Scuola di direzione

Carlos Kleiber conducts the Orchestra of the Bavarian State Opera in Johann Strauss II’s Unter Donner und Blitz during a Japanese tour in 1986

Il gesto. Il gesto.

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13 commenti to “Scuola di direzione”

  1. scritti passati
    orali fine giugno
    peccato per l’aperitivo perduto…

  2. Zorro se la sarebbe vista brutta con lui.

    • Ogni direttore sviluppa un suo gesto, che è una forma immediata di comunicazione. Poi non tutti riescono a comunicare anche con il pubblico, come faceva lui.

      • Vale anche, si parva licet, per gli insegnanti: se la comunicazione funziona, il gesto è sufficiente a trasmettere con immediatezza il messaggio. Quando invece l’insegnante non riesce a stabilire un canale di comunicazione, l’unico effetto del gesto è quello di scatenare lo scimmiottamento da parte degli scolari.

        • Però il direttore ha solo il gesto. Ci sono le prove, è vero, ma di solito sono pochissime. Esistono codici “linguistici” ritmici e volumetrici, ma quello che si vede in questo filmato è soprattutto comunicazione intuitiva e diretta. Inoltre, il tizio sul podio deve percepire in simultanea il suono di tutti gli strumenti, e, se possibile, conoscerne la tecnica. Famoso in questo era De Sabata, che arrivava, durante l’esecuzione di un brano per grande orchestra, a correggere in itinere il timbro di un singolo esecutore che aveva lievemente sgarrato. Usando la mano.

        • Infatti ho messo l’inciso apposta… (cosa dici: sarà il caso di spiegare, per qualche visitatore, la differenza fra un inciso e un incisivo?)

        • Mah. So che i fessi qui ci vengono, anche se furtivamente. Sì, è il caso. Inciso sta a incisivo come culo sta a sassofono.
          Lui capisce.

        • Mi sembra una buona spiegazione, indeed.

  3. Sono venuta a riguardarlo – sì, ok, anche ascoltarlo – per la novantasettesima volta. Ho guardato anche altri pezzi. In certi momenti letteralmente danza. Interessante il fatto che mentre dirige il pezzo, se lo canticchia – mi verrebbe da dire che se lo ciuccia e se lo rigira in bocca – esattamente come Martha Argherich quando suona.

    • C’è da dire che, in questo caso, si tratta di un pezzo sperimentato molte volte con la stessa orchestra. In realtà, lui poteva anche non dirigere. Quando è morto Toscanini, l’orchestra della NBC ha fatto un concerto senza direttore, del quale non è rimasta la registrazione, ma pare con risultato abbastanza toscaniniano.
      Qui Kleiber, non avendo alcun problema tecnico da dirimere, può dare una esplicitazione totalmente intuitiva delle sue intenzioni. Intuitiva e spontanea, contrariamente, per esempio, agli atteggiamenti esibizionistici di un altro grande direttore .
      Poi ognuno dirige come vuole, e, a volte, come può. Per esempio, negli ultimi anni di vita Karajan aveva seri problemi fisici, per cui i movimenti delle braccia gli provocavano dolore. Sviluppò quindi al massimo il linguaggio delle mani e delle dita, abbandonando definitivamente la bacchetta (che del resto non gli era mai piaciuta molto).
      Per esempio, qui: andrebbe visto/ascoltato tutto, ma in particolare mi paiono significativi il Tuba Mirum e Rex Tremendae (dal minuto 12,08). Dal filmato si nota la guida data prima al tenore Cole (purtroppo affetto da un orribile accento americano) e al soprano Tomowa Sintow. Successivamente, all’intero coro. Esempio insigne di direzione. Peccato che il video abbia una risoluzione che allunga le figure.

      • Beh, l’esibizionismo di Bernstein arrivava a tal punto da accogliere in casa con tutti gli onori quegli attivisti neri che avevano come grido di battaglia “morte agli ebrei”. Evidentemente ci dev’essere un qualche virus portatore di coglionitudine che dilaga fra i direttori d’orchestra ebrei…
        Per quanto riguarda l’accento, una volta credevo che gli anglofoni fossero inarrivabili, finché non mi è capitato di sentire il padre nostro in latino a Parigi: patèr nostèr ki es on selìs…
        I problemi fisici di von Karajan, che non conoscevo, mi hanno finalmente permesso di capire, dopo trent’anni, il perché di questo (il ballerino scappato dalla Russia comunista, ovviamente, non c’è bisogno di dire chi rappresenta…)

  4. sei il classico ascoltatore/commentatore di rairadio3

    invidio un po’ la conoscenza del settore musicale specifico
    così come invidio quella specifica in un qualsiasi altro settore

    trattasi di scelte personali, trattasi della bellezza delle diversità

    tutto non si può essere, né diventare
    quindi attenti alle giuste compagnie: che li allarghino, gli orizzonti, non li circoscrivano!
    ciao

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