Un Bruno Walter low-cost

walterNon so quanto tempo durano le case discografiche: penso ben poco, con questi prezzi. Vedi un po’: per una cinquantina di euro mi sono procurato 39 CD di Bruno Walter. Impossibile non correre subito al Requiem di Mozart inciso nel 1956, con la New York Pilharmonic e una eccezionale compagine canora (Irmgard Seefried, Jennie Tourel, Léopold Simoneau, William Warfield). Il più bel Requiem della storia del disco. Va menzionato almeno Simoneau, tenore mozartiano se mai ce ne fu uno (non mi risulta che questa categoria sia molto battuta dalla critica, ma invece sì, si dovrebbe battere: pensiamo a quanti Don Ottavio palliducci e castratucci ci dobbiamo sorbire).
Il Requiem di Walter è talmente proverbiale che non ne parlerei, se non fosse stato casualmente accoppiato, nello stesso CD, al Te Deum di Bruckner del 1953, con la stessa orchestra ma diversa compagnia di canto. Nel CD, il Te Deum precede il Requiem, mentre io mi aspettavo il contrario. Un meraviglioso effetto-sorpresa. La sensibilità di Walter per la musica tedesca del crepuscolo del romanticismo era profonda, e alimentata da una sua presenza costante nel giro degli intellettuali che popolarono l’area tedesca fino all’avvento del nazismo. Certo, lui si è fermato alle atmosfere di Brahms, Bruckner e Mahler, rimanendo sostanzialmente in un universo tonale, e tenendosi lontano non solo dalle avanguardie, ma anche da Richard Strauss (e da molto prima che entrassero in conflitto per motivi politici).
Il Te Deum di Walter rende tutta la potenza che Bruckner voleva impartirgli. E’ quella vis trattenuta che poi si libera inondando tutto. Magnifico.

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