Pv = L-V

L’equazione esposta nel titolo è la formula del plusvalore (Pv), dal Capitale di Marx.

Delle due variabili, L è chiara e non necessita di lunghe spiegazioni: rappresenta il lavoro della forza operaia nell’unità di tempo. Se lo rapportiamo alla giornata lavorativa attuale, sono 8 ore.

La variabile V è meno intuitiva: rappresenta la “quantità di lavoro necessaria alla riproduzione della forza-lavoro”.   Lì dentro c’è una montagna di concetti e di presupposti, perché si traduce il salario in ore di lavoro, ma lo si fa partendo da un concetto di valore monetario: ossia, si presuppone che il lavoratore venga pagato in funzione del livello dei prezzi dei beni che garantiscono la mera sussistenza  degli operai e delle loro famiglie. Questo salario minimale viene poi convertito in ore. La differenza fra le ore lavorate effettivamente e le ore di lavoro che stanno dentro il salario rappresenta il plusvalore, che genera il profitto. Si torna, a questo punto, a valori monetari.

L’ho proprio scarnificata, perché attaccati a questi concetti ce ne sono molti altri (per esempio, valore d’uso e valore di scambio; capitale variabile e capitale costante). Ma restiamo alla formula del plusvalore: a questa teoria sono state mosse molte critiche, anche da studiosi marxisti; vi si sono poi accavallate le risultanze pratiche che venivano dalla storia degli ultimi 150 anni, che hanno generato alcune ironie, non solo per via delle imperfette realizzazioni dei paesi socialisti, ma anche per il corso preso dalle economie dei paesi capitalisti.

Non voglio entrare in queste critiche. Ho solo una domanda di squisito sapore matematico, che pongo da tempo ai marxisti ortodossi, senza ottenere risposta. La domanda è assai semplice: poiché nelle formule che rappresentano la realtà di solito le variabili stanno entro un certo intervallo, chiamato anche “range”, esiste un range di validità delle variabili nell’equazione del plusvalore? E, in particolare, l’equazione è valida anche se il valore di L è inferiore a quello di V?

Se la risposta è sì, il plusvalore può essere negativo, e si deve poter parlare di minusvalore. Se la risposta è no, piacerebbe sapere se è perché Marx non ci aveva pensato, o perché la realtà è sbagliata.

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7 commenti to “Pv = L-V”

  1. No, niente… però, ammettilo: ti sei illuso per un attimo, alla ricezione della notifica del commento, che fosse qualcuno con le risposte.

  2. La risposta è sì e è proprio l’eventualità che entusiasma, ovviamente l’entusiasta vive di rendita o è un dipendente pubblico.

    • Se vive di rendita non c’è plusvalore o minusvalore perché non c’è salario. Se è un dipendente pubblico, i sospetti sono legittimi. Ma vedi, Marx ha fatto tutta la sua costruzione sulla produzione di merci. La presenza dei servizi, pubblici o privati, che costituiscono ormai la maggior parte delle attività economiche, è un’area totalmente inesplorata nel Capitale, e quindi per i marxisti ortodossi semplicemente non esiste.
      Un altro caso di realtà sbagliata.

  3. Non sono stato chiaro. Il riferimento era a chi spera che si realizzi il minusvalore non avendo il reddito collegato alla produttività. A tutti quelli che godono della rovina del “padrone”.

    • Ho capito adesso. Però nulla vieta che siano anche dipendenti privati, visto che in questo paese marxismo si è coniugato spesso con autolesionismo.

  4. Sono stato ri-tentato di postarlo su fb, ma poi vince il timore di una intrusione di curiosi che temo non sia a Lei gradita.

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