Yuja dal vivo

Yuja Wang non ha deluso. Si è presentata con il vestito fucsia munito di spacco, e ha suonato il Primo di Tchaikovsky in modo egregio. Non posso dire che questo concerto sia uno dei miei preferiti, ma ritengo di conoscerlo abbastanza. La ragazza lo ha interpretato con tecnica buona e con espressività. Poiché, a tratti, è musica fracassona, sarebbe indispensabile che nei ripieni dell’orchestra il pianoforte si facesse valere un po’ di più, e questo con la Wang non succede. Complessivamente, mi resta una qualche insoddisfazione, che potrei così sintetizzare: poche emozioni. Ma è difficile separare la responsabilità dell’esecutrice e quella del compositore. Propenderei più per la seconda.

Il successo è stato enorme, ed è cominciato al botteghino: raro vedere la Sala Santa Cecilia quasi piena. Dopo l’esecuzione (e, purtroppo, anche durante) pubblico in delirio. Wang non ha concesso bis, cosa che in Italia è affronto grave. Chissà se nelle repliche sarà meglio consigliata.

Al contorno, c’era il Maestro Pappano con un programma dedicato a Roma. E’ una specie di tassa da pagare alla romanità dell’Accademia di S.Cecilia, tassa che questa volta era divisa in tre rate. La prima rata, in apertura di concerto, è consistita in un discorsetto di Pappano, che ha voluto presentare la prima esecuzione assoluta di un Caprice Romain del sig. Dubugnon, che costituiva la seconda rata.  Perché Pappano ha la passione del microfono? Non ha niente di interessante da dire, e non possiede una lingua per dirlo. La sua presentazione degli strumenti dell’orchestra può andare bene per i bambini della prima o seconda elementare. Gli elogi preventivi all’opera in prima esecuzione sono stucchevoli, come pure gli abbracci al compositore a esecuzione terminata. Il Caprice Romain è una specie di tarda imitazione dei poemi sinfonici di Respighi, che infatti erano la terza rata. Mentre per Caprice Romain si può spendere un solo aggettivo, “inutile”, le Fontane e i Pini di Roma, eseguiti nella seconda parte del programma, hanno testimoniato, se ce ne fosse bisogno, la grande qualità dell’Orchestra di Santa Cecilia, e anche del direttore.

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