Il pesto in vasetto, o Cielo!

basilicoPare ci fosse il botulino. Gente a rischio di vita per avere condito la pasta con un pesto in vasetto.

Io rifuggo da qualunque sugo pronto, ma il pesto in vasetto mi pare una contraddizione in termini. L’ho anche assaggiato (non esattamente quello incriminato) e faceva schifo: ovviamente.

Dio vi perdoni: volete il pesto? fatevelo. Non è difficile, salvo che, se non abitate in Liguria, il basilico che trovate non va bene per il pesto. Ma, almeno, avrete un piatto di pasta alla mentuccia che potrebbe anche essere gradevole, e certamente non pericoloso.

Il pesto in vasetto non ha alcuna parentela con quello vero. Non è solo che è più cattivo: non c’entra niente, è un’altra cosa, e una cosa pessima. Ci sono molti alimenti conservati che possono condire egregiamente la pasta: per esempio, il tonno in olio d’oliva. Oppure l’olio d’oliva, senza tonno. Oppure il burro.

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22 commenti to “Il pesto in vasetto, o Cielo!”

  1. Quello che avevo nell’orto io, quando avevo l’orto, era buonissimo, e infatti la collega di Rapallo era felicissima quando gliene regalavo un po’. Per fare il pesto, ovviamente.

  2. Adesso tienti forte che ti dico cosa ho visto oggi al supermercato: “Vero pesto alla genovese, fresco, senza aglio”.

  3. Ma nel pesto ce lo metti un po’ di pecorino?

    • La domanda merita una risposta completa. Fatto salvo che gli ingredienti sono: basilico freschissimo rigorosamente ligure (se non è ligure, può essere basilico buonissimo, ma nel pesto tende al sapore di menta) pinoli italiani (dovrebbero essere pisani, ma che almeno non siano cinesi) pecorino sardo stagionato e grana, aglio e olio (mi astengo dalla precisazione “extra vergine”: chi si pone il dubbio è indegno di proseguire a leggere) e sale, occorre specificare se si fa volta per volta o per costituire una scorta. Le persone normali si costituiscono la scorta, pur essendo chiaro che sarebbe meglio farlo volta per volta. Inoltre, le persone normali non usano mortaio e pestello, ma il frullatore.
      Supposto, pertanto, che si sia persone normali (è chiaro che le persone non normali sono meglio) si fa una grande scorta di basilico e di pinoli, e si frullano semplicemente con poco aglio, e con una quantità minimale di olio e sale. Il sale va dosato in funzione della presenza del pecorino, che va sempre accoppiato al grana. Ci sono due scuole di pensiero: aggiungere il formaggio al momento del consumo o metterlo prima. Se si fa il pesto per consumarlo subito, l’alternativa ovviamente non c’è. Se, invece, lo si surgela, è meglio non metterlo.
      La dose di pesto per una porzione di pasta corrisponde a due cubetti da ghiaccio. Io per due persone ne metto 5. Si può cominciare a sgelare nel microonde, completando l’opera mettendolo su un piatto sopra la pentola che bolle. Ovviamente, non deve scaldarsi troppo, perché si deve riprodurre la condizione di pesto fresco. Quando è sgelato, si aggiunge pecorino e olio, uno in funzione dell’altro: il pecorino rapprende, l’olio fluidifica. Sembrano dettagli insignificanti, ma ieri, in un ristorante, ho visto portare a un altro tavolo una sfigatissima pasta verde pallido: di pesto deve essercene tanto, e piuttosto morbido, se no è una schifezza.
      Il grana si mette sopra, già sul piatto, dopo che ciascuno ha avuto la libertà di aggiungere olio a piacere.
      Naturalmente, è eccellente la versione con fagiolini e patate cotti assieme alla pasta, come pure sono divine le lasagne con patate, fagiolini e pesto. In questo caso si mette la besciamella, nonostante i dubbi di qualcuno. Invece è da condanna alla pena capitale l’aggiunta di latte o panna alla pasta al pesto.
      P.S. Il primo che lo fa saltare in padella sarà fucilato senza processo.

  4. Qui in Alto Adige, giusto in tema di eresie, fanno la carbonara con lo speck e la panna. Ora, che si usi la pancetta dove non si trova il guanciale, passi: non è uguale ma è lo stesso tipo di roba; ma lo speck?! Quanto alla panna, quando mi è capitato di dire che proprio non ci va mi sono sentita rispondere ma anche al ristorante tale la mettono! Ho detto tesoro bello, tu ci puoi mettere anche la marmellata di fragole se ti fa piacere, ma non me la devi chiamare carbonara. Ma non credo che il messaggio sia arrivato.

    • La panna è il simbolo del degrado gastronomico degli anni 70-80 (accompagnò altri degradi). Non c’è dubbio: nella carbonara non ci va. Rimane il problema di renderla morbida, e non è problema da poco. Probabilmente, si deve aggiungere acqua di cottura al rosso d’uovo crudo.
      Anche qui, chi fa saltare in padella non merita rispetto.

  5. Quando lessi il post a suo tempo, avrei voluto segnalare un video in tema ma, non riuscendo a trovarlo, rinunciai.
    Mi ci sono imbattuto per caso oggi: http://tinyurl.com/c6hatpz

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