Le vite degli altri

Via Mantegazza, a Milano, è stretta, con due marciapiedini larghi 50 centimetri. Poiché gli automobilisti ci parcheggiavano lo stesso, mezzi su e mezzi giù dal marciapiede, il Comune, con uno dei suoi pochi provvedimenti ragionevoli, ha messo dei paletti di ferro, così non parcheggiano più.

A questi distinti signori non resta che occupare, in superdivieto, l’angolo con Corso Garibaldi. Oggi ce n’era tre, tutti con SUV. Il terzo sporgeva in Via Mantegazza in modo tale che io, passando, ho dovuto strisciare le ruote sul bordo del marciapiede. Mi sono fermato, e ho visto un tizio sui 45, con l’aria del fighetto, che stava in auto insieme a due ragazzini. Gli ho detto: “Che cosa fai qui?” Risposta piccata: “Adesso me ne vado. Vada via o le spacco…” Poiché stavo alzando il finestrino, l’ultima parola è andata persa. Allora l’ho riabbassato, e gli ho chiesto: “Che cosa hai detto?”. Allora lui, con voce fessa, e senza dismettere il “lei”: “Lei deve smettere di entrare nella mia vita”.

Io ho riso per mezz’ora. Dev’essere il modo chic per dire “non mi rompere i coglioni”.

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7 commenti to “Le vite degli altri”

  1. Non ho capito: stavi tentando di penetrarlo?

  2. Travaglio buono proprio no.
    Amo quel film ed immaginare le vite degli altri.

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