Chi difende gli alberi?

alberoAlbero, sostantivo maschile: come abbatterlo? Questo è un epigramma di Ennio Flaiano. Un fil rouge da studiare, quello che unisce tanti tagliaalberi in giro per il mondo. Ci sono quelli che in un colpo solo cambiano l’ecosistema di un continente (il governo brasiliano) e ci sono quelli che ci mettono più tempo, ma con risultati di sicura durata (i governatori siciliani, dai borbonici ai  sabaudi per arrivare alla Regione Autonoma. Oppure chi ha distrutto le pinete tirreniche). In realtà, l’albero è odiato in primis dai contadini, a meno che non sia officinale.  Una volta inurbati, si portano questo odio atavico in città. Qui si incontrano con gli amministratori pubblici, a volte eletti in liste “verdi”. Prendiamo Milano, dove abito da molti anni. Ha cominciato Aniasi, con la scusa di un mai realizzato tram veloce. Ha continuato Albertini, con la scusa dei famigerati parcheggi sotterranei. La Moratti ha raso al suolo il boschetto di Via Gioia, per costruire il grattacielo della regione. Rifulge nell’opera di tagliaalberi il sindaco attuale, eletto beninteso con la lista “Sinistra, Ecologia e Libertà”. Forse ne ha tagliati –e pianificato di tagliare- più lui in due anni di tutti gli altri in venti. Poi magari, in sostituzione di alberi secolari, piantano alberelli di un metro di altezza: così fanno la somma, e ti fanno vedere che il bilancio è attivo. Contro di loro si organizzano gruppi spontanei di residenti, che a volte si incatenano ai tronchi. Nessun problema: a agosto i protestatari vanno in vacanza, e al loro ritorno si trovano di fronte alla desertificazione compiuta.

Che ci siano interessi molto concreti, dietro allo scempio, è persino banale dirlo. Ed è questo, ovviamente, il fil rouge. A volte, però, il movimento di cittadini in difesa del verde assurge a simbolo di qualcosa di più ampio. Mi riferisco alle persone che, in Turchia, difendono alberi e libertà civili insieme. La signora Bonino ci ha flebilmente informato che le manifestazioni turche sono diverse da quelle della cosiddetta “primavera araba”. Grazie al cazzo: in Turchia, laici contro mozzorecchi; in Africa del Nord, mozzorecchi contro mozzorecchi.

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4 commenti to “Chi difende gli alberi?”

  1. Sbaglio o la chiave di volta del post è quel “flebilmente”?

  2. Se non ricordo male (non ho l’articolo sottomano) il “cosiddetta” è un’aggiunta tua: lei ha detto primavera e basta, cosa che mi ha provocato un robusto sussulto: che qualcuno si illudesse di una primavera i primi due giorni è perfettamente comprensibile, che qualcuno possa parlare di primavera due anni dopo, con uno stato dopo l’altro capitolato sotto la scure islamica, è proprio segno di quel culivenditismo che ho sempre visto in lei.

    • Il “cosiddetta” è certamente mio. E, certamente, il “flebilmente” è importante.
      Gli alberi tagliati sono però un mio cruccio da prima che l’islam assurgesse agli onori delle cronache nere, e che la Bonino si rivelasse la quaquaraquà che è.

  3. Credo che, spesso, non siano necessari nemmeno degli interessi concreti: si abbatte e via, poi si vede; magari poi si rifà una piazza o un marciapiede, ma ciò che conta è far vedere che si fa qualcosa. E questi sono i casi che più fanno rabbia.

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