archimede non conosceva lo zero, e ciononostante di lui si parla ancora. I numeri negativi sono una scoperta di 500 anni fa. Fior di astronomi dell’antichità descrivevano perfettamente il moto dei corpi celesti, nell’ambito di un sistema geocentrico. Molti famosi cantanti lirici non sapevano leggere la musica (il più noto è Pavarotti). E così via. Se però c’è una ragione che mi spinge a congratularmi con me stesso per l’epoca in cui sono nato è la seguente: da bambino ebbi la difterite, e se fossi nato cento anni prima molto probabilmente sarebbe seguito il mio funerale. La penicillina fu scoperta casualmente? così dice la vulgata. Ma mica l’ha scoperta la donna delle pulizie del dott. Fleming, la quale pure doveva essere nei paraggi.
      Voglio dire, come credo sia ovvio, che imparare le regole fa parte della formazione della maggior parte di coloro che operano nel mondo. “Negare le altre possibilità” è, forse, conculcare la creatività precoce. Ma io di veramente creativi ne ho conosciuti pochi, in vita mia. E credo che tutti si siano sottoposti, inizialmente, a una dura disciplina didattica. Vedi lui, per esempio:
      https://tinyurl.com/47byupb5

  5. Sono d’accordo con te: il metodo non è dato dal caso, ma nel determinismo non si ammette neppure l’esistenza del caso e speriamo di non morire per un coronavirus potenziato, un virus antichissimo, nonostante tutte le conoscenze attuali, vere o presunte

    Ma la natura del metodo può essere molto diversa. Questo punto non mi convince tanto perchè anche chi non segue un rigido determinismo non ha vita meno dura, anzi ti dirò: seguire una strada già tracciata è molto meno faticoso. Il percorso di un autodidatta è molto molto più faticoso rispetto a un alunno seguito da un buon maestro. Questo poi solo in teoria perchè se c’è passione la durezza è relativa. Non perchè bisogna soffrire per forza, dipende dalla passione, dalla capacità umana. La dura disciplina didattica riguarda tutti, anche quelli che non seguono una grammatica prescrittiva, si tratta piuttosto della natura e forme della didattica

    Dura disciplina didattica, si, ma in legge: Pierre de Fermat era magistrato. La matematica era un otium. Eppure non è ricordato per le leggi ma per i contributi matematici, uno dei più grandi matematici della storia.

    Un altro caso semplice ma non banale. Maradona non conosceva la grammatica di Pelé, non so se ti è capitato di vedere i filmati in cui il calciatore brasiliano spiega in modo preciso ed esaustivo tutte ma proprio tutte le tecniche possibili del calcio e la grammatica, ma la disciplina di Maradona non era meno dura: giocava al buio, immaginava la gravità del pallone, sapeva esattamente dov’era la palla senza l’ausilio della vista, non conoscendo le tecniche. Lo spazio diventava così puramente relativo: per gli avversari erano piccoli spazi, per lui erano enormi, non era normalizzato non c’era una regola, non c’era un metro. Erano agli antipodi, in metodo e grammatica.

  6. Si comprende ancor meno il premio Fields, limite di età a 40 anni. Perché negare un premio anche a chi si è sottoposto a dura disciplina didattica per cinquant’anni e ha ideato un nuovo teorema? Qual’è la ratio?
    (una battuta, penso sia un limite del tutto arbitrario da un ragionamento probabilistico)

    Nel dicembre del 1926 Albert Einstein, che aveva vinto il Nobel nel 1921, scrive a Max born che vincerà il Nobel solo nel 1954 ma che già allora era uno dei fisici più eminenti della Germania e lavorava con Heisemberg: «Tu ritieni che Dio giochi a dadi col mondo; io invece ritengo che tutto ubbidisca a una legge»

    E ancora in un’altra lettera successiva: «Non vorrei lasciarmi indurre ad abbandonare la causalità rigorosa senza prima aver lottato in modo assai diverso da come si è fatto finora. L’idea che un elettrone sottoposto a una radiazione possa scegliere LIBERAMENTE l’istante e la direzione in cui spiccare il salto (da un’orbita di energia all’altra ndr.) è per me intollerabile. Se così fosse preferirei fare il ciabattino, o magari il biscazziere, anziché il fisico”

    Quando i premi Nobel se le danno di santa ragione. Max ha rischiato grosso, l’amico Albert stava per perdere la tolleranza e inviargli un missile nucleare balistico intercontinentale

  7. Bene, anzi bhe. Visto che abbiamo toccato anche il calcio, dirò che faccio il tifo per Einstein. Ma la metafora calcistica è una tappa ormai necessitata nelle discussioni, assieme a quella automobilistica e quella sessuale. A proposito (davvero a proposito): c’era un compagno di scuola che si era comprato un manuale di tecniche sessuali, ed era diventato un esperto. Tutti lo prendevano in giro, però, perché nella realtà non batteva un chiodo. Per dire che ci sono campi dello scibile dove vale la prassi, anzi la pratica. Non so se si possa parlare di grammatica generativa, ma certamente non è prescrittiva.
    Tornando all’argomento iniziale, non mi pare che l’andazzo didattico attuale sia ugualmente o più faticoso: è il contrario, e infatti deriva da una dichiarazione di impotenza della scuola nei confronti della lobby genitori/alunni. Tu sai che questa lobby è descritta in modo incompleto, perché dovrebbe includere anche una terza parte, ossia i docenti. Non ce la metto, questa terza parte, perché è brutto generalizzare. Però è chiaro che, quando parlo di “scuola” come controparte della lobby, intendo la collettività, duramente colpita nel suo sistema linfatico.

  8. Come dicevo all’inizio pur essendo d’accordo anche con te, non risolve la complessità. Non seguo il calcio, non credo abbia senso fare il tifo. Bohr vincerà comunque il Nobel nel 1954 e co-fonderà il CERN, che dal punto didattico è forse l’unica speranza per l’Europa nell’era nucleare. Non credo ci sia una lobby, la guerra è persa perché non c’è un investimento da parte della collettività, è tutto lasciato al caso e al mercato (che va dove conviene e non dove è necessario), all’eremita che per disperazione si crea la sua nuova metodologia da Montessori, a don Milani, Mario Lodi e avrò dimenticato altri mille volenterosi. E andrà anche peggio, proprio come la sanità: ogni volta quando nei forum capita di discutere di disastro sanitario faccio questa domanda: chi ha modificato il titolo V della Costituzione? purtroppo non berlusconi, non il cattivo. Se nemmeno con una pandemia una società comprende la necessità di ripristinare il titolo V, allora è proprio meritocrazia: si merita il deragliamento e l’autodistruzione e questo addolora per tutte le vittime che provocherà, ma voi qui del forum ora lo sapete e non sarete incolpevoli.

    Un inciso. Scusa la montagna di errori, spero non concettuali, ma interagisco con un monitor che ha una luce che letteralmente buca gli occhi, fastidiosissimo, come sentire l’eco al telefono mentre parli, spessissimo lascio perdere il ricontrollo, e scrivo di fretta e muovo rapidamente masse di testo. Lo so, lo so che alcune cose fanno venire i nervi, che Heisemberg è con la enne. Sicuramente i commenti degli altri sono perfetti da quel punto di vista senza ombra di dubbio, ad esempio i commenti di Malvino sono di qualità e possono essere stampati su un libro del genere Bustina di Minerva di Umberto Eco anche quando trovi concetti discutibili e contraddittori nell’arco di pochi mesi.

    ti ringrazio per lo scambio interessante e stimolante, mi hai fatto conoscere cose che non sapevo, un caro saluto

  9. o Niels Born, non importa

    • Figurati. Io manco lo avevo notato lo spelling di Heisenberg, per la buona ragione che senza googlare non avrei saputo dire se era corretto o meno. Fra parentesi, io H. lo uso spesso in modo improprio, per classificare le situazioni nelle quali chi fa una domanda inquina la risposta: tipicamente, i sondaggi capziosi. Capisco benissimo che è capzioso anche l’uso che io faccio di Heisenberg, per attaccare la capziosità altrui. Bisognerebbe a questo punto citare Nostro Signore (chi è senza peccato…) salvo che qualche dubbio sul testo che lo cita è legittimo. Non se ne esce.

  10. chi è senza peccato… non lo diceva Silvio Berlusconi? ma se, come osserva Sandro Palis, prima i bloggers erano tutti antiberlusconiani, allora qualcosa non torna, era una questione partitica? moralistica? una lotta di trincea per l’occupazione del territorio? riguardava certi contenuti politici che oggi non contano più?

    Ovviamente, non saremo incolpevoli, ci siamo dentro tutti, non perché riguardi solo gli altri visto che apparteniamo alla stessa società, riguarda chi ha un sapere e una responsabilità, cioè anche noi, ne stiamo parlando proprio per questo cercando almeno di prendere coscienza e delineare possibili strategia d’uscita, spero solo che la domanda sul titolo V non sia inquinata, spero non rientri in quella casistica. Non vedo la capziosità

    Ma non è sempre così, vorrei far notare un altro aspetto, ricollegandomi a ciò che dicevo prima e un’aggiunta importante a certi tweet: considerare gli interlocutori politici come insetti, ortotteri, cimici, vuol dire non solo porsi su un altro piano, ma costruire preconcetti razziali, profonda diffidenza. Che in una setta potrebbe essere anche un codice identitario funzionale, ma attenzione: a chi giova? Alle prossime elezioni purtroppo lo scopriremo, seduti sulla riva del fiume.
    Non mi è sembrata una mossa intelligente tutto qui, fare il tifo per concetti è una cosa, fare il tifo per partito preso è un’altra. Oltre ad essere cosa profondamente antidemocratica: quegli “insetti” fanno parte della stessa società, stessa cultura, stessi spazi, stessi linguaggi, non è possibile una scissione netta in due razze. Quali sono le cause? io ricordo che ad esempio negli anni di tangentopoli la violenza di Espresso e Panorama era estrema (pur trascurando la cultura della ‘donna oggetto’ in copertina in entrambi i periodici), era un linciaggio continuo e soprattutto più sistematico del vaffa, era il fertilizzante: e chi ha preso poi il potere? Chi è poi sceso in campo? I proprietari di quei giornali. E poi ancora ‘la casta’ chi l’ha inventata? gli ortotteri? No, il Corriere della Sera.

    Io non vedo un tentativo di capziosità ma di mancanza di visione d’insieme.

  11. interroghiamoci piuttosto su chi ha dettato la grammatica politica, il linguaggio, appunto il fertilizzante di ciò che è arrivato dopo

    • La domanda sul Titolo V non è inquinata. Però ti faccio presente che per due volte il Popolo Sovrano ha votato su questo. Lasciamo perdere la prima, ma la seconda volta si era in presenza di tutti i danni ormai accertati, e tuttavia il 60% dei votanti ha preferito usare il voto per manifestare la sua antipatia per Renzi, fottendosene del titolo V: e non erano solo grillini. Per cui il pessimismo è d’obbligo. La mia convinzione è che oggi siamo in presenza di una strategia neofeudale portata avanti da quelle che, con disgusto lessicale, devo chiamare élites. Il mio disgusto deriva, ovviamente, dal fatto che finora usavo la parola in accezione positiva, mentre invece qui siamo di fronte a un incrocio fra Al Capone, Gordon Gekko e Franco Bassanini.
      Contro questa “élite” bisognerebbe che la sterminata classe dei servi della gleba si facesse trovare unita. Invece no: come dicevo altrove, fanno gli schizzinosi: quello è troppo a destra, quelll’altro troppo a sinistra, quello poi non è vaccinato. E’ il 1788, ma l’anno prossimo non succede niente.

  12. Fottendosene del titolo V? che è stato inserito in modo truffaldino in un pacchetto unico, prendere o lasciare.
    Su questo non sono d’accordo, Erasmo, secondo me qui hai ribaltato le responsabilità e l’antipatia c’entra poco: è come se ti facessero votare per aborto e riforma monarchica. Votiamo tutti SI per cestinare la monarchia e viene cestinato un altro fondamentale diritto, quello all’aborto. Questo trucchetto di potere è proprio sovvertire la democrazia, la trasparenza, la libertà. Uno può anche essere d’accordo con una riforma dell’assetto governativo, persino essere favorevole alla monarchia: ma cosa caz c’entra con tutto il resto? E non è vero non è possibile separare i referendum, vedi oggi che cavolo di referendum andiamo a votare
    Ma poi non era nemmeno il ripristino totale del Titolo V, era una pasticcio: la popolazione nemmeno è stata informata perché sui media istituzionali e sui giornali non si è detto nulla, gli argomenti erano altri, dei diversivi. L’informazione è uno dei pilastri della nostra società, della partecipazione consapevole. Referendum divorzio, chiarissimo: SI o NO. Non un referemdum zuppa: Si cosa? No cosa? Hanno infilato dentro tutto quasi senza dire niente avendo la coscienza sporca, hanno fatto un danno immenso.

    Sulla seconda parte del tuo discorso concordo pienamente, hai ragione, anche colpa nostra. Un referendum sul ripristino del Titolo V è oggi una necessità primaria, soprattutto dopo una pandemia. Proviamo ad essere uniti su diritti fondamentali, il sistema sanitario prima di tutto. Questa è politica, senza ingabbiarci in tifoserie contro i nostri stessi interessi. Si tratta solo di agire, prendere un foglio e firmare. Anzi, oggi la raccolta di firme si può fare online! Io ci sono e sono in ascolto.

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