Salvate il soldato mass1q

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Commentare un articolo di un grande quotidiano online è uno spreco di tempo: il commento rimane pochi minuti, e poi scompare inghiottito da centinaia di altri. A volte è un peccato. Salviamo dall’annegamento questo scritto di un anonimo neokeynesiano della domenica:

mass1q 15 ottobre 2014 | 13:46
Gli stolti penseranno che è una buona notizia la discesa del prezzo del petrolio, invece è una notizia pessima perché prelude ad un periodo di crisi gravissima a livello mondiale. Quando è crollato il prezzo del barile? Dopo lo scandalo dei mutui subprime, quando l’economia mondiale era a terra. Petrolio che crolla significa depressione dei consumi, non ci vuole molto a capirlo

Il commento, come è chiaro, si riferisce alla discesa dei prezzi del petrolio. E’ venuto di moda disperarsi se diminuiscono i prezzi. Passi per i prezzi dell’indivia o del prosciutto. Ma il petrolio? Quale deturpante deformazione dell’intelletto può portare a dolersi se gli sceicchi guadagnano di meno? O non si era appena finito di dire che la bolletta energetica tarpa le ali allo sviluppo?
D’accordo, mass1q è uno sconosciuto che probabilmente l’economia l’ha letta su Topolino. Però, la versione colta e potente di mass1q la troviamo nei governi e nelle banche centrali. Gente che confonde l’effetto con la causa, e ditemi se è poco. Gente che, siccome la recessione è causa di bassa inflazione, pensa che la bassa inflazione causi la recessione. E che basti aumentare i prezzi per uscirne alla grande.
In realtà, sono totalmente impotenti a incidere sull’economia reale. Ed è una bella fortuna.

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9 commenti to “Salvate il soldato mass1q”

  1. Sono molto lontano dall’essere un economista, ma mi è parso di capire che con la deflazione, la prima cosa che aumenta è il debito. Fino agli anni ’80, credo, le spese non erano meno folli di oggi – le baby pensioni sono, mi pare, del ’74, le regioni del ’70 – ma una bella inflazione, quella reale era probabilmente sopra al 30% – bastava ad abbattere i titoli di credito in mano ai risparmiatori. Ricordo che c’era un periodo in cui la Lira aveva un valore ufficiale, e un valore reale: come il rublo, e infatti non si poteva cambiare più di una piccola cifra annuale in valuta forte, e bisognava giustificarla.. Oggi ci farebbe un gran comodo stampare moneta, ma con l’Euro non si può.
    Comunque il petrolio basso per noi è una manna, questo è chiaro, almeno sinché non cominciamo a estrarre il nostro.

    • Tutte queste ipotesi, che si rifanno all’idea originaria che la politica monetaria governi tutto, sono fallaci. La “deflazione” non esiste come fenomeno simmetrico all’inflazione (*), e tanto meno esiste questo curioso comportamento secondo il quale, in anticipazione della discesa dei prezzi, la gente non comprerebbe il branzino o il gelato. La gente non compra il branzino o il gelato perché ha pochi soldi, non perché i suoi pochi soldi domani varranno di più. Prendiamo due beni/servizi per i quali abbiamo una storia consolidata di diminuzione dei prezzi: i computer e la telefonia. Anche un totale imbecille neokeynesiano si è accorto che, negli ultimi 20 anni, ambedue questi beni/servizi sono diminuiti costantemente di prezzo, anche in periodi di alta inflazione (2002-2008). Bene, che cosa ha fatto il neokeynesiano in questi ultimi 20 anni? Ha acquistato computer, fatto telefonate e mandato email. Al massimo, la regola del rinvio dell’acquisto può valere per gli investimenti, che per definizione sono fuori dal computo dell’inflazione.
      L’idea che i debiti aumentino in deflazione (se vogliamo chiamare così la diminuzione dei prezzi) è anch’essa falsa, in base alla storia d’Italia e persino inbase alla storia del Giappone, dove il debito è sì aumentato in tempo di deflazione, ma in misura così consistente da non poter esser spiegato con la motivazione del commento qui sopra.
      Faccio inoltre presente che il debito è fatto anche di interessi, che ovviamente sono più alti in tempo di inflazione, e hanno il brutto vizio di rimanere immutati anche in tempo di (cosiddetta) deflazione.
      (*) La deflazione non esiste, allo stesso modo che non esiste la non-erezione. Un pisello a riposo non è un pisello che subisce un fenomeno involutivo: è semplicemente un pisello non eccitato.

  2. Commentare un articolo di un grande quotidiano online è uno spreco di tempo: il commento rimane pochi minuti, e poi scompare inghiottito da centinaia di altri.
    Sante parole, peccato che quando scrive:A volte è un peccato. Salviamo dall’annegamento questo scritto di un anonimo neokeynesiano della domenica….
    Non si rende conto di essere caduto in contraddizione? Se commentare su un quotidiano online è una perdita di tempo, perché sente la necessità di affannarsi per recuperare dal meritato oblio un commento inutile come questo? Ha forse tempo prezioso da perdere?

    • Gentile anonimo, anche lei evidentemente ha tempo da perdere, ma, a differenza del mio, non lo considera prezioso. Lei mi ricorda uno a cui abbiamo inutilmente cercato di insegnare la logica. Lei assimila arbitrariamente inutilità a perdita di tempo. Dimentica, o più probabilmente non capisce, che un commento può non essere inutile, ma può essere una perdita di tempo postarlo dove sarà visibile solo per alcuni attimi. Dimentica anche che l’utilità può essere di un soggetto diverso da colui che perde il tempo.
      Le faccio un esempio forse alla portata della sua limitata intelligenza: lo scrittore Guido Morselli è uno dei pochi romanzieri italiani del secolo scorso che valga la pena di leggere. Tuttavia, per lui mandare i manoscritti agli editori fu tempo perso, perchè non glieli volevano pubblicare. Lui se la prese molto, tanto che il suo insuccesso come scrittore pare sia tra le cause del suicidio. Possiamo perciò dire che i suoi libri sono inutili? Per rispondere a questa domanda, che implica in una qualche misura l’uso dell’analogia, lei vorrà, mi auguro, dedicare una congrua quantità di tempo e di risorse cerebrali.

      • Non posso giudicare uno scrittore che non conosco, non è mio costume dire: “Non l’ho letto, non mi piace.”
        Trovo interessante la storia dello scrittore Guido Morselli, probabilmente. grazie a lei. potrei in futuro cimentarmi nella lettura dei suoi romanzi.

        Riformulo la domanda, e vediamo se ci comprendiamo: cosa trova di utile nello scrivere un thread su un commento apparso in un quotidiano online? Non conosciamo l’oggetto della discussione perché non esiste il link da cui è tratto l’argomento, né comprendiamo il motivo per cui dà tanta importanza a un commento insulso come questo.
        Aggiungo, inoltre, per rendere più chiaro cosa intendevo dire, che, nella maggior parte dei casi, i quotidiani online ospitano al 90% commenti sconclusionati fatti dai lettori più disparati che con una tastiera si illudono di poter cambiare il mondo. Ha forse intenzione di trascorrere la sua intera esistenza per dare importanza a ciò che scrivono questi sconclusionati?
        Per questo motivo le dicevo se ha tempo da perdere nel dare importanze alle sciocchezze che scrivono i lettori.

        • Ma lo sa, signor anonimo, che il suo stile assomiglia in modo impressionante a quello del fesso tizio di cui parlavo prima? Stessa incapacità logica, e stessa imperfetta conoscenza della lingua madre. Parliamo della logica: per rispondere alla mia domanda non c’era bisogno di leggere i libri di Morselli. Il fatto che lei lo possa solo pensare rende impervio proseguire nella conversazione: lei appare privo di qualsiasi rudimento di logica.
          Per quanto riguarda l’italiano, c’è il solito problema: finché si tratta di caccole periodi corti e in numero limitato, lei può, aiutandosi col correttore automatico, fare la sua porca figura: ma se si spinge troppo oltre, non ce la fa. Non a caso, gli svarioni appaiono di solito nell’ultima parte.
          E veniamo alla sua domanda, così come l’ha affinata col sudore della sua vasta fronte. La risposta è: sono convinto che esporre la fessaggine sia utile, perché la fessaggine dilaga, e noi dobbiamo esserne coscienti come del pericolo di Ebola. Si figuri che, per meglio adempiere a questa missione, ho addirittura aperto un blog con altri amici: un blog dedicato ai fessi. E nessuno (a parte i fessi) ci ha detto che era inutile.

        • Queste storielle non m’interessano.

          Su una cosa, però, le do ragione al 100%: perdo il mio tempo a tentar di ragionar con lei.

        • Veramente lei mi dà ragione su una cosa che non ho detto.

  3. È una fortuna che i percorsi mentali non siano necessariamente e strettamente collegati alla facoltà di percepire il dolore, altrimenti non si potrebbe assistere a determinati spettacoli per più di una battuta.

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