La stampa traviata

Il tradizionale supplemento del Corriere della Sera per la prima della Scala ha in prima pagina un articolo di una Antonella Lattanzi, dal titolo Il mistero Traviata. Sottotitolo: Il “prezzo da pagare” per l’indipendenza: dal sacrificio di Violetta allo sdoppiamento delle baby squillo.

Non vorrei però che qualcuno pensasse che ho letto l’articolo.

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9 commenti to “La stampa traviata”

  1. In effetti il leggerlo sarebbe sintomo inequivocabile di grave perversione.

  2. Beh, appena finita di vedere La Traviata e, come ha detto qualcuno su twitter, la regia era da arresto immediato: Annina conciata da Vanna Marchi, Violetta che nell’ultimo atto esordisce impasticcandosi e scolandosi liquore e che fino alla fine dell’atto sembra più tarantolata che tisica. E poi quegli orridi costumi e quell’ambientanzione melensa e ridicola (non mancava neppure la bambola vestita come Violetta nel primo atto!). Ma perchè nella messa in scena delle opere non aboliscono il regista?

    • Ne ho viste di regie efferate, ma questa supera tutte. Il fondo viene toccato alla fine del secondo atto (*), nella festa a casa di Flora, dove si arriva a tagliare alcune battute di Violetta, per chissà quale scopo.
      E hai visto il gesto del dottore quando parla di tisi, ma si batte il dito sulla testa? Il regista ha deciso che è drogata e matta.
      Il fondo del fondo, però, sono come sempre gli intermezzi RAI, che questa volta ci hanno regalato le interviste ai ggiovani.
      Bravo Gatti, bravissima la Damrau, anche se non è Violetta ma un incrocio fra la Regina della Notte e Azucena. Brava anche Vanna Marchi.

      NOTA SUCCESSIVA: adesso ho capito, per merito suo: le battute mancavano perché la protagonista si era dimenticata di entrare.

      (*) Inizio del secondo atto secondo la versione di stasera

  3. Beh, io un’occhiata all’articolo l’avrei data ugualmente, almeno per verificare se anche in questa occasione – velatamente o no – Berlusconi viene tirato in ballo.

  4. Ecco, io non sono una conoscitrice così profonda da notare il misterioso taglio delle battute, ma il gesto del dottore, sì, l’ho notato; del resto era in linea con la versione di Violetta tarantolata. I fischi finali al regista sono stati anche pochi e misericordiosi.

    • Le “autorità” battono il logoro tasto dei tradizionalisti che non capiscono, mentre loro, le “autorità”, sì che capiscono. Spicca su tutti il Presidente del Senato: “Non capisco le polemiche verso chi cerca di attualizzare le opere“. Povere opere: neanche fossero il Porcellum, che il Senato non riesce a attualizzare.

  5. Ma perchè bisogna “attualizzare”? Un capolavoro è già, di suo, senza tempo e senza luogo, quindi “attuale”. Una volta ho visto una versione “attualizzata” de Le baruffe chiozzotte, in cui la servetta che diceva “Serva vostro”i era n hot pants: una cosa penosissima!

    • La maniera migliore, più fedele all’originale e meno costosa è dare le opere in forma di oratorio, ossia rinunciando completamente a scenografie, costumi e regia. Regista diventa il direttore d’orchestra. Alcune delle più belle esecuzioni cui mi sia capitato di assistere erano così. Ho visto—pardon, ascoltato, l’intero Anello del Nibelungo, a S.Cecilia, diretto da Sinopoli. Un bellissimo Tristano con René Kollo a Linz. Un Tannhauser in Spagna. Una Bohème alla Scala, perché le maestranze avevano fatto sciopero: c’erano Pavarotti e la Freni, mica cazzi. Facessero sempre sciopero.Le maestranze.

  6. Concordo. Quest’estate, nella piazza di Pula, il teatro lirico di Cagliari ha rappresentato una versione ridotta della Traviata con un pianoforte e quattro cantanti su una semplice pedana di legno: è stato bellissimo!

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