Anche la tolleranza ha un limite

Non posso certo definirmi un esperto di musica leggera. Diciamo anzi che la mia ignoranza in materia è grande. Riesco solo a capire che, rispetto agli archetipi anglosassoni, i cantanti italiani sono molto più in basso. Stavo aggiungendo un prudenziale “mediamente”, ma poi mi sono venuti in mente vari personaggi, e ho soprasseduto.

La mia dichiarata ignoranza, nonché il giudizio negativo sugli “artisti” italiani, non mi impediscono di essere molto tollerante, specie verso gli utenti. Vogliono ascoltare quella roba? Liberi di farlo, e di infarcirne i loro profili di social network. Certo, se abitassi vicino a uno stadio dove fanno concerti, sarei un po’ più critico. Ma, tutto sommato, ringrazio la tecnologia che ha sviluppato cuffie leggere e di qualità, per cui chiunque può intontirsi senza intontire.

La mia tolleranza è estesa a concerti, tournée, festival, eventi  e quant’altro. Lo stesso concerto dei Pink Floyd, che riempì Venezia di immondizia, mi turbò poco, e anzi mi si fece apprezzare per il fall-out positivo rappresentato dalla canzone dei Pitura  Freska (le canzoni umoristiche fanno eccezione, e mi piacciono, specie se in dialetto). Poi, se vengono i Rolling Stones, o Vasco fa il concerto di addio, o se una band blasonata va in tournée, chi sono io per giudicare?

C’è poi l’aspetto sociologico. Qualche anno fa capitai a Praga in un albergo vicino allo stadio, in coincidenza con un concerto degli Iron Maiden. Fu molto interessante guardare il pubblico in avvicinamento allo stadio: tristi ultraquarantenni fasciati di pelle nera e borchie, con tatuaggi ormai stinti sui bicipiti. Tristi a vedersi, e ancor più tristi nei pensieri che provocavano, riassumibili in una frase: “cazzo, questi sono più giovani di me”.

Persino le  patetiche esibizioni di Al Bano, qualcuna addirittura con Romina, mi provocano più che altro tenerezza. Parlano di una generazione che si è affrancata dalla miseria, se non dall’ignoranza, e si è speranzosamente ispirata a un modello di riscatto popolaresco e, in fondo, abbastanza genuino nella sua pacchianeria.

Ecco: quella che precede è solo una premessa. Perché vedo la pubblicità di una tournée di Gianni Morandi, e tutta la mia tolleranza, puff, è finita. Qui lo dico e lo dichiaro: chi compra il biglietto è persona poco pregevole. Meno pregevole se ha l’ingresso gratuito.

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