Il medioevo prossimo venturo

«Oggi tracciamo una linea netta, senza sfumature – sostiene Letta -: di qua chi ama l’Europa, ne riconosce le contraddizioni e vuole riformarla ma sa che senza Ue ripiombiamo nel medioevo. Di là chi vuole bloccare l’Ue».

A parte la rozzezza e l’arroganza, piacerebbe saper che scuole ha fatto il signor Letta quando, per evocare scenari apocalittici, parla di ripiombare nel medioevo. Nel medioevo c’erano Dante e Petrarca, Giotto e Antonello da Messina,  Francesco d’Assisi e Lorenzo de’Medici. Che personaggi gli contrappone Letta? Forse Van Rompuy?

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12 commenti to “Il medioevo prossimo venturo”

  1. Che poi, nel Medioevo c’era il Sacro Romano Impero, ovvero l’Europa unita, a direzione germanica. Caso mai.

  2. Per Time papa Francesco è uomo dell’anno. Forse siamo giá ripiombati nel medioevo.

  3. Nel Medioevo c’era Lorenzo de’ Medici? Nacque nel 1442, in pieno XV secolo: possiamo ancora parlare di Medioevo?

  4. Nemmeno lei scherza nell’utilizzare le categorie storiche: c’è chi mette in dubbio che il Medioevo sia finito nel 1492; alcuni sostengono che sia finito con la caduta di Costantinopoli nel 1453, altri sostengono che sia finito la notte di Ognissanti del 1517 con l’affissione delle 95 tesi di Lutero, mentre altri ancora potrebbero dire che l’età moderna sia improvvisamente esplosa il 14 luglio 1789 con la presa della Bastiglia. Tutte queste date potrebbero essere plausibili, ma non è detto che siano l’alfa e l’omega di tutto. Inoltre, aggiungiamo che c’è chi potrebbe distinguere tra alto medioevo e basso medioevo; in ogni caso non crediamo che l’umanità nella sua interezza si sia accorta che nel 1492 l’uomo moderno abbia preso il posto di quello medioevale,: pensiamo che l’uso disinvolto delle categorie storiche generi confusione, come è avvenuto nel caso di Letta e nel suo caso..

    • C’è gente che batte internet a tappeto, alla ricerca di qualcuno da accusare di “classificare, categorizzare”, e sinonimi. Nella peggiore delle ipotesi, che qui ci viene risparmiata, ti fa una bella lezione sul dubbio, e sull’opportunità di averne tanti, e poche certezze. Nell’ipotesi migliore (che qui non ci viene risparmiata) ti fa una lezione su tutto il resto.
      Lezione respinta al mittente, non perché i contenuti siano sbagliati (semmai, è roba che sanno tutti) quanto perché fuori tema.
      Un tizio, casualmente il presidente del consiglio, usa un vieto luogo comune per demonizzare una posizione politica che gli è sgradita. Se usa un vieto luogo comune (sprofondare nel medioevo come se fosse una grande schifezza) è evidente che si rifà al luogo comune che il medioevo è un’epoca di transizione da un’epoca classica all’altra. Quindi, cosciente o no, intende quel medioevo convenzionale che, per luogo comune, va dal 476 al 1492. Le lezioni vanno quindi a lui rivolte, non a chi ne parla. Così, se parlo di qualcuno che dice “non ci sono più stagioni”, non voglio sentirmi fare una lezione di astronomia.

    • Per Marx il Medioevo finisce addirittura col XVII secolo, non è questo il problema. La questione è se, dovendo produrre cinque o sei nomi di grandi del Medioevo, valesse la pena di metterci dentro proprio Lorenzo de’ Medici, che è uomo rinascimentale par excellence. Ma dinanzi all’obiezione che il Medioevo inizia qui e finisce lì, perché così ci è stato detto a scuola…

      • Valga la seconda parte della risposta qui sopra (quella al minus habens, non a te). E nota che nell’analogia non ho parlato di lezioni di meteorologia, ma di astronomia. Tu che, a differenza del minus habens qui sopra, sei intelligente, certamente mi intendi, perché l’uso dell’analogia non è alla portata di tutti.

        • A intendere, ho inteso. E visto che anch’io ti reputo intelligente, mi sono limitato a stupirmi del fatto che tra i modelli di grandi uomini del Medioevo tu mettessi il Magnifico, tutto qui. Mi ha spiazzato la risposta che mi hai dato, perché pensavo avessi inteso cosa intendessi dire. Voglio dire: Leon Battista Alberti è nato addirittura una quarantina d’anni prima di Lorenzo de’ Medici, ma gli possiamo dare del medioevale?

        • Se hai inteso, allora intendi che non è in gioco la mia attribuzione di Leon Battista Alberti e Lorenzo de’Medici al Medioevo, perché per quanto mi riguarda è la stessa definizione di medioevo che ha poco significato. In gioco c’è il fatto che per Letta il medioevo c’è, e Letta aderisce al luogo comune del medioevo come concetto negativo. Ovvio che, se si parla per luoghi comuni, si aderisca anche alla tradizionale forchetta temporale: se no, di cosa si starebbe parlando?

  5. Sul fatto che sia scorretto usare il Medioevo come sinonimo di tempi bui, sono d’accordo. Aggiungerei, però, che questo è un malvezzo proprio di quella rigida scolastica che si ostina a fissare date d’inizio e di fine per epoche che stingono l’una nell’altra. Il Bellarmino, per dire, muore nel XVII secolo, ma è uomo intensamente medioevale, basti uno sguardo alle categorie filosofiche, teologiche e morali del suo De arte bene moriendi, che è del 1620; al contrario, in un Petrarca sono già tutti presenti i tratti dell’Umanesimo. Avevo capito il senso del post, ti prego di credermi, e non mettevo in discussione che il problema fosse il profilo culturale di Letta. D’altra parte, usare il Medioevo come sinonimo di tempi “apocalittici” è scorretto: peste, carestie e massacri sono abbondantemente presenti in epoche anteriori e posteriori a quell’arco di tempo che alcuni fanno finire nel 1492, altri prima, altri dopo. Non voglio insistere, d’altronde penso sia chiaro il senso del mio primo commento, ma la perplessità era solo sulla scelta di Lorenzo de’ Medici.

    • Fai bene a citare un uomo della controriforma, come fai bene a individuare singoli filoni nei quali il cambiamento ha preso piede in epoche diverse.
      In realtà, se parliamo non più di medioevo e rinascimento, ma di passaggio alla modernità, io una data ce l’avrei, che è anche posteriore al 1492. Tralascerò Erasmo, che comunque rimane il fondatore, e andrò sulle azioni, più che sul pensiero. La data è il 1517. I diversi, successivi effetti della Riforma sull’Italia e sugli altri paesi marcano un solco che ancora oggi è visibile (dolorosamente). E non tanto per le cose che dice Weber, il quale non ha neppure spiegato bene come mai chi crede alla predestinazione dovrebbe darsi da fare più di chi crede nelle buone opere. Da tempo mi occupo delle vicende dell’abortita Riforma italiana (consiglio caldamente i libri di Massimo Firpo, specie quelli su Pontormo e Lotto) e di come si sgonfiò d’un colpo alla fine degli anni ’40 del secolo XVI, dopo la delibera tridentina sulla giustificazione per fede. La controriforma è un modello vincente, che, oltre alla decadenza del nostro paese nei secoli successivi, può aiutare a interpretare anche le vicende italiane attuali, visto che il rifiuto del cambiamento è, da allora, una costante italica.

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