Se 8 contrabbassi sembrano pochi

C’erano praticamente tutti i musicisti dell’Accademia di Santa Cecilia alla esecuzione della Sinfonia n.1 di Gustav Mahler all’Auditorium di Roma, sotto la direzione di Manfred Honeck, che già era stato sullo stesso podio per il Requiem Tedesco. Uno spiegamento impressionante: otto contrabbassi, quattro trombe, un’infinità di corni, e 5 percussionisti pienamente equipaggiati.
La sinfonia è un po’ furbacchiona, ma godibilissima, e fa giustamente parte del repertorio più battuto. Non credo sia appropriato il termine “virtuosismo” applicato alla direzione d’orchestra, ma nel caso si dovesse fare uno strappo semantico, indubbiamente questa sinfonia è fra i candidati migliori. Cavallo di battaglia, perciò, di tanti direttori di stampo romantico, ossia quelli che si prendono libertà; credo che la palma vada a Dimitri Mitropoulos, che lasciò una registrazione inarrivabile, con la Minneapolis Orchestra. Più rigoroso Honeck, ma comunque eccezionale, specie per l’equilibrio raggiunto fra i vari reparti in un brano che è disequilibrato per definizione, ossia invita a perdersi negli episodi. Episodi che spesso coincidono con alcune parti solistiche, anche inaspettate: vedasi l’assolo del contrabbasso (Libero Lanzilotta) all’inizio del terzo movimento, o quelli di tromba (grande solista, Andrea Lucchi). Gli ottoni vanno comunque lodati in blocco, e, come sempre dico, non è poco per un’orchestra italiana. L’uso degli archi in questa sinfonia è roba da virtuosi. Il vibrato all’unisono, in pianissimo, produce un suono che si può definire ronzio, così pervasivo che non è facile capire a quali strumenti attribuirlo. Salvo poi ritrovare gli stessi strumentisti a incrudelire su violini e viole, in modo anche fisicamente sgraziato. E’ per ragioni consimili che io trovo utile per l’ascoltatore dominare l’orchestra, anziché poltrire in platea in mezzo alle damazze del generone.
Da quanto sopra, risulta chiaro che il Maestro Honeck si conferma un mio favorito. Non ho ben capito perché ci sia stato l’aperitivo della Sinfonia Jupiter di Mozart: musica che, devo dire, non amo particolarmente, ma che mi è sembrata secca e insipida come uno di quei cracker dietetici che si attaccano alla lingua.

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