Don Chisciotte in libreria

1201_quixote_01A Milano c’è una moria di librerie, che provoca retorici articoli sui giornali. Il signor Ulrico Hoepli, rampollo di una gloriosa dinastia, asserisce che l’affossatore è Amazon. Naturalmente è vero, come è vero che il personal computer ha affossato le macchine da scrivere, la fotocopiatrice ha affossato la carta carbone, il fucile ha affossato l’alabarda. Rimanendo sulle professioni, ne sono sparite centinaia nell’ultimo secolo, e alcune hanno fatto tempo a nascere e sparire in pochi decenni: per esempio, i riparatori di televisori.

L’argomento era già stato discusso anni fa sul vecchio blog, in un thread che mi pare ancora interessante. A quel tempo dicevo che era assurdo limitare per legge gli sconti sui libri, con la motivazione che questo avrebbe favorito le “piccole” librerie. Le difficoltà incontrate oggi dalla libreria Hoepli di Milano mi pare confermino quell’idea. Dicevo anche che la figura del libraio illuminato e colto, che dà preziosi consigli, è ormai scomparsa, e c’è da dubitare sia mai esistita, salvo pochissime eccezioni confinate alle grandi città.

 Io non sono contento se chiude una libreria e al suo posto apre l’ennesimo, insulso negozio di abbigliamento. O, peggio ancora, se il negozio rimane sfitto. Tuttavia, il mio dispiacere non può farmi dimenticare che anche il libraio è un intermediario. L’intermediazione, che ha un costo, è socialmente giustificata se produttore e consumatore non si possono altrimenti incontrare. Ma, anche e soprattutto, se il prodotto esiste.  Il libraio, come, per esempio il benzinaio, intermedia un bene fisico. Ma se avessi un’auto elettrica, dal benzinaio non ci andrei. Parimenti, se voglio un ebook, dal libraio non ci vado. Quanti libri cartacei saranno venduti nel 2023? E quanti giornali cartacei? I librai oggi sono difesi da sonnacchiosi giornalisti della carta stampata. Ma i giornalisti della carta stampata, chi li difenderà? E gli edicolanti?

 Io mi guardo intorno, e vedo tanta gente aggrappata alle rendite di posizione. Ma per quanto tempo?

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2 commenti to “Don Chisciotte in libreria”

  1. La mia impressione è che il fine ultimo di ogni pippotto sulla scomparsa di una professione miri all’aiuto da parte dello stato e che questo sia causa (una delle cause) di una scarsa vivacità dell’economia italiana.

    • E’ vero, però i librai sono commercianti, e non li aiuta nessuno. In questo senso, forse il concetto di rendita di posizione non è, nel loro caso, del tutto calzante. Quello che volevo dire è che gli assetti economici consolidatisi nella seconda metà del secolo scorso hanno portato una fallace idea di persistenza, che è dura a morire. In molti hanno confuso lo sviluppo economico con la solidità, e, soprattutto, hanno confuso i trend di crescita con dati statici. Se le mie vendite crescono stabilmente del 5% l’anno, non dovrei dimenticare che quello è un dato incrementale, e come tale volatile. Se lo dimentico, vuol dire che non ho un’idea di cosa sia la domanda. Ma c’è di più: non solo può cambiare la domanda, ma possono cambiare anche le modalità di distribuzione: per cui, potrei essere tagliato fuori anche in presenza di una domanda crescente. Nel caso dei libri, c’è una domanda in diminuzione, e un cambiamento del modo di distribuire.
      Conosco gente che ha aperto una libreria nuova nuova due anni fa. Capisco l’attrazione verso questo tipo di mestiere, ma anche Don Chisciotte era attratto dalle cose della cavalleria.

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