Ah, le librerie!

pesce

In sostanza: la casa editrice E/O ha litigato con Amazon a proposito di percentuali.

Capita in tutto il mondo, e da sempre. Fra i costi di produzione e il prezzo di vendita c’è il margine: il produttore e gli intermediari commerciali, ossia la distribuzione, se lo contendono. Nel mercato del libro, gli editori erano abituati a essere i pesci grossi, avendo a che fare con i librai, pesci piccoli. Tanto è vero che gli editori avevano cominciato a integrarsi a valle, come si suol dire, facendo fiorire megalibrerie con  tanto di bar e ristorante, e i piccoli librai avevano cominciato a soffrire, senza che gli editori si commuovessero troppo.

Poi è arrivato un pesce più grosso ancora, Amazon. Pianto e stridor di denti:

Ci è stato richiesto uno sconto (quello che gli editori pagano ai distributori e alle librerie come loro “quota” del ricavo finale) a loro favore troppo gravoso per noi”.

Sintassi faticosa, ma concetto chiaro: ci volete togliere quattrini. E perché meno soldi alle Edizioni E/O sono IL MALE? Non si tratta di avidità, perbacco: si tratta di difendere -indovinate?-  la libertà di espressione e altre nobili cose:

“È evidente che il pericolo per la libertà di espressione è reale, costante e quotidiano. Inoltre le case editrici hanno bisogno di margini economici sufficienti per investire nella ricerca di nuovi autori e di nuove proposte. Se questi margini vengono troppo erosi, le case editrici rischiano di sparire (assieme alle librerie, agli autori e a tutto il mondo del libro).”

Mentre noi ci domandiamo quale interesse abbia Amazon a far sparire “tutto il mondo del libro”, le Edizioni E/O non mancano di strimpellare un ritornello che diremmo classicissimo: la preoccupazione per la scomparsa delle librerie, luoghi di cultura.

La chiusura delle librerie causata dalla concorrenza spietata di Amazon significa anche impoverimento economico e culturale del territorio: vengono a mancare essenziali luoghi di ritrovo e di cultura.

Come dicevo in un vecchio post che farei fatica a ritrovare, questa delle librerie luoghi di ritrovo e di cultura, ricchezza del territorio, mi pare un luogo comune non supportato dai fatti. Il libraio uomo colto, il libraio consigliere, la libreria luogo di ritrovo, ricchezza del territorio: roba sconosciuta all’uomo della strada, perlomeno ai nati nel dopoguerra. Personalmente, mai mi feci consigliare da un libraio, né conosco nessuno che l’abbia fatto. E, onestamente, non conosco un libraio capace di dare consigli. Ho sentito parlare di qualche commesso esperto di settore, in qualche libreria milanese, rigorosamente appartenente a case editrici (Hoepli, Rizzoli). Tutto qua.

Ho l’impressione che queste battaglie di retroguardia siano perse in partenza. Non occorre essere esperti di strategia e di robotica per capire che il mondo cambia, e cambierà sempre più in fretta. I librai spariranno, come spariranno tante altre attività produttive e tanti mestieri superati dalla tecnologia e dalla storia. Personalmente, compro e-book, e li compro su Amazon. Ma se dovessero costare un centesimo di meno, li comprerei da un altro.

 

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