Da “The new class war” di Michael Lind

Questa è la versione italiana di un importante brano già riportato, qualche tempo fa, in lingua originale. Le note sono mie.

La teoria implicita dei neoliberals tecnocratici è che gli Stati Uniti e le altre società occidentali a questo punto sono essenzialmente società senza classi in cui le uniche barriere significative riguardano razza e genere. Le persone al vertice ci sono arrivate solo grazie ai propri sforzi, sulla base delle loro superiori capacità intellettuali o accademiche (*). Molti di questi managers, speculatori finanziari, professionisti, burocrati, funzionari di organizzazioni no-profit e fondazioni, élite dei media e accademici svolgono più o meno lo stesso tipo di lavoro che i loro omologhi professionali facevano mezzo secolo fa, con ovvi adattamenti alle differenze nella tecnologia e nell’organizzazione industriale. Ma noi dovremmo credere che non siano solo manager e professionisti tradizionali, ma invece membri di una nuova “creative class” e di una “digital elite,” i “thinkpreneurs” e i “thought leaders” della nuova “knowledge economy” che vivono in “brain hubs” (per usare solo alcuni dei termini nel lessico dell’autoidolatria della classe eletta). Dal presupposto che una “economia della conoscenza” più o meno meritocratica abbia sostituito il capitalismo manageriale burocratico stratificato di classe, conseguono due tipi di conseguenze sociali. La prima sarebbe costituita da politiche che abbandonano il concetto di classe (“class-neutral”) basandosi invece sulla razza o sul genere, per rimuovere gli ostacoli al progresso delle minoranze razziali e delle donne, comprese le donne bianche native (**). La seconda configura politiche che includono la formazione professionale o la riqualificazione per gli uomini bianchi nativi che non fanno parte delle élites.

(*) Anche il fascismo aveva abolito le classi, inventandosi il sistema corporativo. E anche in quell’ambito, guarda caso, sono fiorite le distinzioni per razza.

(**) termine squisitamente americano per definire l’origine europea, non americana: più ipocrita di così…

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One Comment to “Da “The new class war” di Michael Lind”

  1. Testo originale:

    THE IMPLICIT THEORY of technocratic neoliberalism is that the US and other Western societies at this point are essentially classless societies in which the only significant barriers involve race and gender. The people at the top got there purely as a result of their own efforts, on the basis of their superior intellectual or academic skills. Many of these corporate managers, financiers, lawyers, accountants, engineers, foundation program officers, media elites, and academics do pretty much the same kind of work that people in their professions did half a century ago, adjusted for differences in technology and industrial organization. But we are supposed to believe that they are not just old-fashioned managers and professionals, but members of a new “creative class” and “digital elite,” the “thinkpreneurs” and “thought leaders” of the “knowledge economy” who live in “brain hubs” (to use only a few of the flattering terms in the lexicon of overclass self-idolatry). From the assumption that a nearly meritocratic “knowledge economy” has replaced class-stratified, bureaucratic managerial capitalism follow two kinds of policies. The first are class-neutral, race-or gender-based policies to remove barriers to the advancement of racial minorities and women, including native white women. The second are policies that include skills training or retraining for unsuccessful native white men.

    Michael Lind – The new class war

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