Rattalino su Yves Nat

Scrivendo il breve post su Yves Nat, mi era rimasta una certa insoddisfazione, come una questione aperta, a proposito di “staccato” e“legato” . Ascoltando il Beethoven di Nat, ciò che colpisce è il suo staccato: ma anche il suo legato è superbo, sebbene più difficile da definire. Sono andato a cercare un giudizio di Piero Rattalino (“Pianisti e fortisti”, Firenze 1990) e, non sorprendentemente, ho trovato la sua geniale descrizione di questo fenomeno. Rattalino è il maggiore esperto di pianoforte, non solo italiano. Anche lui coglie che i tratti salienti sono staccato e legato, il che mi lusinga, ma lui ne dà una spiegazione di suprema e convincente eleganza:

 

[…] Se questo è lo spirito con cui Nat affronta Beethoven, il suo segno è, necessariamente, a punta secca, e il suo colore è campi­to in modo netto e lucido. La base stilistica di Nat è lo staccato; il suo legato, per così dire, è uno staccato lungo e, spesso, lavora­to con il pedale di risonanza.

Non sto, spero, facendo dei paradossi. Ciò che intendo dire sarà forse meglio compreso se si considera che staccato e legato – già Clementi lo sapeva, come dimostra il suo Metodo – non esprimono soltanto concetti di durata, ma di diversa timbrica. Il tratto stilistico sempre dominante nel Beethoven di Nat, anche nelle melodie espressive degli adagi, resta l’incisività dell’attacco del suono, spinta non di rado fino alla metallicità, talora fino al­la sgradevolezza. Il pedale, “una corda”, che ammorbidisce e sfuma, viene poco usato, il pedale di risonanza è impiegato con tecnica sopraffina, mai tenuto però a lungo. Nat, che non ama i colori pastosi e vaporosi, ama invece gli effetti di risonanza co­me riflessione, come eco, come colore “freddo”, spingendosi talvolta – nel finale della Sonata op. 31 n. 2, ad esempio – fi­no a ritardare l’entrata del pedale per cogliere soltanto il residuo spettrale del suono violentemente staccato. Malgrado qualche secondario punto di somiglianza con Schnabel e con Backhaus, un Beethoven così non lo si sente, e forse non lo si era mai sentito da altri.

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3 commenti to “Rattalino su Yves Nat”

  1. Un’analisi tecnica un po’ cervellotica per dire in due soldoni che Yves ha dato un’eccellente interpretazione della sonata di Beethoven che nessuno, prima di lui, aveva fatto. Mi sembra un truismo; gli artisti mettono sempre qualcosa del proprio stile quando suonano, altrimenti non sarebbero artisti, ma pappagalli ammaestrati.

  2. [Contenuti offensivi eliminati]

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