Ma il migliore era il fagottista

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L’ultima volta che ho ascoltato Emanuel Ax dal vivo, aveva i capelli neri. Per dire che non l’ho frequentato molto, e, riascoltandolo stasera a S.Cecilia, non sono stato preso da particolari rimorsi. La mia idea è che si tratti di un dignitoso ma piatto mestierante, oltre a tutto più adatto a sonorità e aure impressionistiche che a quelle classiche e romantiche. Il secondo concerto di Beethoven ha senza dubbio interpreti migliori, pur nel non brillantissimo panorama di questo scorcio di secolo. Se poi aggiungete la sfortuna di un direttore fuori ruolo, la somma vi darà la minestrina sonora ascoltata all’Auditorium di Roma. Particolarmente poco felice il secondo movimento, nel quale i due hanno, per usare una terminologia calcistica, fatto melina, con imbarazzanti cali di tensione che non si sa se attribuire al direttore o al solista, visto che l’orchestra è sempre la stessa, cioè buona. Non male il bis, un valzer chopiniano chiaramente di repertorio.

Venendo al direttore, di nome Pablo Heras-Casado, si tratta di giovane spagnolo a me finora non noto. Ha cominciato con una Sinfonia Classica (Prokofiev) di singolare rozzezza. Impreciso, non selettivo, con gli archi che emettevano suoni aspri. Ma il peggio è la gestualità: dirige come dirigerebbe un qualsiasi dilettante davanti al suo stereo. Avete mai provato? Io lo faccio spesso, d’istinto. Il problema, se si è sul podio, è che dovrebbe essere l’orchestra a seguire voi, non voi a dimenarvi come foste in discoteca. E infatti non lo seguivano. Il terzo movimento aveva degli strappi come fosse stato Alexander Nevsky, il quarto è finito in confusione. Questo direttore non usa la bacchetta, e a mio parere dovrebbe. Ha lo spartito davanti, ma dirige a orecchio, salvo recuperare comicamente il segno, sfogliando furiosamente quattro o cinque pagine.

Dopo avere accompagnato Ax nel secondo concerto, Pablo è andato in pausa. Al rientro, ha ficcato nel programma Le Creature di Prometeo, e Dio sa perché. Ultimata questa inutile fatica, ha attaccato la Nona di Shostakovic. A quel punto mi aspettavo il peggio, e invece è andata abbastanza bene. Il merito è, a mio parere, dell’orchestra, e in particolare degli strumenti a fiato. La Nona ha brani solistici molto accattivanti, e Santa Cecilia ha i solisti per questo. Segnalo il fagottista Andrea Zucco, ritratto nell’immagine qui sopra.

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8 commenti to “Ma il migliore era il fagottista”

  1. In fatto di gestualità, comunque, faccio fatica a immaginare qualcosa di più terrificante di questo

    • Sì, ma vedi: prova a mettere un dito sulla faccia, e il resto è abbastanza a posto. Una cosa è un direttore istrionico, un’altra uno che non sa tenere l’orchestra. Battistoni sa quello che fa, e si fa capire. Bisogna tenere conto del fatto che la performance davanti al pubblico è l’ultimo atto di un percorso di concertazione, fatto di prove nelle quali si trasmette all’orchestra la visione e la volontà del direttore. Il gesto serve, oltre che a dare il tempo, a richiamare ciò che si è concordato nelle prove. Ci sono grandi direttori che non si muovono per lunghi periodi durante l’esecuzione, perché l’orchestra fa da sola, avendo capito tutto durante le prove. Karajan era uno di questi, specie verso la fine della carriera. Però non è detto che chi si muove in modo istrionico non sia bravo: per esempio, Bernstein (certo più elegante di Battistoni) faceva un sacco di smorfie e di mosse plateali, ma era un grandissimo direttore. Daniel Oren è uno che fa scene addirittura imbarazzanti, ma nessuno nega l’efficacia del suo gesto. E’ tutta e solo una questione di risultati.

      • Infatti ho precisato che parlavo solo della gestualità: che l’orchestra lo segua alla perfezione, è evidente anche a un’analfabeta totale come me. Resta il fatto che se guardo uno così, mi perdo il piacere dell’ascolto. In un altro video, che non ho trovato, l’ho visto addirittura mulinare, letteralmente, le braccia. E non c’è dubbio che l’unica cosa che realmente conta è che lui e l’orchestra si capiscano e che il tutto funzioni, però quando si presentano davanti al pubblico, per me conta anche quello che si vede.

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