Il destino delle volpi

Diceva il sig.Craxi che il destino delle volpi è finire in pellicceria. Concordiamo, a costo di finire nel mirino della sig.ra Brambilla.
Adesso che il disegno delle volpi è chiaro (mettere il sig.Draghi, con l’aureola di eroe, a fare il premier) si spiega meglio l’accanimento terapeutico nei confronti del sig.Visco (che, affondando, si sarebbe tirato dietro Draghi) e le carezze date al sig.Gentiloni, perfetto pontiere. Si spiega altresì l’improvvisa severità del sig.Renzi nei confronti del Governatore di Bankitalia, che da anni sonnecchiava senza che nessuno turbasse i suoi sogni. Il sig.Renzi si è finalmente accorto di quale sia la minaccia, dopo un anno intero passato a curarsi le ferite usando l’acido muriatico. Piano piano, capirà che ha perso un paio di occasioni non ripetibili per fare il suo partito in posizione di forza. Sarà probabilmente costretto a farlo in condizioni di debolezza, appoggiandosi a destra.
Ma torniamo alle volpi. Vista la loro statura tattica e strategica (parliamo di gente come Bersani, Boldrini, Grasso, Napolitano, Civati, Speranza, Orlando, Gentiloni, per tacere dei giovani turchi che salteranno al momento giusto sul carro) la pellicceria è un destino più che certo. C’è un’unica vera volpe (nel senso che non si fa catturare) ed è il sig.Amato. Ma da solo non riuscirà a salvare le altre, anche perché è bravo a salvarsi, non a salvare.
(Va da sé che, in tutto questo, il destino degli italiani non interessa a nessuno).

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