Completo la collezione

Tutto sommato, ascolto e apprezzo musicisti che furono nazisti, fascisti, collaborazionisti, stalinisti, filocastristi. Pare anzi che ci sia un’attrazione fatale fra musicisti e politica impresentabile. Pertanto, ho completato la mia galleria degli orrori (politicamente parlando) acquistando un cofanetto di dischi di Igor Markevitch, fortemente sospettato di complicità con le Brigate Rosse e nell’assassinio di Moro.

Grandissimo direttore anche lui.

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7 commenti to “Completo la collezione”

  1. Il vantaggio, rispetto agli scrittori nazisti o altro, è che almeno nelle loro opere non trovi traccia delle loro perversioni politiche.
    Certo che questa sinfonia ha davvero una forza travolgente, particolarmente esaltata da questa esecuzione.

    • E’ vero. In comune fra scrittori e musicisti rimane la predisposizione a essere servi, che peraltro è caratteristica degli intellettuali fin dall’antichità. L’unica novità è il radical chic, che è un servo di diversa natura. Non dimentichiamo che l’appellativo fu coniato da Tom Wolfe a proposito di Leonard Bernstein, altro grande direttore e medio compositore.
      Markevitch però è un’eccezione. E’ probabile che fosse un uomo cattivo. A volte servono anche i termini semplici.

  2. “A volte ci vogliono uomini cattivi per fare le cose buone” (citazione da “Narcos”, splendida serie Netflix su Pablo Escobar, di cui mi sono sparato le ultime cinque puntate ieri sera). Nella fattispecie, la cosa buona è stata Mo… no, meglio che non lo dica.
    Ho un CD di Furtwaengler da brividi: una registrazione mi pare proprio della V di Beethoven (sono al lavoro e devo andare a memoria). In piccolo, in fondo alla copertina del dorso del CD: registarta a – mi pare – Francoforte, Dicembre 1944.
    Praticamente come Shostakovich a Leningrado.

    • Le registrazioni di Furtwangler nel periodo dal 1942 al 1944 (dal vivo con i Berliner Philharmoniker) sono arrivate sul mercato una ventina di anni fa, provenienti da Mosca. Infatti, i supporti erano stati presi dai russi e portati via, senza però che la Melodija (Il marchio discografico sovietico) li mettesse in circolazione, almeno a mia conoscenza. Si tratta, probabilmente, del miglior set di registrazioni del maestro tedesco, insieme al Fidelio di Salisburgo e alla Nona di Bayreuth. Particolarmente pregiata l’esecuzione della Quinta di Bruckner. Purtroppo, le esecuzioni bruckneriane di Furtwangler ci sono pervenute incomplete e, nel caso dell’8a asseritamente con i Wiener Philharmoniker, di attribuzione assai dubbia.
      Comunque, la Quinta di Beethoven, come le altre, mi risulta registrata a Berlino.

  3. Probabilmente ha ragione. Nel casino totale dei miei cassetti di CD ne ho trovato uno solo, ed è la Nona di Bruckner, Berlino, 7 ottobre 1944 (ed. Grammofono 2000, il marchio non mi dice nulla); ma non è il disco che stavo cercando, che è andato a nascondersi da qualche parte, e che forse era addirittura un CD da edicola (tipo la serie Concerti di Armando Curcio).
    La ringrazio per la storia di queste registrazioni, che non conoscevo.

    • Grammofono 2000 è una delle tante etichette-pirata fiorite nell’ultima parte del secolo XX. Anch’io posseggo alcuni dischi con questo marchio. Si tratta di riproduzioni generalmente ottenute in modo molto semplice, ossia riversando il contenuto di un altro CD, di solito americano, e facendo attenzione che fossero passati 50 anni dalla registrazione originale (decade il copyright).
      Il progresso della tecnologia ha poi travolto anche i pirati, perlomeno quelli che contraffacevano i CD.

      P.S.La forma più tradizionale di pirateria consisteva invece nella diffusione di registrazioni dal vivo ottenute per canali non ufficiali, spesso da spettatori muniti di registratore. Curioso, invece, il caso dei dischi di Celibidache apparsi dopo la sua morte. E’ noto che lo stravagante direttore romeno non voleva essere registrato. Tuttavia, dopo la morte, la EMI pubblicò una collezione molto numerosa di CD, tutti recenti e di ottima qualità. In pratica, si registravano i concerti all’insaputa del direttore ma non all’insaputa degli eredi, i quali si papparono tutti i diritti autorizzando l’uscita dei dischi. Che poi Celibidache fosse davvero all’oscuro, questo rimane da dimostrare.

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